La Bulgaria verso l’euro. Per Christine Lagarde è “un potente simbolo per l’Europa”
Tra integrazione politica, stabilità economica e messaggi geopolitici, l’ingresso di Sòfia nell’eurozona va oltre gli aspetti monetari
Quando Christine Lagarde afferma che l’ingresso della Bulgaria nell’euro rappresenta “un potente simbolo per l’Europa”, il messaggio va ben oltre la dimensione tecnica della convergenza monetaria. È un’affermazione che parla di coesione politica, credibilità istituzionale e tenuta del progetto europeo in una fase storica segnata da una guerra ai confini dell’UE, dalla competizione globale e dalle crescenti spinte centrifughe interne.

La Bulgaria è sulla traiettoria finale per adottare l’euro nel 2026, dopo anni di attesa e un percorso complesso fatto di riforme, stabilizzazione macroeconomica e adesione al meccanismo di cambio ERM II. Per Lagarde, come ha sottolineato in recenti dichiarazioni riprese dalla stampa internazionale, l’adesione di Sofia dimostra che l’euro resta attrattivo e continua a esercitare una forza di integrazione reale, anche in un’Unione a 27 spesso descritta come divisa.
Un segnale politico prima ancora che monetario
Secondo i commenti raccolti da Reuters, l’ingresso della Bulgaria nell’eurozona viene letto come un segnale di resilienza del progetto europeo. In un momento in cui l’UE è “sotto pressione” dalla guerra in Ucraina alle tensioni con gli Stati Uniti, fino alla competizione sistemica con la Cina, l’allargamento dell’area euro rafforza l’idea di una realtà capace di attrarre nuovi membri e consolidare regole comuni.
Il Financial Times sottolinea come l’adozione dell’euro da parte di Sofia abbia anche un valore geopolitico: la Bulgaria, Paese storicamente esposto all’influenza russa e collocato in una regione strategica dei Balcani, diviene così ancora più saldamente legato all’economia e all’architettura europea. In questo senso, l’euro non è solo una valuta, ma uno strumento di allineamento strategico.
I benefici economici: stabilità e investimenti, ma senza illusioni
Dal punto di vista economico, gli osservatori internazionali restano prudenti ma complessivamente positivi. Bloomberg evidenzia che l’ingresso nell’euro potrebbe ridurre il rischio Paese, abbassare i costi di finanziamento e aumentare l’attrattività per gli investimenti esteri, soprattutto in settori come manifattura, servizi e infrastrutture. La Bulgaria, che già mantiene il lev ancorato all’euro attraverso un currency board, vive di fatto da anni con una politica monetaria “importata” dalla BCE.
Tuttavia, diversi commentatori tra cui analisti citati da Politico Europe ricordano che l’euro non è una panacea. Le sfide strutturali restano: redditi bassi rispetto alla media UE, disuguaglianze regionali, fragilità istituzionali e una fiducia nell’establishment europeo che non è uniforme nella popolazione. L’ingresso nella moneta unica riduce i margini di manovra nazionali, e questo rende ancora più centrale la qualità delle politiche fiscali e delle riforme interne.
Un messaggio all’interno dell’UE
Il valore simbolico evocato da Lagarde parla anche agli altri Stati membri. Secondo The Economist, l’allargamento dell’eurozona manda un messaggio implicito ai Paesi più scettici o ambivalenti: l’integrazione può avanzare anche senza unanimità politica su tutto, purché ci sia convergenza su regole, disciplina e obiettivi comuni. In un’Unione spesso bloccata dai veti, l’euro resta uno dei pochi ambiti in cui l’approfondimento è ancora possibile.
Non a caso, alcuni commentatori collegano il dossier bulgaro al dibattito più ampio su debito comune, governance economica e autonomia strategica europea. Rafforzare l’area euro significa, indirettamente, rafforzare anche la capacità dell’UE di agire come attore economico e geopolitico.
La frase di Lagarde coglie un punto essenziale: l’ingresso della Bulgaria nell’euro non è solo una decisione tecnica, ma un atto politico carico di significato. In un’Europa che spesso appare sulla difensiva, l’allargamento dell’eurozona rappresenta un segnale di continuità e fiducia nel progetto comune. Come osservano molti commentatori internazionali, il successo di questa scelta non dipenderà solo dal rispetto dei criteri formali, ma dalla capacità dell’UE di trasformare il simbolo in risultati concreti, per Sofia e per l’Europa nel suo insieme.

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