Pirateria online, AGCOM sanziona Cloudflare. Multa pari all’1% del fatturato globale

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L’Autorità: «Violata in modo persistente la legge antipirateria»

Nuovo giro di vite di AGCOM contro la pirateria online. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha annunciato una sanzione nei confronti di Cloudflare, uno dei principali fornitori globali di servizi di rete e infrastrutture digitali, per violazione della normativa italiana a tutela del diritto d’autore.

Secondo quanto comunicato ufficialmente, Cloudflare non avrebbe ottemperato agli obblighi previsti dalla legge antipirateria, continuando a consentire l’uso dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti, anche dopo un ordine formale dell’Autorità.

«L’Autorità ha accertato la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti», si legge nella delibera.

Il quadro normativo e la sanzione

Il provvedimento si inserisce nel solco della legislazione italiana sulla tutela del diritto d’autore online, rafforzata negli ultimi anni anche alla luce delle direttive europee e dei poteri attribuiti ad AGCOM in materia di contrasto alla pirateria digitale. La normativa prevede obblighi specifici non solo per chi diffonde contenuti illeciti, ma anche per gli intermediari della rete, chiamati a collaborare attivamente per impedirne la circolazione.

Tenendo conto della gravità e della continuità della violazione, AGCOM ha applicato a Cloudflare una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società, una misura significativa che segnala la volontà dell’Autorità di rendere effettive le regole anche nei confronti di grandi operatori internazionali.

Il ruolo dei servizi di rete nella diffusione illecita

Particolarmente rilevante è un altro passaggio evidenziato dall’Autorità, che chiarisce il contesto sistemico del problema: «Una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate».

Il riferimento è al fatto che molti siti pirata si avvalgono di servizi di content delivery, protezione e instradamento del traffico per rendere più difficile l’individuazione e il blocco delle attività illegali. Secondo AGCOM, proprio questa centralità rende necessario un maggiore livello di responsabilità e cooperazione da parte dei provider infrastrutturali.

Un segnale al mercato digitale

La decisione rappresenta un precedente rilevante nel rapporto tra autorità nazionali e grandi piattaforme tecnologiche globali. AGCOM ribadisce che il contrasto alla pirateria non può prescindere dal coinvolgimento degli attori che forniscono l’infrastruttura tecnica su cui i contenuti viaggiano.

Il messaggio è chiaro: la dimensione internazionale o il ruolo di intermediario tecnico non esonerano dal rispetto delle norme italiane, soprattutto quando viene accertata una mancata collaborazione dopo ordini formali dell’Autorità.

Una partita ancora aperta

Il caso Cloudflare riapre il dibattito sul perimetro delle responsabilità degli intermediari digitali, tema centrale anche a livello europeo con il Digital Services Act. Da un lato, la necessità di tutelare la libertà della rete e l’innovazione; dall’altro, l’esigenza di garantire una protezione effettiva dei diritti d’autore e dell’industria dei contenuti.

Con questa sanzione, AGCOM segnala di voler giocare un ruolo attivo e incisivo nel bilanciamento tra questi interessi, indicando che la lotta alla pirateria passa anche dalle infrastrutture che la rendono possibile.