ESG e sostenibilità, le PMI entrano nel vivo del reporting: cosa cambia con le guide EFRAG C2, C3 e C7
Dal VSME europeo alle regole italiane, strumenti pratici per rendicontare (bene) senza obblighi sproporzionati
— di Massimo Pozzi Chiesa —

Perché il VSME conta (anche se è volontario)
Il VSME nasce come risposta a un paradosso: da un lato, la nuova cornice europea di sostenibilità alza l’asticella della trasparenza; dall’altro, la stragrande maggioranza del tessuto produttivo europeo è fatta di PMI non direttamente obbligate alla rendicontazione. Il rischio, senza uno standard dedicato, è duplice: pressione indiretta da clienti, banche e grandi capofiliera; assenza di criteri comuni, con richieste eterogenee e spesso incoerenti. Il VSME prova a colmare questo vuoto offrendo un linguaggio condiviso, facile e allineato ai principi europei.
Cosa dicono le guide C2, C3 e C7 (in concreto)
Le tre guide EFRAG non introducono nuovi obblighi, ma spiegano come applicare lo standard in modo pragmatico.
C2 – Strategia e modello di business
Aiuta le PMI a descrivere come la sostenibilità si integra nel modello di business, senza piani complessi o scenari macro. Focus su rischi e opportunità realmente rilevanti per l’attività.
C3 – Politiche, azioni e target
Traduce la sostenibilità in azioni misurabili, anche informali: procedure interne, iniziative ambientali, attenzione a salute e sicurezza, relazioni con il territorio. Il messaggio è chiaro: conta ciò che fai davvero, non ciò che prometti.
C7 – Catena del valore
Forse la guida più strategica: spiega come rispondere alle richieste ESG dei grandi clienti, mappando fornitori e partner senza trasformare il controllo della supply chain in un incubo amministrativo.
Nel complesso, le guide puntano a ridurre l’asimmetria informativa tra PMI e stakeholder, offrendo uno strumento spendibile sul mercato.
Il quadro normativo europeo e italiano: dove si colloca il VSME
Il VSME va letto dentro una cornice normativa più ampia:
CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive
È la direttiva UE che ha esteso e rafforzato l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità per le grandi imprese. Le PMI non quotate restano fuori dall’obbligo, ma sono coinvolte indirettamente dalla catena del valore.
ESRS – European Sustainability Reporting Standards
Sono gli standard obbligatori per chi rientra nella CSRD. Il VSME è coerente ma semplificato, pensato come “ponte” tra PMI e grandi imprese.
In Italia, la CSRD è stata recepita con il D.lgs. 125/2024, che ha modificato il D.lgs. 254/2016 sulla dichiarazione non finanziaria. Anche qui il messaggio è netto: le PMI non obbligate non devono redigere la DNF, ma sono sempre più spesso chiamate a fornire dati ESG a clienti, banche e investitori.
Il VSME diventa quindi uno strumento di autodifesa regolatoria: consente alle PMI di rispondere in modo strutturato e coerente, senza reinventare il reporting ogni volta.
Perché conviene alle PMI (oltre la compliance)
Secondo analisti e associazioni di categoria, il valore del VSME non è solo normativo. Un reporting volontario ben fatto può migliorare il dialogo con il sistema bancario, soprattutto in ottica rating e credito; rafforzare il posizionamento nelle catene di fornitura europee; ridurre il rischio di richieste ESG frammentate e ridondanti; preparare l’impresa a future estensioni regolatorie, senza corse dell’ultimo minuto.
Un cambio di passo culturale
Le guide C2, C3 e C7 segnano un passaggio importante: la sostenibilità non viene più presentata alle PMI come un obbligo “in arrivo”, ma come una competenza da governare. Il VSME non chiede alle piccole imprese di diventare multinazionali della rendicontazione. Chiede, più realisticamente, di sapere cosa fanno, perché lo fanno e come lo misurano. In un contesto europeo in cui la trasparenza ESG è ormai parte integrante delle regole del gioco, questo approccio potrebbe fare la differenza tra chi subisce il cambiamento e chi lo usa come leva competitiva.
Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it
Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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