Risparmio. Il comportamento non è omogeneo. Differenze territoriali, generazionali e sociali
— di Francesco Megna —
Il risparmio degli italiani resta una delle caratteristiche strutturali dell’economia nazionale, anche se negli ultimi anni ha mostrato cambiamenti significativi in termini di quantità, composizione e finalità. Storicamente l’Italia è sempre stata tra i Paesi europei con la più alta propensione al risparmio delle famiglie, frutto di una combinazione di fattori culturali, demografici e di prudenza maturata in un contesto di welfare familiare più che statale.

In termini quantitativi, le famiglie italiane riescono ancora ad accantonare una quota rilevante del proprio reddito disponibile, anche se inferiore rispetto ai livelli pre-crisi finanziaria del 2008. Negli anni Duemila la propensione al risparmio superava stabilmente il 10-12 per cento del reddito, mentre oggi si colloca su valori più contenuti, generalmente compresi tra l’8 e il 9 per cento, con oscillazioni legate al ciclo economico e all’inflazione. La fiammata inflazionistica degli ultimi anni ha inciso in modo diretto sulla capacità di risparmio, soprattutto per le famiglie a reddito medio-basso, che hanno visto aumentare le spese obbligate per energia, alimentari e mutui.
Se si guarda al risparmio in valore assoluto, lo stock complessivo detenuto dalle famiglie italiane rimane però molto elevato. Tra depositi bancari, titoli, fondi, polizze e risparmio previdenziale, la ricchezza finanziaria delle famiglie supera ampiamente il reddito annuo prodotto dal Paese. Una parte consistente di questo risparmio è detenuta in forma liquida: conti correnti e depositi rappresentano ancora una quota molto rilevante, segno di una forte preferenza per la sicurezza e la disponibilità immediata delle somme accantonate.
Il comportamento di risparmio non è però omogeneo. Esistono forti differenze territoriali, generazionali e sociali. Nel Nord Italia la capacità di risparmio è mediamente più elevata, grazie a redditi più alti e a una maggiore stabilità occupazionale. Nel Mezzogiorno, invece, la propensione al risparmio è più bassa e spesso legata a obiettivi di breve periodo, come la gestione di imprevisti, piuttosto che a una pianificazione finanziaria strutturata. Anche l’età conta molto: le famiglie più anziane tendono a risparmiare meno in termini di flussi, ma detengono una quota molto elevata dello stock complessivo di ricchezza, mentre le generazioni più giovani faticano maggiormente ad accantonare risorse, complice la precarietà lavorativa e l’accesso tardivo a redditi stabili.
Negli ultimi anni è cambiata anche la motivazione del risparmio. Accanto al tradizionale risparmio di precauzione, cresce quello legato alla protezione del potere d’acquisto e alla pianificazione futura. L’incertezza economica, geopolitica e previdenziale spinge molte famiglie a mettere da parte risorse non tanto per investire, quanto per difendersi da shock futuri. Questo spiega perché una parte rilevante del risparmio resti ferma sui conti correnti, nonostante rendimenti reali spesso negativi.
Un altro aspetto rilevante è il rapporto tra risparmio e debito. Le famiglie italiane continuano ad avere un livello di indebitamento relativamente contenuto rispetto ad altri Paesi europei. Questo elemento consente, almeno in parte, di preservare la capacità di risparmio anche in fasi economiche difficili. Tuttavia, l’aumento dei tassi di interesse ha reso più oneroso il servizio del debito per chi ha mutui a tasso variabile, comprimendo ulteriormente i margini di risparmio disponibile.
In prospettiva, il risparmio degli italiani rimarrà elevato in termini di stock, ma più fragile nei flussi. L’invecchiamento della popolazione, la crescita lenta dei redditi reali e le trasformazioni del mercato del lavoro tenderanno a ridurre la capacità di accantonamento delle nuove generazioni. Questo rende sempre più centrale il tema della qualità del risparmio: non solo quanto si risparmia, ma come e con quali obiettivi, in un contesto in cui il risparmio resta una risorsa chiave per la stabilità delle famiglie e dell’intero sistema economico.

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