L’inflazione italiana aumenta leggermente in giugno

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L’inflazione è aumentata marginalmente sia per i beni che per i servizi, ma non si intravede una nuova tendenza. Non sono previsti cambiamenti sostanziali, a meno di nuovi shock sui prezzi dell’energia. Prevediamo ancora un’inflazione media italiana dell’1,7% nel 2025.

Un aumento marginale dell’inflazione complessiva di giugno

La pubblicazione preliminare dei dati sull’inflazione di giugno ha confermato il consenso e le nostre aspettative, indicando un aumento marginale della misura annuale complessiva all’1,7% (dall’1,6% di maggio). Ciò riflette principalmente le pressioni al rialzo dei prezzi dei generi alimentari e dei servizi di trasporto, che hanno superato l’impatto negativo dei prezzi dell’energia.

Anche l’inflazione di fondo, che esclude l’energia e gli alimenti freschi, è salita al 2,1% a giugno (dall’1,9% di maggio), mentre l’inflazione armonizzata è rimasta stabile all’1,7%.

L’inflazione dei servizi potrebbe gradualmente rallentare con il raffreddamento della crescita salariale

Con l’inflazione dei beni in aumento all’1% (dallo 0,8%) e quella dei servizi al 2,7% (dal 2,6%), il loro differenziale si è ridotto solo marginalmente. La crescita annuale dei salari, un fattore chiave dell’inflazione dei servizi, è rallentata al 3,4% dal picco del 4% di marzo. Se questo processo dovesse continuare, anche la pressione sui prezzi dei servizi dovrebbe riprendere a raffreddarsi un po’ nel resto dell’anno. Osservando le intenzioni di prezzo a tre mesi dalle indagini sul settore dei servizi, notiamo che queste si sono leggermente raffreddate a partire da aprile, anticipando forse un modesto rallentamento dell’inflazione dei servizi nel resto dell’estate.

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I prezzi dei beni sono più contrastati, con pochi motivi per un’accelerazione dell’inflazione dei beni non energetici

Sul fronte dei beni, i prezzi rimarranno probabilmente soggetti ai capricci dei prezzi dell’energia e, a loro volta, agli sviluppi della scena geopolitica. Dopo il picco di volatilità dei prezzi del petrolio all’indomani degli attacchi statunitensi agli impianti nucleari iraniani, negli ultimi giorni i prezzi del petrolio si sono stabilizzati. Non escludiamo un graduale rialzo della componente energetica nei prossimi mesi, soprattutto a causa dei prezzi del gas. Per quanto riguarda i prezzi di altri beni non energetici/non alimentari, non ci aspettiamo accelerazioni sostanziali, date le condizioni di domanda sottostanti. I consumi privati sembrano destinati a migliorare solo gradualmente, così come gli investimenti, su cui pesano ancora forze contrastanti che influenzano le diverse componenti e un contesto geopolitico/economico incerto. Le indagini sulle imprese manifatturiere sembrano avvalorare questa tesi: l’indicatore delle intenzioni di prezzo a tre mesi di distanza ha raggiunto il massimo a marzo, ma da allora ha gradualmente decelerato.

Nel complesso, il dato odierno sull’inflazione è ancora in linea con le nostre attuali previsioni di un’inflazione complessiva compresa tra l’1,5% e il 2% nella seconda metà dell’anno e confermiamo la nostra previsione di un’inflazione media dell’1,7% per tutto il 2025.

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