Immigrati irregolari: la Spagna in controtendenza approva una maxisanatoria

Lapo Mazza Fontana -

— di Lapo Mazza Fontana

Madrid contro tutti: ottusità o lungimiranza?

In un momento in cui l’Europa discute di muri e restrizioni, la Spagna di Pedro Sánchez sceglie una strada opposta, puntando su integrazione ed economia. Con l’approvazione di un nuovo decreto reale, il governo di Madrid ha dato il via a una regolarizzazione massiccia che coinvolgerà circa 500.000 persone.

Ecco un’analisi dei punti chiave di questa riforma e delle ragioni che hanno spinto l’esecutivo verso questa decisione storica con la sanatoria per mezzo milione di invisibili

Il Consiglio dei Ministri spagnolo ha varato una riforma del regolamento sugli stranieri che promette di cambiare il volto sociale ed economico del Paese. Non si tratta solo di una misura umanitaria, ma di una strategia calcolata per rispondere alle sfide demografiche e alle necessità del mercato del lavoro.

Chi può accedere alla regolarizzazione?


La nuova normativa si rivolge agli stranieri che si trovano già sul territorio spagnolo in condizione di irregolarità. I criteri principali stabiliti dal decreto includono:

Data di ingresso: Bisogna essere arrivati in Spagna prima del 31 dicembre 2025.

Permanenza minima: È necessario dimostrare una presenza continuativa nel Paese di almeno cinque mesi al momento della domanda.

Fedina penale: Il richiedente non deve avere precedenti penali né in Spagna né nei Paesi di origine.

Tempi: Le domande potranno essere presentate in una finestra temporale che va da aprile a fine giugno 2026.

I cinque percorsi del radicamento (Arraigo)


La riforma semplifica i meccanismi di ottenimento del permesso di soggiorno attraverso cinque tipologie di radicamento:

Sociale: Per chi ha legami familiari o sociali accertati.

Socio-lavorativo: Legato a un contratto di lavoro o a una proposta d’impiego.

Socio-formativo: Per chi intende intraprendere percorsi di formazione professionale in settori con carenza di manodopera.

Familiare: Per i parenti di cittadini spagnoli o residenti legali.

Seconda opportunità: Per chi aveva un permesso e lo ha perso per motivi amministrativi.

Perché Sánchez ha scelto questa rotta?

Mentre nazioni come l’Italia e l’Olanda stringono le maglie dell’accoglienza, Sánchez ha rivendicato con orgoglio il modello spagnolo. La Ministra dell’Inclusione, Elma Saiz, ha definito il provvedimento come un atto di realismo economico: la Spagna ha bisogno di circa 250.000-300.000 nuovi lavoratori stranieri all’anno per sostenere il proprio sistema di welfare e mantenere la crescita del PIL.


Il governo stima dunque che la regolarizzazione possa generare un gettito fiscale aggiuntivo considerevole, trasformando lavoratori in nero in contribuenti attivi che versano contributi alla previdenza sociale.

Le reazioni: un Paese polarizzato

Nonostante il sostegno di oltre 700.000 firme di cittadini e di numerose organizzazioni (inclusa la Chiesa cattolica), l’opposizione è sul piede di guerra. Il Partito Popolare (PP) accusa il governo di alimentare un effetto chiamata che potrebbe attirare nuovi flussi irregolari.


Vox, il partito di estrema destra, parla apertamente di una minaccia alla sicurezza e ai servizi pubblici, promettendo battaglia contro quello che definisce un premio all’illegalità.


In una vera e propria scommessa sul futuro con questa mossa la Spagna si posiziona come il laboratorio d’Europa per una gestione migratoria pragmatica. Se il piano funzionerà, Madrid potrebbe dimostrare che l’integrazione legale è la risposta più efficace sia contro lo sfruttamento lavorativo sia per la tenuta dei conti pubblici. Ma la questione della SOSTITUZIONE ETNICA, che visti i numeri della immigrazione in Europa NON è una baggianata di propaganda delle eurodestre o peggio dei MAGA americani, resta sul piatto, invariata. O forse peggiorata?