Schroders – Outlook fixed income 2026: la gestione attiva resta fondamentale
Il 2025 è stato un anno di disallineamenti nei mercati obbligazionari, con forti divergenze nei rendimenti. Ci aspettiamo che ciò continui anche nel 2026, dato che le prospettive di crescita, mercato del lavoro e inflazione sono desincronizzate tra i Paesi e le banche centrali si trovano in fasi diverse del ciclo di politica monetaria. Fed e BoE restano nella fase di allentamento, la Bce sembra mantenere lo status quo, mentre la BoJ non ha ancora terminato il ciclo di rialzo dei tassi.
Questo scenario offre grandi opportunità, ma solo per chi gestisce attivamente l’allocazione ed è in grado di sfruttare condizioni economiche globali in rapido mutamento e tra loro divergenti.
Il troppo stroppia?
Siamo ottimisti sulle prospettive per l’economia statunitense nel 2026, grazie sia al sostegno fiscale sia all’allentamento monetario. Pur accogliendo con favore tale supporto, temiamo che i policymaker possano eccedere con lo stimolo. A nostro avviso, il rischio che “il troppo stroppia” diventi realtà è concreto. Restiamo vigili per individuare segnali di una politica eccessivamente espansiva, come nuove tensioni nel mercato del lavoro o un aumento dell’inflazione core e dei salari.
Dopo un periodo di sovraperformance dei titoli di Stato statunitensi, iniziamo a vedere opportunità più interessanti. Riteniamo inoltre prudente disporre di protezione dall’inflazione a costi contenuti, date le solide prospettive di crescita, l’orientamento accomodante delle politiche economiche e il rischio di una minore credibilità della Fed con la fine del mandato di Jerome Powell a maggio 2026.
L’economia europea ha mostrato un lento miglioramento per tutto il 2025. Riteniamo che ciò continuerà anche l’anno prossimo, con lo stimolo fiscale tedesco che sarà un fattore positivo ma, a nostro avviso, non tale da cambiare radicalmente il ritmo di crescita complessivo dell’area euro.
Nel Regno Unito, invece, un mercato del lavoro in fase di allentamento, combinato con una legge di bilancio che irrigidirà la politica fiscale, probabilmente manterrà la crescita britannica al di sotto del trend a inizio anno. Questo dovrebbe continuare a generare opportunità sui Gilt.
La pazienza è una virtù
Le obbligazioni societarie hanno registrato un altro anno di performance positive, ma riteniamo che il punto di partenza delle valutazioni sia il fattore chiave per i rendimenti futuri. Lo spread guadagnato per l’assunzione di un rischio di credito aggiuntivo rispetto ai titoli di Stato è ora a livelli storicamente bassi, quindi avere un’esposizione significativa in questo settore sembra poco saggio oggi.
Nel 2026 si presenteranno opportunità per aumentare il rischio nel credito. Date le nostre prospettive ottimistiche sulla crescita, riteniamo che l’approccio più sensato sia quello di mantenere una significativa capacità di impiegare il capitale quando si presenteranno opportunità migliori. Nel frattempo, è importante utilizzare una rigorosa ricerca basata sui fondamentali, guardare dove gli altri investitori non guardano e continuare a innovare per generare alfa tra i bond societari.
I mortgage-backed securities emessi da agenzie governative dovrebbero essere sostenuti da valutazioni interessanti e dal calo della volatilità dei tassi. In Europa, stiamo inoltre individuandobuone opportunità tra gli emittenti quasi-sovrani e tra le obbligazioni garantite (covered bonds).
Le sfide che il 2026 porterà inevitabilmente con sé creano sia rischi che opportunità, e ciò renderà ancora più importante un approccio agile e attivo.
Debito dei mercati emergenti: pronto il terreno per un nuovo ciclo di riallocazione
A cura di Abdallah Guezour, Head of Emerging Market Debt and Commodities, Schroders
Il debito dei mercati emergenti è destinato a registrare un terzo anno consecutivo di forti rendimenti, poiché i mercati continuano a premiare gli aggiustamenti macroeconomici attuati dai principali Paesi emergenti post-Covid. Questi aggiustamenti spiegano la recente resilienza dei mercati emergenti di fronte alle turbolenze del commercio globale e alle tensioni geopolitiche.
Man mano che gli investitori globali riconoscono questi risultati, vediamo un recupero dei flussi verso i mercati obbligazionari emergenti. Questo ciclo di riallocazione del capitale è ancora nelle fasi iniziali e ha ampio margine di sviluppo.
Più margine per l’allentamento monetario
A nostro avviso, questo recupero dei flussi sarà sostenuto dalla crescita economica dei mercati emergenti, che si dovrebbe rafforzare nel 2026 grazie al miglioramento delle condizioni di liquidità interna, man mano che le banche centrali emergenti recupereranno spazio per allentare la politica monetaria. Tutto ciò in un contesto di bilanci del settore privato già solidi, che dovrebbero amplificare la trasmissione degli stimoli politici all’attività economica reale. Inoltre, le esportazioni dei mercati emergenti sono rimaste resilienti nonostante le difficoltà legate ai dazi statunitensi.
La traiettoria di crescita della Cina potrebbe invece rimanere contenuta, limitata dalla debolezza persistente nel settore immobiliare e dal rischio di tensioni rinnovate con gli Stati Uniti. Detto ciò, un sostegno politico calibrato e continuo in Cina, unitamente a una posizione esterna ancora solida, dovrebbe continuare a fornire un margine significativo contro i rischi al ribasso.
Prospettive inflazionistiche favorevoli
La tendenza globale alla disinflazione degli ultimi due anni rimane intatta, sebbene gli Stati Uniti possano rappresentare un’eccezione, minando la credibilità dell’attuale ciclo di allentamento della Fed. Sebbene questo rappresenti un rischio per gli asset dei mercati emergenti, ci conforta il fatto che l’inflazione qui rimane più contenuta.
La disinflazione proveniente dalla Cina è particolarmente vantaggiosa per le economie emergenti, con barriere commerciali più basse e minima sovrapposizione delle esportazioni con la Cina, in particolare per i Paesi esportatori di materie prime in America Latina, Europa orientale, Medio Oriente e Africa. Grazie a ciò, i tassi reali nei mercati emergenti restano elevati e i rendimenti dei titoli di Stato locali a 10 anni sono ancora interessanti. Questo appeal è rafforzato da dinamiche del debito pubblico più favorevoli negli emergenti, soprattutto se confrontate con i mercati sviluppati.
Un ciclo valutario che potrebbe favorire gli asset non statunitensi
Queste prospettive potrebbero rafforzarsi se il dollaro USA continuerà il ciclo discendente iniziato nel 2025. Pur prevedendo rimbalzi intermittenti del dollaro, che richiederanno una gestione attiva del rischio valutario, diversi fattori continueranno a esercitare pressioni sul biglietto verde. Il dollaro, infatti, resta caro sulla base del tasso di cambio effettivo reale. Sta inoltre perdendo il supporto dei tassi d’interesse ed è sempre più influenzato dall’accumulo insostenibile dei cosiddetti “twin deficits”.
Con il dollaro che quest’anno ha interrotto il trend rialzista dei 15 anni precedenti, il ciclo valutario sembra volgere a favore della sovraperformance degli asset non statunitensi. Questo contesto, combinato con l’abbondante liquidità finanziaria globale, rafforza l’attrattiva relativa del debito dei mercati emergenti, in particolare in valuta locale. Continuiamo a privilegiare mercati come Brasile, Messico, Sudafrica, India e alcune aree dell’Europa centrale, dove le valutazioni restano interessanti e la flessibilità di politica economica è elevata.

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