Le sette ricette per un cuore sano. I suggerimenti del Prof. Roberto Pedretti

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Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia (31% dei decessi, contro il 24% dei tumori), eppure sono in larga misura prevenibili.

Il prof. Roberto Pedretti propone sette “ricette” fondamentali che, se applicate insieme, offrono una protezione non solo contro le patologie cardiache, ma anche contro tumori, deterioramento cognitivo e altre malattie croniche. Il messaggio chiave è chiaro: non esiste una prevenzione specifica per ogni singola patologia, ma una prevenzione globale che agisce contemporaneamente su tutte le principali malattie croniche.

Il Prof. Roberto Pedretti

Il Prof. Roberto Pedretti, oggi Professore Associato in Malattie Cardiovascolari presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Direttore della UO Complessa di Cardiologia, dell’Ospedale di Erba a Erba, Como, vanta un ricco curriculum sia clinico, sia scientifico. In precedenza è stato Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’IRCCS MultiMedica a Sesto San Giovanni, Milano, e Direttore del Dipartimento di Cardioangiologia Riabilitativa degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia.

Durante la sua brillante carriera, il Prof. Pedretti ha svolto e svolge attività didattica, di ricerca e cura nel settore delle malattie cardiovascolari. Da un punto di vista scientifico si occupa, in particolare, della stratificazione prognostica e del rischio aritmico nel cardiopatico, con particolare attenzione alla cardiopatia ischemica e allo scompenso cardiaco, della prevenzione primaria e secondaria e della riabilitazione del cardiopatico, con particolare focus sul settore delle dislipidemie e dell’ipertensione arteriosa.

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Prima ricetta: fare attività fisica

L’esercizio fisico viene definito come “forse il farmaco più potente che abbiamo a disposizione”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata (come camminata veloce, bicicletta sotto i 15 km/h, ballo o giardinaggio leggero) oppure 75–150 minuti di attività vigorosa (corsa, nuoto, tennis singolo). È inoltre fondamentale integrare almeno due sessioni settimanali di esercizi di rinforzo muscolare per i principali gruppi muscolari, indispensabili per contrastare la sarcopenia negli anziani.

Un aspetto particolarmente innovativo riguarda la flessibilità: uno studio internazionale condotto in Brasile su oltre 3.000 persone ha dimostrato che i soggetti meno flessibili presentano una mortalità significativamente più elevata, indipendentemente da età e altri fattori di rischio. Lo stretching dovrebbe quindi entrare a far parte della routine quotidiana. Gli studi epidemiologici indicano inoltre che una scarsa performance fisica ha un impatto sulla mortalità paragonabile, se non superiore, a quello del fumo o dell’ipertensione. Anche piccoli cambiamenti fanno la differenza: ridurre la sedentarietà con attività leggere (alzarsi ogni ora, fare le scale, scendere una fermata prima) produce effetti metabolici misurabili.

Seconda ricetta: alimentazione mediterranea

La dieta mediterranea resta il riferimento principale, ma viene proposta una modalità pratica per applicarla: il cosiddetto “piatto di Harvard”. Un quarto del piatto dovrebbe essere composto da cereali integrali, un quarto da proteine sane (con preferenza per legumi, pesce e carni bianche, limitando carne rossa e formaggi), mentre l’altra metà va suddivisa tra ortaggi per due terzi (le patate non rientrano in questa categoria, essendo ricche di carboidrati) e frutta di diversi colori per un terzo. Questa rappresentazione visiva facilita la comprensione delle corrette proporzioni alimentari nella vita quotidiana.

Terza ricetta: curare il benessere mentale

Il benessere psicologico riveste un ruolo centrale nella prevenzione cardiovascolare. La depressione è infatti identificata come un potente fattore di rischio per le malattie cardiache. Uno studio pubblicato su Science nel 2010 ha analizzato lo stato mentale delle persone durante le diverse attività quotidiane, mostrando come il livello di felicità sia più basso durante il lavoro, mentre aumenta significativamente durante attività come ascoltare musica, conversare o fare esercizio fisico.

Uno dei problemi principali è la tendenza della mente a vagare, una condizione che non si associa al benessere. In questo contesto, meditazione e mindfulness vengono indicate come strumenti efficaci per sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri pensieri e del proprio stato emotivo.

Quarta ricetta: prevenire il deterioramento cognitivo

Uno studio del 2023 pubblicato sul British Medical Journal ha analizzato circa 29.000 persone con età media di 72 anni per valutare l’impatto dello stile di vita sul rischio di Alzheimer. I parametri considerati includevano: alimentazione sana, attività fisica regolare, vita sociale attiva, stimolazione cognitiva (lettura, enigmistica, evitare un uso passivo della televisione), assenza di fumo e di consumo di alcol.

Il dato più rilevante è che chi rispettava almeno 4–6 di questi criteri, pur essendo portatore dell’allele genetico associato all’Alzheimer, presentava un rischio di sviluppare la malattia simile a quello dei soggetti senza predisposizione genetica. Questo risultato evidenzia il ruolo determinante dell’epigenetica, dimostrando come i comportamenti possano prevalere sulla genetica nel determinare lo stato di salute.

Quinta ricetta: dormire bene

Un’adeguata igiene del sonno è essenziale: è necessario dormire almeno sette ore per notte. Tra le strategie consigliate rientrano la creazione di un rituale serale (musica rilassante, mindfulness), l’evitare dispositivi elettronici e televisione nell’ora precedente al sonno, non tenere lo smartphone sul comodino e non utilizzare il letto come spazio di lavoro. Il cervello deve associare il letto esclusivamente al riposo. L’attività fisica è fondamentale, ma andrebbe evitata nelle ore serali, poiché stimola il sistema simpatico e la produzione di ormoni dello stress, interferendo con il sonno. Anche il microclima della stanza gioca un ruolo importante nella qualità del riposo.

Sesta ricetta: curare le malattie

Le patologie che rappresentano fattori di rischio cardiovascolare devono essere diagnosticate e trattate in modo appropriato. L’ipercolesterolemia non è più considerata un semplice fattore di rischio, ma una causa diretta della malattia aterosclerotica. I valori target di colesterolo LDL sono: inferiori a 116 mg/dL nella popolazione generale, sotto 100 mg/dL nei soggetti a rischio moderato, sotto 70 mg/dL nei soggetti ad alto rischio e sotto 55 mg/dL in chi ha già avuto eventi cardiovascolari.

Le statine vengono definite “gli antibiotici della cardiologia” e il timore degli effetti collaterali muscolari è in gran parte infondato: le mialgie risultano solo lievemente più frequenti rispetto al placebo. La dieta può ridurre il colesterolo del 20%, i nutraceutici di un ulteriore 15%, ma in molti casi la terapia farmacologica resta indispensabile. Per quanto riguarda la pressione arteriosa, il limite è 140 mmHg per la sistolica e 80 mmHg per la diastolica, con valori ottimali inferiori a 120/80. Per il diabete, la glicemia a digiuno dovrebbe essere sotto i 100 mg/dL e l’emoglobina glicata sotto il 5,7% nei non diabetici e sotto il 7% nei diabetici.

Settima ricetta: aderenza terapeutica

Già nel 1985 negli Stati Uniti il U.S. Surgeon General affermava, con un gioco di parole, che “i farmaci non funzionano nei pazienti che non li assumono”. L’aderenza terapeutica rappresenta ancora oggi una delle principali criticità: circa il 50% delle persone in prevenzione primaria e il 66% in prevenzione secondaria non segue correttamente le terapie prescritte.

Il problema è complesso e coinvolge il paziente, il sistema sanitario, i professionisti della salute e le caratteristiche della malattia. La soluzione passa attraverso l’empowerment: le persone devono diventare parte attiva nella gestione della propria salute, collaborando con il medico per comprendere obiettivi, benefici e importanza della continuità terapeutica.

Prevenzione a 360 gradi

Il messaggio conclusivo è chiaro e ottimistico: queste sette ricette non richiedono cambiamenti radicali, ma piccoli aggiustamenti progressivi e sostenibili. Tre sessioni settimanali di attività fisica per un totale di 150 minuti, scegliere le scale invece dell’ascensore, alzarsi dalla scrivania ogni ora, seguire il piatto di Harvard, dormire sette ore, prendersi cura della mente, controllare periodicamente pressione e colesterolo e assumere correttamente le terapie prescritte sono azioni alla portata di tutti. Agendo su questi fronti si ottiene una protezione simultanea contro malattie cardiovascolari, tumori, Alzheimer e altre patologie croniche. In un Paese in cui il 40% della popolazione è sedentaria e una percentuale simile è in sovrappeso, i margini di miglioramento sono enormi. La prevenzione funziona, è scientificamente dimostrata, sostenibile dal punto di vista economico ed è nelle mani di ciascuno di noi.