La ricchezza degli italiani tra risparmio, immobili e nuovi equilibri finanziari. I dati ISTAT
Dall’analisi di Banca d’Italia su dati ISTAT emerge una fotografia articolata del patrimonio delle famiglie

La ricchezza delle famiglie italiane continua a rappresentare uno dei tratti distintivi dell’economia nazionale, ma la sua composizione sta cambiando in modo significativo. È quanto emerge dalle più recenti analisi di Banca d’Italia, basate sui dati ISTAT, che scompongono il patrimonio delle famiglie tra attività non finanziarie, in larga parte immobili, e attività finanziarie, con una lettura aggiornata delle scelte di risparmio e investimento degli italiani.
Nel complesso, il valore della ricchezza netta resta elevato nel confronto internazionale, ma dietro la stabilità apparente si muovono dinamiche strutturali che riflettono l’evoluzione demografica, l’andamento dei mercati finanziari, l’inflazione e l’incertezza economica degli ultimi anni.
Il peso storico degli immobili
L’elemento più rilevante resta la ricchezza non finanziaria, dominata dal patrimonio immobiliare. Secondo le elaborazioni di Banca d’Italia, oltre la metà della ricchezza lorda delle famiglie italiane è ancora concentrata nelle abitazioni, una quota superiore a quella osservata in molti altri Paesi avanzati. La casa continua a essere percepita come bene rifugio, strumento di protezione del risparmio e forma di trasmissione intergenerazionale della ricchezza.
Tuttavia, l’analisi evidenzia come il peso relativo degli immobili sia in graduale riduzione rispetto al passato. La stagnazione demografica, la minore propensione all’acquisto delle giovani generazioni e le oscillazioni dei prezzi reali delle abitazioni hanno contribuito a rallentare la crescita del patrimonio immobiliare, soprattutto nelle aree meno dinamiche del Paese.
Attività finanziarie: più liquidità, ma anche più rischio
Accanto agli immobili, cresce l’attenzione verso le attività finanziarie, che comprendono depositi bancari, titoli, fondi comuni, azioni e prodotti assicurativi. Negli ultimi anni, spiegano gli economisti di Banca d’Italia, si è assistito a una forte accumulazione di liquidità, favorita dall’incertezza macroeconomica e dai tassi di interesse molto bassi.
I depositi bancari restano una componente centrale del portafoglio delle famiglie, ma la loro incidenza ha iniziato a ridursi con il rialzo dei tassi e il ritorno di rendimenti più interessanti su titoli di Stato e strumenti obbligazionari. Parallelamente, una quota crescente di famiglie, soprattutto quelle con patrimoni più elevati, ha aumentato l’esposizione a strumenti finanziari più rischiosi, come fondi e azioni, alla ricerca di rendimenti reali positivi.
Ricchezza elevata, ma distribuita in modo diseguale
Uno dei punti chiave dell’analisi riguarda la distribuzione della ricchezza. I dati ISTAT rielaborati da Banca d’Italia mostrano come la ricchezza resti fortemente concentrata: una quota limitata di famiglie detiene una parte molto rilevante del patrimonio complessivo, mentre ampie fasce della popolazione dispongono di risorse finanziarie ridotte.
La disuguaglianza patrimoniale è meno accentuata rispetto a quella osservata in altri Paesi, come gli Stati Uniti, ma tende ad aumentare quando si considerano le sole attività finanziarie. La proprietà della casa contribuisce infatti a mitigare le differenze, mentre l’accesso agli strumenti finanziari più evoluti resta appannaggio soprattutto delle famiglie più istruite e con redditi elevati.
Il ruolo dell’età e delle generazioni
La composizione della ricchezza varia in modo marcato anche in base all’età. Le famiglie più anziane detengono una quota maggiore di patrimonio, soprattutto immobiliare, mentre le generazioni più giovani mostrano livelli di ricchezza più bassi e una maggiore difficoltà ad accumulare risparmio.
Questo squilibrio generazionale è uno dei temi più rilevanti messi in luce dallo studio: l’accesso alla proprietà immobiliare è diventato più complesso, e l’accumulazione di attività finanziarie richiede competenze e redditi spesso non disponibili nelle prime fasi della vita lavorativa. Ne deriva una ricchezza sempre più legata ai trasferimenti intergenerazionali, piuttosto che al solo reddito da lavoro.
Una ricchezza solida, ma esposta alle trasformazioni
Nel complesso, l’analisi di Banca d’Italia restituisce l’immagine di una ricchezza ancora solida, ma esposta a trasformazioni profonde. L’elevata propensione al risparmio, storicamente un punto di forza delle famiglie italiane, convive oggi con nuove problematiche: inflazione, volatilità dei mercati finanziari, cambiamenti demografici e incertezza sulle prospettive di crescita.
Il progressivo spostamento dall’immobiliare verso le attività finanziarie, pur lento, segnala un adattamento in corso. Ma la fotografia che emerge dai dati ISTAT conferma anche un altro elemento: la ricchezza degli italiani resta un fattore di stabilità macroeconomica, a patto che venga accompagnata da politiche capaci di favorire una distribuzione più equilibrata e un utilizzo più efficiente del risparmio nell’economia reale.
In questo equilibrio delicato tra tradizione e cambiamento si gioca una parte importante del futuro economico del Paese.

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