AfD il grande spauracchio

-

Soprattutto spauracchio della finta sinistra: dai professori universitari euroscettici al babau pseudonazi

L’ascesa di Alternative für Deutschland (AfD: e si pronuncia ALTERNATIFE FÜR, non ALTERNATIV alla inglese maccheronico; è appunto tedesco) rappresenta dall’origine una delle trasformazioni più radicali nel panorama politico europeo contemporaneo. Quello che era nato come un gruppo di accademici critici verso l’Euro si è evoluto nel tempo in una forza di destra forse anche ultranazionalista capace di sovvertire gli equilibri politici della prima economia del vecchio continente. La recente ed eclatante vittoria nelle elezioni regionali nella Sachsen-Anhalt, vittoria che ha letteralmente umiliato la attuale coalizione di governo e il cancelliere Merz (ormai percepito in Germania come il politico in rapido odore di pubblici fischi crescenti) segna uno spartiacque storico e proietta l’ombra della vera destra sulle prossime consultazioni politiche nazionali. Una vera destra che ovviamente non ha granché a che fare con le fanfaronate delle sinistrucole che vedono fascisti anche nella pasta e ceci, ma che comunque ha nel proprio programma propositi piuttosto bellicosi, primo tra tutti il ritorno alla tutela dei tedeschi anche tramite i progetti di remigrazione. Ma da dove viene AfD?

Dalla protesta contro l’Euro alla svolta sovranista

Fondato nel febbraio del 2013 da un gruppo di economisti e professori universitari guidati da Bernd Lucke, il partito Alternative für Deutschland nasce originariamente come risposta tecnocratica ed euroscettica alla gestione della crisi dei debiti sovrani nell’Eurozona. La proposta iniziale si concentrava sull’uscita programmata della Germania dalla moneta unica e sul ritorno al Marco tedesco. Ma il punto di svolta decisivo avviene nel 2015, in coincidenza con la crisi migratoria europea e la politica delle porte aperte promossa dall’allora cancelliera Angela Merkel. La componente nazionalista e conservatrice del partito prende progressivamente il sopravvento, spingendo i fondatori liberali all’uscita. AfD riorienta la propria agenda politica focalizzandosi sulla difesa della identità nazionale, sulla sicurezza sociale, sul contrasto all’immigrazione di massa, sulla ripresa dei rapporti commerciali e soprattutto delle forniture energetiche con la Russia, entrando per la prima volta al Bundestag nel 2017 e consolidando la propria presenza alle consultazioni successive.

Il terremoto in Sassonia e il consolidamento nell’Est

Il percorso di crescita elettorale ha trovato il suo epicentro nei Laender orientali (si pronuncia LENDER al plurale, mentre il singolare LAND si legge LAND e non LEND, come se fosse un inglese malaticcio) ovvero la ex DDR, un tempo separata dalla Repubblica Federale. I recenti successi nelle regioni dell’Est, con il colpaccio in Sassonia-Anhalt (dove il partito ha raggiunto il 43,8 per cento dei voti) confermano AfD come prima forza assoluta dell’area. Altro che “schockiert” (scioccato), come ha detto Merz: trattasi di vero e proprio calcio nelle pudenda all’establishment eurocorrotto rappresentato dalle caste dirigenti che stanno portando tutta Europa nel baratro. Ma soprattutto un possibile de profundis alle disgustose finte sinistre (modello PD italiota) con il comizio in piazzetta a sinistra e il portafoglio stabilmente rifornito dai padroni del vapore.

Una prospettiva politica nuova o vecchia?

Guidato da figure della linea sovranista come Ulrich Siegmund sul territorio e supportato dai vertici nazionali Alice Weidel e Tino Chrupalla, il partito ha intercettato un profondo malcontento legato al divario economico ed etico-sociale tra Ovest ed Est. La campagna incentrata sulla stretta migratoria, sulla sovranità energetica e sulla contrarietà alle sanzioni e all’invio di armi nei contesti di conflitto estero, soprattutto in Ucraina, contro la cieca e irresponsabile frenesia bellicista per sostenere ad oltranza un personaggio da operetta come Zelenskji, ha polarizzato l’elettorato, portando a un’affluenza record e relegando i partiti tradizionali di governo e l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) a risultati da Pronto Soccorso.

Proiezioni probabilistiche verso le prossime elezioni nazionali

In vista delle prossime elezioni politiche nazionali per il rinnovo del Bundestag, le proiezioni statistiche e i dati dei sondaggi indicano scenari decisamente inediti per la tradizionale ma probabilmente relegata a ricordo stabilità politica tedesca.
Consolidamento del consenso elettorale: su scala nazionale AfD si attesta costantemente tra il 20% e il 22% delle preferenze, posizionandosi come seconda o prima forza politica del Paese in stretta competizione con la CDU/CSU.
Tenuta del “cordone sanitario”: la probabilità che AfD possa accedere al governo federale rimane storicamente contenuta a causa del cosiddetto “Brandmauer” (muro di protezione); l’impegno di tutte le altre forze politiche tradizionali a rifiutare alleanze o coalizioni con l’ultradestra (se poi AfD possa in realtà essere considerata tale, e francamente la cosa è parecchio discutibile).
Rischio di stallo istituzionale: un risultato superiore al 20% su base nazionale aumenterebbe significativamente la probabilità di un parlamento altamente frammentato. Ciò costringerebbe i partiti moderati a formare coalizioni eterogenee e instabili pur di garantire una maggioranza, aumentando il peso politico di AfD come forza di blocco e di opposizione guidante nel dibattito parlamentare.

Il risultato finale? Lo schiaffo in faccia alle pseudosinistre svendute al peggiore capitalismo

Al di là delle fluttuazioni elettorali il punto resta un altro: dopo decenni di gioco delle tre carte, di truffe, di propaganda spesso da quattro soldi e di vere e proprie prese in giro, tra cui non ultime le fesserie wokiste et similia da parte dell’imperante sedicente centrosinistra, l’elettorato tedesco (ed europeo in generale) pare finalmente orientato verso proposte di maggior buon senso, anche se ovviamente il dubbio (o la certezza, come il clamoroso fallimento di Giorgia Meloni dimostra oltre ogni ragionevole dubbio di perfetto deficiente, anche se resterà in piedi proprio grazie alla italoversione della AfD (Vannacci) che anche quella delle eurodestre sia la ennesima fanfaronata destinata a farsi comprare prontacassa una volta arrivati al soglio pontificio. Ma questo lo vedremo.

Nel frattempo forse una piccola certezza, almeno in Germania: i fischi per strada al cancelliere Merz e i voti alla pur stramba Alice Weidel. Certamente se il fulcro dell’euromarciume rappresentato dalla attuale leading class soprattutto tedesca, a Berlino e a Bruxelles dovesse cadere qualcosa potrebbe cambiare. A partire da una vera trattativa di pace con la Russia, dal rendersi conto che a Washington impera apparentemente un Caligola, ma che non è eterno, anzi ha gli anni, politici ed anche anagrafici letteralmente contati e soprattutto che la era Monti-Draghi-von der Leyen è un incubo che va seppellito il prima possibile, anche a costo di farlo tramite gente spesso imbarazzante o con agende tendenzialmente estremiste, ma che in confronto ai danni terribili che hanno imposto i draghistani potrebbero persino risultare balsamiche. Vedremo. In Germania, in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Italia.

Le notizie più lette su LaMiaFinanza

#1
FINANZA
Cassazione: la pensione di reversibilità non può passare una seconda volta
di Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭
#2
NEWS
Poste Italiane e TIM scivolano in borsa. Settimana decisiva per l’Opas. Mercato cauto, ecco perché
di Carolina Bergamaschi
#3
NEWS
Blocco diesel Euro 5, stop dal 1° ottobre. Le Regioni coinvolte: restrizioni e misure alternative
di Carolina Bergamaschi
#4
FINANZA
Intesa Sanpaolo attende il sì dei soci all’Opas su Mps
di Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭
#5
MOTORI
Nel mondo del lusso, ma non solo. Il Made in Italy di Ferretti Group
di Trendiest Media Agenzia di Stampa - Partner Contributor
Le altre notizie più lette
Datamoney✨ Classifica generata dalla Agentic AI (REDAZIONE AI) di Datamoney.ch
Lapo Mazza Fontana Avatar

Lapo Mazza Fontana

Guest Contributor LamiaFinanza.it

Con una decennale esperienza nei settori di analisi politica interna ed internazionale, analisi militare e geostrategica, ha diretto testate nel settore Automotive e Arti marziali/Sport da combattimento.
Dopo la pubblicazione di romanzi e saggi storici per le maggiori case editrici italiane e la collaborazione con alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane ed europee, tra cui La Voce di Montanelli, il ViviMilano del Corriere della Sera, l'International Herald Tribune e il The Guardian, oggi la sua carriera è caratterizzata dal focus per l'impatto della tecnologia in generale, della robotica e dell'Intelligenza Artificiale sul settore militare, sui mercati internazionali e sulla società occidentale nel suo complesso.

Areas of Expertise: Internationl, automotive, geopolitics
Fact Checked & Editorial Guidelines
Reviewed by: Subject Matter Experts