Il Fisco incassa decine miliardi in più nel 2023, e non sa spiegarsi come mai. Ve lo diciamo noi, parlando di Superbonus

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Tutti i principali quotidiani italiani stanno sparando a caratteri cubitali i dati pubblicati dalla CGIA di Mestre, osservatorio economico di tutto rispetto
 Il Fisco incassa 28 miliardi in più nei primi dieci mesi di quest’anno (+4,4%) rispetto all’analogo periodo del 2022.

Eppure le tasse non sono aumentate, anzi la pressione fiscale su famiglie e imprese è leggermente scesa: la previsione per il 2023 è del 42,5%, lo 0,2% in meno dell’anno scorso. Il maggior gettito riscosso finora è pari a 1,4 punti di Pil, ed è destinato ad aumentare di parecchi miliardi: non sono ancora conteggiati gli incassi delle scadenze fiscali di novembre e dicembre. Come si arriva a un aumento del gettito senza aumento della pressione fiscale? si chiedono tutti

Non basta dare le solite risposte generiche del tipo … È il risultato di alcuni fattori concomitanti… la moderata crescita economica avvenuta nel 2023… l’aumento dell’inflazione… Ma allora l’aumento delle accise sui carburanti, che era stato applicato per una buona parte dell’anno scorso, e per ora ridimensionato, può spiegare tutto? NO

Il Superbonus 110%

Il Superbonus 110% portava in sé degli aspetti fondamentali che avrebbero permesso a chi ci governa di realizzare la più grande riforma strutturale degli ultimi 30 anni. Anzi, se ci limitiamo alle riforme di tipo economico-finanziario, c’erano tutti i presupposti per la più grande riforma strutturale dai tempi dell’Unità d’Italia. Questo lo avevamo pubblicato già un anno fa.

L’aspetto fondamentale di questa riforma non riguardava la finalità ecologica del provvedimento, ma gli effetti del provvedimento sul bilancio dello Stato.
Per la prima volta nella storia era stato adottato un provvedimento che, strutturalmente, consentiva di non pesare negativamente sul bilancio dello Stato, pur portando molti benefici ai cittadini privati. Anzi, con opportuni accorgimenti il provvedimento avrebbe consentito di realizzare degli attivi di bilancio strutturali negli anni a venire, tali da portare ad una progressiva riduzione del debito pubblico.

L’occupazione

Oltre a questo gli effetti sull’economia reale del Paese portati dal Superbonus, anche se limitati nel tempo, hanno dimostrato tutto il potenziale di aumento strutturale dell’occupazione in Italia. Se il provvedimento fosse stato esteso anche ad altri settori dell’economia, oltre a quello rapidamente saturato dell’edilizia, si sarebbe potuti arrivare in pochi anni a creare un paio di milioni di posti di lavoro in più, necessari per ridurre sensibilmente la disoccupazione in Italia, così come si sarebbe potuto conseguire il necessario graduale aumento degli stipendi, in un paese (l’Italia) in cui gli stipendi reali sono inferiori a quelli di 20 anni fa e in cui il tasso di inflazione sta erodendo ulteriormente il potere di acquisto dei lavoratori.

La relazioni pubblicate da Nomisma ed Enea

Nomisma già l’anno scorso ha quantificato i crediti fiscali emessi a 71,8 miliardi di euro (non di spese attuali per lo Stato, ma di future minori entrate) ed ha quantificato l’impatto economico benefico sull’economia a 195,2 miliardi di euro, tale da assicurare maggiori entrate fiscali per lo Stato e da compensare largamente le minori entrate previste.

Secondo l’Enea, che stimava il costo leggermente più alto, in 76-78 miliardi, gli investimenti finanziati dallo Stato con il superbonus sarebbero stati così composti: 32,8 miliardi di euro per i condomìni, 25,2 miliardi per gli edifici unifamiliari 10,5 miliardi per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti
Se qualche avveduto politico avesse voluto leggere i numeri, avrebbe previsto che il saldo attivo dei primi rientri del Superbonus da gennaio scorso sarebbero stati straordinari, ma nessuno voleva smentire le previsioni funeste che penalizzavano la spesa enorme de Superbonus (ma che spesa? Stiamo parlando per ora solo di riduzione dei crediti fiscali negli anni a venire). Così il governo si trova con miliardi in più che non si rendeva conto che sarebbero arrivati. Ma la Cgia di Mestre, che ha funzionari veramente preparati, l’aveva già previsto, così, come Nomisma ed Enea.

Un esempio pratico, tanto per snellire l’argomento

Cito un piccolo esempio: un giovane professionista che ogni anno versa cifre molto contenute al Fisco, pur fatturando tutto nella sua piccola realtà professionale, diciamo 2-3000 euro l’anno, se l’anno scorso ha deciso di ristrutturare e rendere a norma la casetta in campagna ereditata dal nonno ha creato 60.000 euro di spesa con il superbonus 110% che hanno generato circa 11.000 euro di IVA in più versata allo Stato e circa 10-20.000 euro di tasse sugli utili versate dalle impresine locali del paesello che hanno eseguito i lavori o venduto i materiali edilizi. Questo era un lavoro piccolo, ma è giusto un esempio.

Ma le migliaia di altri contribuenti che hanno usato il superbonus 110% per somme ancora maggiori sono la spiegazione dei miliardi in più che lo Stato sta incassando. La matematica non è un’opinione, basterebbe che i nostri politici la studiassero. Povero Giorgetti, che ha fatto la Bocconi ma deve stare zitto…

Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Già nel 2021 un’analisi prodotta dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) evidenziava che il disavanzo per le casse dello Stato sarebbe stato compensato dalla generazione di Pil. Lo studio indicava come complessivamente un carattere di sostenibilità della misura sarebbe stato prevedibile in un orizzonte di 4 o 5 anni, periodo in cui, dati i precedenti, la domanda di ristrutturazioni e di efficientamento energetico degli edifici avrebbe potuto mantenersi su livelli elevati, attivando nel sistema economico ulteriori effetti di crescita.

L’impatto sociale

Da non trascurare, infine, l’impatto sociale che, sempre secondo lo studio di Nomisma, ha visto un incremento di 641.000 occupati nel settore delle costruzioni e di 351.000 occupati nei settori collegati. Nello studio di Nomisma sono stati determinati anche i relativi coefficienti di attivazione utilizzati per valutare l’impatto prodotto sul sistema economico nazionale. In particolare, “da una prima disamina è emerso che una produzione aggiuntiva di 1 mld di euro in costruzioni produce un incremento di 16.402 unità di lavoro nette e 5.800 nei comparti collegati”. Tutti questi lavoratori, precedentemente disoccupati, stanno pagando le tasse che non si erano mai sognati di pagare prima. E i miliardi in più nel settore costruzioni non sono pochi, se la stima del costo del superbonus allo Stato supera i 70 miliardi.

Le obiezioni

Non tutti sono d’accordo. “Il 110 %  è un classico esempio di helicopter money che è andato soprattutto a vantaggio delle banche e dei più abbienti. Di tutti i condomini che hanno usufruito del provvedimento, pochissimi sono quelli che si sono autofinanziati per fare i lavori. La maggior parte li ha fatti finanziare alle banche a tassi di usura. Inoltre le società di costruzioni per la forte domanda hanno potuto aumentare i prezzi , (tanto pagava Pantalone)”  obietta un nostro attento lettore.

Ma noi rispondiamo: a parte gli extraprofitti delle banche sugli interessi, cui il governo ha deciso di rinunciare, tutti gli altri profitti delle aziende sono stati regolarmente tassati, giusti o esagerati che fossero, e il risultato è questo straordinario gettito fiscale che il governo si trova come omaggio natalizio imprevisto, visto che qualcuno non legge le relazioni degli uffici studi più preparati. Inoltre è sì vero che il 25% di coloro che hanno già usufruito della misura presenta un reddito familiare più elevato della media (oltre i 3.000 euro al mese) e nel 23% dei casi è proprietario di una seconda casa, ma sono stati 1,7 milioni gli italiani con reddito medio-basso ad aver beneficiato del provvedimento da quando è stato varato a conferma del fatto che la misura ha reso possibile l’accesso alla riqualificazione profonda delle proprie unità abitative a una porzione di popolazione meno abbiente che, altrimenti, non ne avrebbe usufruito.

Altra obiezione: “l’Helicopter money ha alimentato inflazione, il deficit dello Stato e i risparmi speculativi indirizzati dai più abbienti ai propri fini e non a beneficio dei meno abbienti. E gli extra profitti delle imprese di costruzione tassati fin che vuoi al 24% non possono controbilanciare i crediti di imposta al 110 % che verranno detratti non solo dai privati, ma soprattutto dalle aziende (banche o società di engineering o imprese di costruzione) che a prezzi gonfiati hanno partecipato in qualche modo a questo regalo fiscale. Citatemi un Paese evoluto che abbia usato questo sistema barbaro per far ripartire l’economia. L’unico risultato è stato quello di far lievitare i prezzi del mercato immobiliare”.

L’inflazione

Però almeno sui numeri dobbiamo metterci d’accordo. Al di là di un picco nel 2022, l’inflazione è diminuita in Italia: secondo gli ultimi dati Istat provvisori per il mese di ottobre 2023, scende del 0,5% su base mensile (dal +5,3% di settembre) e a +1,8% su base annua. Il governo fa capire che in fondo l’inflazione praticamente non c’è, semmai è trascurabile e certamente declina. “Il calo dei prezzi dell’energia e la postura restrittiva della politica monetaria sembrano quindi favorire la convergenza dell’inflazione verso i valori giudicati coerenti con la stabilità dei prezzi”, sottolinea il Documento programmatico di bilancio, che aggiunge “la Banca centrale europea (Bce) prevede che nel 2025 il tasso di inflazione scenda a un livello grossomodo in linea con l’obiettivo del 2 per cento”.

Sul fronte dell’inflazione Prometeia prevede un ulteriore rallentamento che l’anno prossimo porterà l’indice al 2,1% e nel 2025 all’1,9%. L’inflazione di fondo rimarrà al 2,5% nel 2024 e scenderà verso il 2% solo successivamente.

Colpa del Superbonus 110% ?

Non mi sembra che il Superbonus abbia scatenato una tempesta monetaria a danno dell’Italia, come sostengono i detrattori. L’inflazione italiana segue quella europea, non è certo il Superbonus a crearla: gli altri Paesi non ce l’hanno il Superbonus, ma hanno avuto come noi aumenti nel costo dell’energia, benzina, trasporti  ecc. Questo ha portato un picco inflazionistico nel 2022, ma già ora questo fenomeno sta rientrando (qui a fianco una tavola tratta da Il Messaggero”.

Ma c’è ancora un’ultima considerazione

Non vorrei sembrare pignolo, ma l’obiezione che riguarda l’aumento dei prezzi del mercato immobiliare come risultato negativo del Superbonus, mi sembra un po’ debole. Semmai questo significa aumento del Pil: se era un giusto obiettivo del governo ecco qui un altro contributo alla buona causa. E se gli Italiani continuano a comprare case a prezzi di mercato vuol dire che i capitali stanno circolando bene. Vedremo i numeri fra un anno.