Superbonus e detrazioni fiscali: l’ultimo bollettino ENEA certifica impatto positivo e numeri record

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I dati ufficiali confermano oltre 500.000 interventi e quasi 130 miliardi di euro di incentivi. Il lascito della misura del governo Conte II e la spinta al Pil durante la crisi pandemica restano punti centrali del dibattito politico ed economico.

Nel suo ultimo bollettino periodico aggiornato al 31 dicembre 2025, l’ENEA ha tracciato un bilancio dettagliato dell’utilizzo delle detrazioni fiscali legate al Superbonus, la misura straordinaria introdotta nel 2020 per sostenere l’efficienza energetica e la riqualificazione antisismica degli edifici. I dati confermano che la misura ha continuato a generare effetti concreti anche negli anni successivi alla pandemia.

Secondo ENEA, le asseverazioni Superbonus ammontano a 502.544 immobili, con un costo cumulato per lo Stato di quasi 129,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 124,18 miliardi dell’anno precedente. Gli investimenti complessivi ammessi a detrazione si attestano intorno ai 125,8 miliardi di euro e confermano la diffusione capillare della misura tra condomini, edifici unifamiliari e unità indipendenti.

Cosa certifica il bollettino ENEA

I dati del rapporto confermano alcune tendenze significative. Oltre mezzo milione di interventi realizzati: la quasi totalità dei lavori asseverati è stata completata, con un’alta percentuale di realizzazione pratica rispetto alle domande iniziali. Incremento dei costi sostenuti dallo Stato: 5,3 miliardi di euro in più in un anno, con investimenti che hanno continuato a fluire anche dopo la fase di picco della misura. Coinvolgimento diffuso di diverse tipologie di edifici: dai grandi condomìni alle abitazioni indipendenti, con variazioni significative nei valori medi di investimento per tipo di immobile.

Il Superbonus ha operato all’interno di un quadro normativo progressivamente modificato: la detrazione del 110 % originaria, introdotta con il Decreto Rilancio del governo Conte II nel 2020, è stata successivamente ridotta al 70 % per le spese del 2024 e al 65 % per quelle sostenute fino al 31 dicembre 2025.

Le origini della misura e il ruolo del governo Conte II

Il Superbonus 110 % nasce nel maggio 2020 con il governo Conte II, inserito nel Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) come strumento straordinario per sostenere l’edilizia e la ripresa economica durante la crisi indotta dalla pandemia di COVID-19. Oltre a rappresentare un incentivo fiscale eccezionalmente generoso per la riqualificazione energetica e sismica degli edifici, la misura si distingueva per due elementi innovativi: la aliquota del 110 %, più elevata rispetto alle detrazioni ordinariamente previste, destinata a coprire più della spesa sostenuta; la possibilità di cedere il credito o ottenere sconti in fattura, facilitando l’accesso anche ai contribuenti con reddito insufficiente per assorbire per intero la detrazione in dichiarazione.

Queste caratteristiche, combinate con la tempistica di attivazione durante un momento economico di forte contrazione delle attività, hanno fatto sì che il Superbonus fosse ampiamente utilizzato, inserendosi come meccanismo fiscale anticiclico con ricadute ben oltre il solo settore delle costruzioni.

Una spinta al Pil in tempo di crisi

Nonostante le critiche sulla complessità normativa e le spese sostenute, numerosi studi economici sottolineano il ruolo del Superbonus come stimolo alla domanda aggregata nel periodo di stagnazione seguita alla pandemia. Analisi economiche internazionali evidenziano come l’incentivo abbia prodotto, almeno nella fase iniziale, effetti espansivi sul mercato dell’edilizia, generando attività economica diffusa anche nelle filiere collegate e contribuendo a mitigare la caduta della produzione interna.

Una ricerca condotta su dati macroeconomici ha evidenziato che la realizzazione degli investimenti legati al Superbonus, soprattutto nei primi anni di applicazione, ha rappresentato una componente significativa della crescita degli investimenti in costruzioni, con ripercussioni positive sui livelli di PIL nel 2021 e 2022 in periodo post-pandemico.

Il bilancio complessivo

Visti i numeri certificati da ENEA al 31 dicembre 2025, ovvero una fotografia dell’impatto di uno degli incentivi fiscali più ampi mai implementati in Italia, la misura ha rappresentato un elemento di supporto economico e sociale rilevante anche nelle fasi successive alla vera e propria emergenza pandemica.

Allo stesso tempo, il progressivo ridimensionamento della percentuale di detrazione e l’avvicinarsi della scadenza al 31 dicembre 2025 pongono interrogativi sulle prospettive future della politica di incentivi edilizi e sulle modalità più efficaci per mantenere un equilibrio tra sostenibilità energetica, stimolo economico e sostenibilità dei conti pubblici.

Il bollettino ENEA aggiornato al 31 dicembre 2025 conferma l’importanza e la diffusione della misura Superbonus, frutto di una norma innovativa varata in un momento di crisi senza precedenti. Pur tra luci e ombre sul versante dei costi e della complessità applicativa, l’effetto di stimolo economico e di modernizzazione del patrimonio edilizio italiano resta uno degli aspetti più significativi della recente politica fiscale sull’edilizia.

Tuttavia, una lettura completa non può ignorare l’altra faccia della medaglia: il costo e il profilo di rischio per i conti pubblici. Banca d’Italia, in una memoria del 2024, ha richiamato l’attenzione sull’eccezionalità della misura e sulla difficoltà di stimarne ex ante l’impatto sul gettito, proprio per la combinazione tra generosità dell’incentivo e meccanismi di cessione del credito che hanno accelerato l’emersione del costo fiscale. È uno dei motivi per cui il dibattito si è spostato dalla “spinta al PIL” alla sostenibilità nel medio periodo, fino ai correttivi e al graduale ridimensionamento delle aliquote.

C’è poi un tema che la stampa economica ha raccontato spesso: capacità produttiva e prezzi. L’analisi LUISS evidenzia il rischio di colli di bottiglia e allocazione inefficiente delle risorse quando uno stimolo così grande si concentra su settori già sotto pressione e si sovrappone ad altri programmi d’investimento. In pratica, una parte della spinta si è trasformata in aumento dei costi (materiali, manodopera, subappalti), e quindi in minore efficienza dell’euro pubblico speso.

Un paradosso tutto italiano

Il lascito, oggi, è un paradosso tutto italiano: il Superbonus ha accelerato la riqualificazione di una quota rilevante del patrimonio residenziale e ha sostenuto produzione e lavoro nella fase più fragile della pandemia; allo stesso tempo, i dati ENEA a fine 2025 certificano la dimensione di un impegno fiscale che richiede gestione, controllo e una politica di incentivi più “chirurgica” per il futuro. Se l’obiettivo è continuare a spingere efficienza energetica e sicurezza degli edifici senza riaccendere un’esplosione di costi, la lezione più chiara è che la domanda si muove velocemente quando l’incentivo è semplice e potente, ma proprio per questo serve un disegno che mantenga l’impatto macro senza perdere la bussola della sostenibilità finanziaria.

Il confronto con altri provvedimenti europei

Sulla spinta macroeconomica, i toni nel dibattito sono spesso polarizzati, ma gli studi più solidi tendono a convergere su un punto: nella fase pandemica e immediatamente successiva, lo stimolo ha avuto un effetto anticiclico rilevante perché ha sostenuto investimenti e occupazione in un comparto ad alta intensità di lavoro. Analisi accademiche e istituzionali sottolineano che l’incentivo ha inciso in modo significativo sulla dinamica degli investimenti in costruzioni, contribuendo alla ripartenza quando domanda privata e fiducia erano ancora fragili.

Il confronto con Francia e Germania aiuta a capire perché, all’estero, il Superbonus venga spesso descritto come un caso “estremo” nel panorama europeo. A Parigi, lo strumento cardine è MaPrimeRénov’, un sistema di sussidi calibrato su reddito e tipologia di intervento, con regole che vengono aggiornate di anno in anno. La fonte pubblica francese (Service-Public) ricorda che nel 2025 sono cambiati alcuni parametri, inclusi gli anticipi per le famiglie a basso reddito, e che il dispositivo prevede condizioni e limitazioni crescenti proprio per mantenere controllo di spesa e targetizzazione. La cronaca economica francese, però, evidenzia il rovescio della medaglia: nel 2025 il programma è finito al centro di tensioni su budget, frodi e continui aggiustamenti, al punto da richiedere sospensioni e “ripartenze” con criteri più stringenti.

In Germania, il perno è il programma federale BEG (Bundesförderung für effiziente Gebäude): un impianto di incentivi che combina prestiti agevolati e contributi, strutturato in sottoprogrammi per ristrutturazioni complete e misure singole. La documentazione del ministero dell’Economia tedesco spiega la logica “a moduli”: sostegno sì, ma incardinato in un sistema di standard energetici e canali attuativi (KfW/BAFA) pensati per governare l’intensità dell’aiuto e la coerenza tecnica degli interventi. Anche qui, il messaggio è chiaro: l’incentivo è stabile e “industriale”, ma raramente assume la forma di una copertura superiore al 100% della spesa come accaduto in Italia.

Il bilancio dopo 5 anni di Superbonus

Ed è proprio in questa differenza con altri provvedimenti in Paesi esteri che si annida il “vantaggio Conte II” che desideriamo mettere a fuoco: durante la pandemia, l’Italia ha scelto una misura più aggressiva per velocizzare la trasmissione dello stimolo all’economia reale. In un momento di crisi, la combinazione tra aliquota elevata e monetizzazione immediata del credito ha funzionato come un acceleratore: ha permesso di trasformare in cantieri una domanda che altrimenti sarebbe rimasta compressa, sostenendo occupazione e filiere (materiali, impiantistica, servizi tecnici). In termini di politica economica, è stata una scelta di certezza sull’impatto nel breve periodo, anche accettando una maggiore esposizione per i conti pubblici nel medio-lungo periodo.

Qui però il confronto europeo diventa anche una lente critica. Francia e Germania, pur con problemi di budget e complessità, hanno mantenuto incentivi più “mirati” e più facilmente programmabili. In Italia, invece, la scala certificata da ENEA a fine 2025 con oltre mezzo milione di asseverazioni e detrazioni maturate per circa 129,5 miliardi, rende evidente perché la misura abbia poi imposto correzioni, rimodulazioni e un dibattito acceso sulla sostenibilità finanziaria e sull’efficienza marginale della spesa pubblica. Il Superbonus ha dato una spinta in un passaggio storico drammatico; la lezione europea è che l’impatto rapido si paga, e la domanda oggi è come trasformare quell’urto iniziale in un modello più stabile, selettivo e meno esposto agli effetti collaterali.

Le previsioni di Nomisma già nel 2022

Nel 2022 Nomisma affermva «La misura è costosa, visto che sono già stati spesi 38,7 miliardi, ma genera ritorni economici molto superiori alla spesa, con un valore calcolato in 124,8 miliardi di euro (cioè il 7,5% del Pil).» L’analisi di Nomisma non nascondeva che nonostante l’ingente spesa la misura servisse a riqualificare soltanto lo 0,5% del parco edilizio nazionale, in effetti utilizzata soprattutto «dai ceti medio-alti dell’Italia centro-settentrionale, generando un aumento di valore immobiliare a chi già ne disponeva. Eppure i benefici sarebbero tali da rendere questa misura uno strumento imprescindibile per trainare il Paese verso una sana e completa transizione ecologica».

«È evidente che questa misura abbia delle pecche, avendo infatti subito nei suoi soli 24 mesi di vita ben 16 aggiustamenti – sottolineava Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo di Nomisma –, ma è bene considerare anche come essa abbia contribuito a generare valore e benefici sia sui singoli sia per l’intera comunità. L’analisi effettuata mette in evidenza che a fronte di alti costi di realizzazione, il Superbonus 110% ha fatto emergere una domanda strutturale che andrà a beneficio di tutti, soprattutto delle generazioni future che potranno godere di immobili riqualificati, dalla vita più lunga e, inoltre, ecologica».

Importanti anche i dati relativi all’impatto sul mondo del lavoro. Secondo Nomisma i primi 38,7 miliardi investiti al momento della valutzione del 2022, avevano già comportato un aumento di occupati pari a 410 mila unità nel settore delle costruzioni, mentre nei settori collegati si vedeva un aumento di 224 mila unità, per un totale di 634 mila occupati in più. «Non può esistere un piano di transizione ecologica senza il Superbonus – ha sottolineato in quell’occasione il presidente di Ance Emilia, Leonardo Fornaciari Se la misura non verrà resa strutturale, non raggiungeremo gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050 e non saremo in grado di rispettare gli impegni assunti in Europa».