Robot umanoidi, la Cina prova lo “sprint industriale”: portarli dalla demo alla produzione di massa

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Tra supply chain, politiche pubbliche e fabbriche “pilota”, Pechino punta all’utilità reale, ma sicurezza e costi restano il vero ostacolo

Nel racconto internazionale degli ultimi mesi, la notizia non è più che la Cina stia costruendo robot umanoidi “che ballano”, ma che stia tentando la transizione più difficile: portarli dalla demo alla produzione di massa.

È qui che Pechino vuole replicare la traiettoria vista in altri settori (dalle batterie all’EV): compressione dei costi, standardizzazione, volumi. La Reuters già a maggio 2025 evidenziava il vantaggio competitivo cinese nella catena di fornitura completa, che può abbattere il costo di produzione degli umanoidi e accelerarne l’adozione in fabbrica.

Il punto, però, è cosa significhi “massa” in un mercato ancora giovane. Il segnale che la Cina stia forzando l’acceleratore arriva anche dalla cronaca: Reuters ha riportato che l’obiettivo politico-industriale non è tanto sostituire immediatamente i lavoratori, quanto aumentare produttività e coprire mansioni pericolose o poco desiderate, spingendo l’uso in ambienti controllati come la manifattura. In parallelo, la stampa economica e di settore racconta i primi “lotti” e consegne in ambito industriale: questo è il passaggio che conta, perché implica linee produttive, componentistica ripetibile, manutenzione e integrazione nei processi.

Il confronto con Tesla

Sul fronte occidentale, la sfida è inevitabilmente letta come un confronto con Tesla e, più in generale, con la leadership tecnologica Usa. Tesla ha indicato più volte una traiettoria di crescita per Optimus (prima impiego interno, poi diffusione più ampia), ma il percorso è esposto a vincoli geopolitici e di supply chain: Reuters ha riferito nel 2025 che Elon Musk ha collegato la produzione di Optimus anche alle restrizioni cinesi sull’export di magneti di terre rare, un promemoria molto concreto di quanto la “guerra dei componenti” possa pesare sulla robotica tanto quanto sull’auto elettrica.

La stampa internazionale, però, non è tutta allineata su una narrativa trionfalistica per la Cina. The Economist ha avvertito che la corsa agli umanoidi si intensificherà, ma l’adozione su larga scala dipenderà da nodi difficili: sicurezza, affidabilità in ambienti non strutturati, responsabilità legale e soprattutto utilità economica rispetto alle alternative (robot industriali tradizionali o automazione non umanoide). Il Wall Street Journal ha insistito su un punto simile: molte aziende che sviluppano umanoidi ammettono che, nonostante gli investimenti, questi sistemi non sono ancora “general-purpose” e spesso faticano a svolgere compiti davvero produttivi senza supervisione.

Aspettativa finanziaria e realtà industriale

Eppure, la Cina sembra avere due carte che l’Occidente fatica a eguagliare contemporaneamente. La prima è la capacità di “industrializzare” rapidamente: una struttura manifatturiera capillare, un ecosistema di fornitori e una pressione competitiva domestica che spinge a ridurre i costi. La seconda è la spinta politica: think tank e analisti segnalano un orientamento nazionale verso l’“embodied AI”, l’intelligenza artificiale che entra nei corpi robotici e nei sistemi fisici, con l’emersione di campioni nazionali nel settore. Il rischio, però, è quello tipico delle corse “a tema”: l’aspettativa finanziaria può correre più veloce della realtà industriale. Bloomberg ha riportato anche timori di eccesso di entusiasmo e valutazioni, con investitori che iniziano a chiedere prove di ricavi, ordini e margini, non solo video virali.

In sintesi, l’accelerazione cinese sugli umanoidi è credibile nella parte che la Cina storicamente sa fare meglio: portare una tecnologia complessa verso volumi e prezzi più competitivi. Ma la “sfida a Tesla e agli Usa” si giocherà su tre indicatori molto meno spettacolarizzabili: quante ore lavorate senza guasti in un impianto reale, quanto costa davvero un robot (acquisto + manutenzione + software) rispetto a un’alternativa, e quanto rapidamente le norme su sicurezza e responsabilità permetteranno di spostarli dalla fabbrica a contesti pubblici o domestici. Se questi tre numeri non tornano, la corsa resterà una vetrina. Se tornano, la Cina potrebbe trasformare gli umanoidi nel prossimo mercato “di scala”, cioà un mercato in cui la crescita dei volumi produttivi riduce drasticamente i costi unitari, rendendo il prodotto economicamente sostenibile, diffuso e competitivo. È il passaggio decisivo da tecnologia promettente a industria vera come avvenuto per l’auto elettrica.