L’attacco degli USA al Venezuela e la reazione europea: tra diritto internazionale e scetticismo politico

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L’attacco militare degli Stati Uniti in Venezuela, con conseguente cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores nella notte del 3 gennaio 2026, ha generato uno dei momenti più controversi nella politica internazionale recente, avviando un dibattito globale sulla legittimità dell’uso della forza, la sovranità nazionale e l’ordine multilaterale post-Seconda guerra mondiale. Come riporta The Guardian The UN secretary general, António Guterres, said the action by the US sets a “dangerous precedent”, a spokesperson said. “The secretary general continues to emphasise the importance of full respect – by all – of international law, including the UN charter. He’s deeply concerned that the rules of international law have not been respected,” UN spokesperson Stéphan Dujarric said.

Stando alle ricostruzioni giornalistiche come quella pubblicata su The Times, l’operazione, battezzata dagli Usa Operation Absolute Resolve, oltre alla dimensione militare, ha rilanciato tensioni strategiche con i partner globali di Caracas, come Russia, Cina, Brasile e Messico, mentre Americani ed Europei osservano con posizioni ufficiali molto distanti.

In questo quadro, le dichiarazioni della alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, e della commissaria europea Teresa Ribera (anche se il suo ruolo principale è sui temi di transizione e clima) hanno catalizzato l’attenzione internazionale per il loro richiamo alla centralità del diritto internazionale come unico strumento legittimo per la gestione di crisi tra Stati.

L’appello europeo: legge internazionale e principio di non-uso della forza

Kaja Kallas ha scritto sui social media che “in ogni circostanza i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati”, aggiungendo “chiediamo moderazione” e sottolineando come l’UE abbia più volte affermato che il governo Maduro “mancava di legittimità” ma che qualsiasi transizione deve essere pacifica e conforme alle regole internazionali.

Nelle loro dichiarazioni, altri leader europei hanno ribadito concetti analoghi. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, pur non riconoscendo il regime Maduro, ha definito l’intervento militare statunitense una violazione del diritto internazionale e ha chiesto de-escalation e rispetto della Carta ONU. Anche la Germania ha sollecitato una soluzione politica della crisi, il rispetto del diritto internazionale e l’evitare escalation militari, sottolineando l’importanza del coinvolgimento diplomatico.

L’enfasi sulla regole basate sul diritto internazionale è stata ripresa anche in ambiti più politici: gruppi e partiti europei come i Verdi europei hanno definito l’intervento una violazione della legge internazionale, chiedendo che una transizione democratica venezuelana sia guidata dal popolo venezuelano stesso, senza imposizioni esterne. E leader della sinistra europea hanno parlato esplicitamente di aggressione imperialista da parte degli USA.

Oltre Bruxelles: posizioni divergenti nell’Unione e oltre l’Atlantico

La risposta europea non è stata ovunque univoca, evidenziando le tensioni politiche interne all’Unione stessa. In Germania, diversi partiti hanno offerto interpretazioni divergenti: mentre esponenti del CDU/CSU hanno accolto con cauta soddisfazione la fine del regime di Maduro, forze come i Verdi e la Sinistra tedesca hanno condannato la mossa statunitense come un attacco alla sovranità di uno Stato indipendente.

Anche leader nazionali extra-UE si sono espressi con toni forti. Il presidente argentino Javier Milei, ad esempio, ha celebrato la cattura di Maduro come un progresso verso la libertà, mentre Paesi come Messico, Brasile, Cile e Colombia hanno condannato l’intervento come una seria minaccia alla stabilità regionale e alla sovranità nazionale.

Dal fronte internazionale, il Segretario generale dell’ONU António Guterres ha espresso profonda preoccupazione per l’uso della forza, definendo l’operazione una possibile violazione della Carta delle Nazioni Unite e un pericoloso precedente per la comunità internazionale.

Un crocevia per la politica estera europea

Il caso Venezuela ha spinto l’Unione Europea a ribadire, nei fatti e nel linguaggio diplomatico, la propria interpretazione di un ordine internazionale basato sulle regole e sulla Carta ONU come fondamento della cooperazione tra Stati. La posizione di figure come Kaja Kallas e gli altri rappresentanti europei rispecchia una visione che cerca di bilanciare condanna di governi autoritari (come quello di Maduro secondo Bruxelles) e rispetto rigoroso del diritto internazionale, contrapponendosi all’uso unilaterale della forza da parte delle grandi potenze.

Resta però aperta la sfida politica: come conciliare la difesa dei diritti umani e della democrazia con un ordine mondiale che non tolleri gli interventi militari non autorizzati. La crisi venezuelana potrebbe diventare un banco di prova per l’UE e per le sue capacità di promuovere soluzioni politiche, multilaterali e sostenibili, proprio nel momento in cui la competizione tra grandi potenze si fa più aspra e i modelli di governance internazionale vengono messi alla prova.