Improvviso ritorno in primo piano delle obbligazioni dei mercati emergenti

Credit Suisse Asset Management -
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Oggi le obbligazioni dei mercati emergenti sono quasi universalmente riconosciute come un’asset class dinamica e diversificata in grado di rianimare un portafoglio o costituire una fonte di rendimento a sé stante. Non è sempre stato così. Uno o due decenni fa, molti investitori erano titubanti.

Il ricordo delle crisi in Asia o Sudamerica che avevano bruciato miliardi a bilancio è ancora troppo fresco. Di conseguenza, il risveglio dell’asset class è passato inosservato troppo a lungo in molte aree, lasciando gli attuali investitori alla ricerca di competenze e soluzioni.

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Crisi del debito latinoamericano. Crisi del debito asiatico. Questi sono termini che possono ancora incutere timore negli investitori di una certa età. Le ripercussioni si sono fatte sentire per anni. Agli occhi di numerosi investitori, la reputazione di pericolo, instabilità e il rischio di crolli imprevedibili e inarrestabili, con effetto domino, hanno gettato un’ombra sull’asset class che è rimasta anche quando la forza dei fondamentali e i progressi a livello di gestione dei rischi e delle crisi non la giustificavano più. Questa è una delle ragioni per cui la rinascita dell’asset class è sfuggita a molti.

La rinascita del debito dei ME

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Un’altra è stata la natura quasi nascosta di questa ripresa. Ernest Hemingway parlando di come una persona possa fallire descrisse il processo come “inizialmente graduale, poi improvviso”. Il reddito fisso dei mercati emergenti si è comportato così, ma nel senso opposto. Si è rafforzato lentamente, migliorando gradualmente la propria resilienza e la solidità dei fondamentali. Paesi e intere regioni si sono lasciati alle spalle il debito insostenibile e nel corso di questo processo hanno guadagnato terreno in termini di valutazioni delle agenzie di rating. Le istituzioni sono state rafforzate parallelamente all’introduzione di banche centrali indipendenti, alla modernizzazione dei quadri governativi e normativi, nonché all’integrazione in mercati regionali e poi globali. I governi dei mercati emergenti hanno dimostrato, e continuano a dimostrare, una costante disponibilità a lanciare e attuare le riforme necessarie. Sul fronte privato, la globalizzazione ha costretto le aziende, desiderose di essere competitive sul piano internazionale, ad adeguarsi agli standard mondiali in materia di finanziamenti, trasparenza e criteri contabili. Rispetto al passato, i Paesi ora presentano un volume decisamente minore di debito in dollari, le società dei mercati emergenti hanno livelli di indebitamento inferiori rispetto a quelle dei mercati sviluppati e gli investitori ottengono un compenso adeguato al rischio assunto.

Capacità ignorate

Tuttavia, sulla scia delle crisi e delle conseguenti fasi regressive, molte società d’investimento hanno lasciato che le loro capacità in questa asset class si atrofizzassero. Le sedi locali sono state chiuse, gli specialisti sono stati assegnati ad altri incarichi e hanno smesso di formare i loro successori. Le competenze sono andate perdute, così come l’esperienza in materia. Di conseguenza, malgrado la presenza di segnali di rinnovata forza e stabilità, pochissimi investitori sono stati in grado di coglierli e interpretarli correttamente. La rinascita è sfuggita a molti.

Il risultato di tutto questo è stato, a tutti gli effetti, l’improvviso affioramento alcuni anni fa, come dal nulla, di una nuova asset class che univa la dinamicità di una crescita elevata a parametri di rischio affidabili e, per molti investitori occidentali, caratteristiche favorevoli di diversificazione. Oggi, un investitore veramente globale non può permettersi di rinunciare al reddito fisso dei mercati emergenti. Molti lo considererebbero un’interessante opportunità al di fuori del contesto di portafoglio, se solo riuscissero a trovare le soluzioni giuste e/o un partner affidabile con il knowhow necessario.

Ampiezza e diversificazione

A questo punto, qual è l’attuale situazione del reddito fisso dei mercati emergenti? Il primo elemento da sottolineare è che quest’asset class non è omogenea e che i suoi segmenti diversi possono comportarsi in modo alquanto differente. Comprende l’intero spettro delle qualità di credito, tutti i tipi di emittenti e le varianti settoriali, nonché una diversificazione geografica sbalorditiva.

Un’altra importante distinzione è tra obbligazioni in valute forti e locali, vale a dire le obbligazioni, emesse per esempio in dollari USA, che sono esenti dai rischi di cambio spesso significativi dei mercati emergenti e quelle che non lo sono. In altre parole, si tratta di un’asset class che include emittenti sovrani e quasi sovrani oltre a banche indonesiane, colossi energetici russi e produttori messicani di componenti automobilistici, per citare alcuni esempi. Comprende solidi emittenti ad alta capitalizzazione con rating elevati che non differiscono in misura significativa dagli emittenti dei mercati sviluppati, a eccezione del domicilio della rispettiva sede centrale, nonché imprese in difficoltà che faticano a trovare finanziamenti per le loro attività, forse a causa della debolezza istituzionale del rispettivo contesto di mercato. Alla luce di ciò, la necessità di esperienza e competenza è evidente.

Il secondo elemento da riconoscere è che questa complessità cela un’ampia gamma di opportunità in attesa di investitori disposti a coglierle. A causa della copertura irregolare e delle idiosincrasie dell’asset class, la figura di una guida o di un esperto – come un gestore attivo – può essere il fattore decisivo ai fini del successo.

Per esempio, la pandemia di coronavirus ha investito il mondo in maniera pesante e repentina all’inizio del 2020 e continua a incidere sulle economie sviluppate ed emergenti in vari modi. Soprattutto nella prima fase della crisi, le informazioni erano carenti e i partecipanti ai mercati avevano solo una visione nebulosa. I mercati emergenti hanno subito una flessione generalizzata e gli spread sono saliti a massimi storici e ovviamente non sostenibili. (A causa non solo della debolezza percepita da un certo punto di vista, ma anche del supporto senza precedenti fornito dalla Federal Reserve e altri organismi analoghi.) Tuttavia, la battaglia di molti mercati emergenti contro la pandemia ha avuto successo, facendo affiorare opportunità per gli osservatori oculati ed esperti.

Un’altra caratteristica tipica di questo universo è che i rating creditizi dei singoli emittenti non superano i rating dei rispettivi Paesi, ossia le obbligazioni societarie di un Paese con rating BBB ottengono molto raramente – se non mai – un rating A, anche laddove i loro fondamentali lo consentano. Ciò crea opportunità tra gli emittenti di qualità elevata di Paesi insicuri, per gli investitori in possesso di informazioni incontestabili.


Una opportunità attiva

In generale, una combinazione già complessa di rischi – valute, rating, settori, regioni, ecc. – interagisce con informazioni limitate creando opportunità improvvise, o pericoli inattesi, che un gestore attivo esperto può affrontare generando valore aggiunto. Ma il problema rimane: i gestori con tali caratteristiche sono alquanto rari. A causa delle suddette carenze a livello di investimenti e copertura storica, l’odierna infrastruttura della gestione patrimoniale non è adeguata al volume di opportunità disponibili. Tuttavia, coloro che si sono avventurati per primi in quest’area sono riusciti a creare un livello straordinario di capacità e varietà di soluzioni.