Pensioni e lavoro: per Musk è inutile risparmiare, ci sarà benessere per tutti, grazie all’AI. Ma qualcuno non è d’accordo…

-

L’idea che risparmiare per la pensione possa diventare “irrilevante” nel giro di dieci anni, grazie a un’abbondanza senza precedenti generata dalle nuove tecnologie, ha riacceso il dibattito sul futuro del lavoro, del welfare e della sicurezza economica.

A rilanciarla è stato Elon Musk, secondo cui l’intelligenza artificiale, l’automazione e il progresso tecnologico porteranno a una tale crescita della produttività da rendere superflua l’accumulazione di un “cuscinetto” finanziario per la vecchiaia.

Una visione che affascina, ma che appare tutt’altro che condivisa in modo unanime. A fare da contrappeso è intervenuto Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che in un recente saggio ha avvertito come il percorso verso un futuro di abbondanza sarà tutt’altro che lineare. L’AI, scrive Amodei, ha il potenziale per “innalzare la qualità della vita di tutti”, ma prima l’economia globale dovrà attraversare una fase di transizione dura, un vero e proprio “rito di passaggio”.

L’utopia dell’abbondanza secondo Musk

Secondo Musk, il rapido avanzamento delle tecnologie, dall’AI alla robotica, ridurrà drasticamente il costo di beni e servizi, rendendo obsolete molte delle preoccupazioni economiche che oggi giustificano il risparmio previdenziale. Una tesi coerente con la sua visione di lungo periodo, che immagina un’economia post-scarcity, in cui il lavoro umano diventa opzionale e il reddito non è più il principale determinante del benessere.

The Wall Street Journal ha però sottolineato come questa prospettiva ignori un punto centrale: anche se la tecnologia aumenta la ricchezza complessiva, la sua distribuzione resta una scelta politica ed economica. Senza meccanismi di redistribuzione efficaci, l’abbondanza rischia di concentrarsi, lasciando irrisolto il problema della sicurezza finanziaria individuale.

Il “rito di passaggio” dell’AI

Più prudente e per molti versi più realistica è la lettura di Amodei. Nel suo intervento, il CEO di Anthropic evidenzia come l’AI possa effettivamente rivoluzionare sanità, istruzione e produttività, ma avverte che nel breve e medio termine l’impatto sull’occupazione sarà traumatico per ampie fasce della popolazione.

Secondo The New York Times, questa fase di transizione potrebbe accentuare le disuguaglianze esistenti, soprattutto se i sistemi di protezione sociale non verranno adattati rapidamente. In questo scenario, l’idea che la pensione diventi irrilevante appare più come una scommessa sul futuro che come una base solida per le scelte individuali di oggi.

Pensioni tra tecnologia e realtà economica

Anche il The Washington Post invita alla cautela. In un’analisi recente, il quotidiano osserva che i sistemi pensionistici non rispondono solo a logiche di scarsità, ma anche a fattori demografici: l’invecchiamento della popolazione, l’allungamento della vita media e la riduzione della forza lavoro attiva restano problemi strutturali, indipendenti dal progresso tecnologico.

In altre parole, anche in un mondo più ricco, qualcuno dovrà sostenere il costo del tempo non lavorato. E senza una riforma profonda dei modelli di welfare, il rischio è che la promessa di abbondanza resti teorica per milioni di persone.

Tra visione e prudenza

Il confronto tra Musk e Amodei riflette due approcci opposti ma complementari al futuro dell’AI. Da un lato, l’ottimismo radicale di chi vede nella tecnologia la soluzione definitiva ai limiti economici. Dall’altro, la consapevolezza che ogni grande rivoluzione produttiva comporta vincitori e vinti, almeno nella fase di transizione.

Come sintetizza Bloomberg, il vero interrogativo non è se l’AI creerà più ricchezza, ma chi ne beneficerà e con quali tempi. Fino a quando queste risposte resteranno incerte, l’idea che risparmiare per la pensione diventi irrilevante appare più una provocazione intellettuale che una guida affidabile per le scelte economiche di famiglie e lavoratori.

Una promessa che non basta

In definitiva, l’abbondanza tecnologica potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui lavoriamo e viviamo. Ma, come ricorda Amodei, il percorso sarà segnato da tensioni sociali e aggiustamenti dolorosi. In questo contesto, i quotidiani americani convergono su un punto: il futuro potrebbe essere più ricco, ma non necessariamente più equo. E finché questa distanza non sarà colmata, la pensione resterà una necessità concreta, non un concetto superato.

L’abbondanza promessa dall’AI convince poco i quotidiani italiani

L’affermazione di Elon Musk, secondo cui risparmiare per la pensione potrebbe diventare “irrilevante” nel giro di un decennio grazie all’abbondanza generata dalle nuove tecnologie, ha suscitato interesse anche in Italia, ma con toni decisamente più cauti rispetto al dibattito anglosassone. I principali quotidiani italiani leggono questa visione come una provocazione utile a stimolare il dibattito, ma lontana dalle condizioni economiche e sociali reali.

L’ottimismo di Musk visto dall’Italia

Secondo Il Sole 24 Ore, l’idea di una pensione “superata” dall’abbondanza tecnologica si scontra con la struttura concreta dei sistemi previdenziali europei, basati su contributi, demografia e sostenibilità di lungo periodo e sottolinea come l’AI possa aumentare la produttività, ma difficilmente eliminare il bisogno di protezione sociale in un Paese che invecchia rapidamente come l’Italia. Il giornale evidenzia inoltre che l’automazione rischia, almeno nel breve-medio termine, di comprimere salari e occupazione in alcuni settori, riducendo, non aumentando, la capacità di risparmio delle famiglie.

La Repubblica parla apertamente di un rischio di ampliamento delle disuguaglianze. L’AI potrebbe accentuare la polarizzazione tra lavoratori altamente qualificati e occupazioni più facilmente automatizzabili, rendendo ancora più fragile il rapporto tra lavoro, reddito e pensione. In questo scenario, l’idea di abbandonare il risparmio previdenziale appare più come una scommessa che come una strategia razionale.

Previdenza e realtà sociale

Anche il Corriere della Sera invita a distinguere tra visione tecnologica e realtà socioeconomica. In un’analisi dedicata al futuro del lavoro, il quotidiano osserva come l’abbondanza teorica prodotta dall’AI non garantisca automaticamente sicurezza economica individuale, soprattutto in assenza di riforme strutturali del welfare. Il Corriere richiama inoltre il tema demografico: più longevità e meno lavoratori attivi significano una pressione crescente sui sistemi pensionistici, indipendentemente dal livello di innovazione tecnologica.

Un punto ricorrente nella lettura dei media italiani è il ruolo dello Stato. La Stampa sottolinea come le promesse dell’AI possano tradursi in benessere diffuso solo se accompagnate da politiche pubbliche adeguate: formazione continua, redistribuzione, nuovi strumenti di protezione sociale.