Protezione dati personali: stretta su AI, Smart Working e dati sanitari. 6 italiani su 10 non conoscono il GDPR
Controlli rafforzati e sanzioni fino al 4%. La non conformità diventa un rischio economico concreto

Le multe sono ormai una realtà consolidata, ma la conoscenza delle regole resta limitata. A sette anni dall’entrata in vigore del GDPR, il Regolamento europeo che disciplina la protezione dei dati personali, la distanza tra l’intensità dei controlli e la consapevolezza di cittadini e imprese appare ancora evidente. In Italia solo il 37% delle persone dichiara di conoscere il GDPR e appena il 29% sa come esercitare i diritti previsti dalla normativa, come l’accesso o la cancellazione dei propri dati (Pulsee Luce e Gas Index – NielsenIQ).
Il quadro che emerge è quello di una normativa sempre più applicata, ma non ancora pienamente interiorizzata. “Il GDPR in Italia oggi funziona per paura, non per cultura”, osserva Daniele Bianco, CEO di My Agile Privacy. “Abbiamo una normativa avanzata, ma il 56% degli italiani accetta informative e cookie senza leggerle. I cittadini vogliono protezione, ma le aziende spesso rispondono con burocrazia: il mercato della privacy è ancora tutto da conquistare”.
Controlli e multe: cosa sta cambiando davvero
A rendere la privacy un tema centrale è stata l’applicazione concreta delle regole. In Europa le multe hanno superato i 6 miliardi di euro con oltre 2.560 sanzioni (GDPR Enforcement Tracker). L’Italia è tra i Paesi più coinvolti: dal 2018 sono stati adottati circa 400 provvedimenti per un totale di 266 milioni di euro (Enforcement Tracker). Solo nel 2024 il Garante ha emanato 835 provvedimenti, di cui 468 con sanzioni, mentre le notifiche di violazioni (data breach) hanno raggiunto quota 2.204 (Relazione annuale Garante Privacy 2024).
Questo scenario obbliga le imprese a una rapida presa di coscienza. “Una sanzione GDPR non è solo un costo immediato, è un effetto domino”, spiega Bianco. “Tra costi legali, tecnici e danno reputazionale — le sanzioni sono pubbliche — il rischio è una voce di bilancio che può far saltare i conti di una media impresa. Non è più ‘se’ arriverà l’ispezione, ma ‘quando'”.
Lacune evidenti: diritti, informative e Dark Pattern
Nonostante l’attenzione, persistono criticità nei meccanismi di consenso. Solo il 13% degli italiani legge integralmente le informative, mentre il 56% accetta le condizioni senza reale comprensione (Pulsee Luce e Gas Index – NielsenIQ). A questo si aggiungono i cosiddetti dark pattern: il 37% delle piattaforme e-commerce utilizza ancora interfacce che rendono difficile rifiutare i cookie (Garante Privacy).
“Un banner etico costruisce fiducia che si traduce in fatturato”, sottolinea Bianco. “Enormi bottoni ‘Accetta tutto’ e quelli ‘Rifiuta’ quasi nascosti, sono consensi invalidi e commercialmente distruttivi. Chi rende facile l’esercizio dei diritti dimostra di non aver nulla da nascondere”.
Il 2026 e il nuovo piano ispettivo
Il 2026 rappresenta un passaggio chiave. Con il nuovo piano ispettivo, il Garante rafforzerà i controlli su tre ambiti sensibili: Intelligenza Artificiale e algoritmi, monitoraggio dei lavoratori in Smart Working e gestione dei dati sanitari (Garante Privacy). Il GDPR prevede sanzioni fino al 4% del fatturato globale annuo (Regolamento UE 2016/679, art. 83), rendendo la non conformità un rischio economico concreto.
“La sfida non è solo evitare sanzioni, ma superare una gestione meramente formale”, conclude Bianco. “Il 69% dei consumatori considera il trattamento dei dati determinante nella scelta di un servizio. Chi aspetta il controllo del Garante ha già perso; chi, invece, anticipa la trasparenza costruisce un vantaggio competitivo reale sui propri concorrenti. L’obbiettivo è trasformare l’obbligo normativo in un pilastro della reputazione e in un asset competitivo per il mercato”.




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