“Risparmio e investimenti nelle aree periferiche”: orientamenti comportamentali dei risparmiatori nelle aree interne italiane
Prime anticipazioni dello studio di Quaderni di Biblioteca della libertà

Lo studio Risparmio e investimenti nelle aree periferiche, coordinato da Giampaolo Vitali e Giuseppe Russo e pubblicato nel Quaderno n. 5 della collana Quaderni di Biblioteca della libertà, cofinanziato dal Fondo per la ricerca in campo economico e sociale (FRES) del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) per le annualità 2021‑2022, offre una prima mappatura empirica e concettuale del comportamento dei risparmiatori residenti nelle cosiddette “aree interne” italiane — territori classificati come periferici in base alla distanza dai principali servizi essenziali secondo la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI).

Un profilo socio‑economico delle aree interne e dei risparmiatori
La ricerca si fonda su un campione eterogeneo per età, titolo di studio e condizione professionale, raccolto attraverso interviste CAPI (Computer‑Aided Personal Interviews), che consente di delineare alcune caratteristiche strutturali della popolazione delle aree periferiche.
Reddito e risparmio: nelle aree interne il reddito medio dichiarato dai partecipanti è in generale inferiore rispetto a poli urbani e città intermedie, ma la percezione di tranquillità economica è sorprendentemente elevata (circa il 93% degli intervistati nelle aree interne giudica sufficiente il proprio reddito attuale). Ciò suggerisce che, nonostante un livello di reddito più basso, i residenti mostrano aspettative di benessere stabili o non direttamente correlate al reddito assoluto.
Propensione al risparmio: un’ampia porzione degli intervistati nelle aree interne dichiara di risparmiare una quota significativa del proprio reddito, con la casa come principale obiettivo di risparmio. Questo dato indica che per molti risparmiatori il risparmio ha una funzione protettiva e previdenziale, più che speculativa.
Aspettative future: analisi preliminari sulle aspettative a 12‑18 mesi rivelano un maggiore ottimismo sulla situazione economica nelle aree interne rispetto alle città urbane, sebbene permangano incertezza circa reddito e consumi. Questo potrebbe riflettere un effetto di “soddisfazione relativa”, in cui la qualità della vita o costi più contenuti compensano le minori opportunità economiche.
Scelte di investimento e propensione al rischio
Un altro risultato significativo riguarda le strategie di investimento e la propensione al rischio. Anche se l’investimento immobiliare rimane predominante, soprattutto per la casa principale, la diversificazione finanziaria risulta più contenuta nelle aree interne rispetto ai poli urbani. Ciò si riflette in una concentrazione di investimenti in forme percepite come più sicure o tradizionali, con una minor quota destinata a strumenti finanziari più complessi.
La propensione al rischio, misurata tramite scale auto‑riferite, risulta in media inferiore nelle aree interne rispetto alle città più grandi, in linea con la letteratura che associa maggiore avversione al rischio a contesti socio‑economici meno dinamici.
Cultura finanziaria e strumenti previdenziali
Lo studio documenta inoltre come la competenza finanziaria diffusa tra i risparmiatori delle aree interne sia spesso limitata: la conoscenza di strumenti finanziari di base e dei trade‑off rischio/rendimento è più bassa rispetto alle altre aree, anche se non mancano segmenti che dimostrano una buona familiarità con concetti finanziari fondamentali.
La sottoscrizione di prodotti assicurativi e previdenziali tende a essere inferiore rispetto alle aree urbane, pur con situazioni differenziate all’interno del campione. Questo elemento indica una possibile sottoutilizzazione di strumenti di copertura del rischio individuale, potenzialmente aggravata da barriere di accesso informative o percettive.
Investimento immobiliare: evidenze preliminari
Particolare attenzione è dedicata all’investimento nel mercato immobiliare, che, pur restando ampiamente legato alla funzione residenziale, evidenzia dinamiche specifiche per i residenti nelle aree periferiche. La casa rimane l’asset preferito, ma l’intensità e la frequenza delle decisioni di investimento in immobili e la propensione a investire in futuro sono influenzate negativamente dalla condizione periferica. Studi statistici paralleli indicano che vivere in aree periferiche riduce la probabilità di investimento immobiliare rispetto alle aree non periferiche, suggerendo un legame tra localizzazione geografica e scelte di allocazione del risparmio.

Prime conclusioni e linee di riflessione
Le anticipazioni dallo studio mostrano un quadro complesso e sfaccettato del comportamento dei risparmiatori nelle aree interne italiane.
Maggiore propensione al risparmio rispetto ad altre aree, anche se spesso orientata verso finalità “protettive” come l’abitazione. Una certa stabilità delle aspettative economiche, nonostante redditi più bassi. Limitata diversificazione negli investimenti finanziari, con una forte preferenza per asset tradizionali. Cultura finanziaria ancora debole, con implicazioni su decisioni di investimento e utilizzo di strumenti previdenziali.
Questi risultati preliminari, che verranno approfonditi nella presentazione pubblica dello studio prevista a Torino il 13 febbraio 2026, suggeriscono la necessità di politiche mirate che considerino specificità territoriali e migliorino l’educazione finanziaria e l’accesso a strumenti di investimento più diversificati per le popolazioni periferiche.




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