Chainalysis: I crimini di criptovalute calano del 19,6% nell’ultimo anno, ma crescono ransomware e furti Bitcoin

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Chainalysis, la società di dati blockchain, ha rilasciato la prima parte del 2024 Crypto Crime Mid-year Update, dedicato ai ransomware e al furto di Bitcoin.

Secondo l’analisi dell’azienda, il flusso di fondi di criptovaluta verso i servizi legittimi ha raggiunto i livelli più alti dal 2021, mentre l’attività illecita aggregata nello stesso periodo è scesa del 19,6%, passando da 20,9 miliardi di dollari a 16,7 miliardi di dollari.

Il ransomware continua ad aumentare

Sebbene nel complesso si sia registrato un calo delle transazioni illecite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il ransomware ha rappresentato una notevole eccezione. A questo punto dello scorso anno, Chainalysis ha riportato pagamenti cumulativi di ransomware per circa 449,1 milioni di dollari fino alla fine di giugno 2023. Quest’anno, nello stesso periodo, i ricercatori hanno registrato un totale di 459,8 milioni di dollari di riscatti pagati, stabilendo che il 2024 sarà l’anno peggiore mai registrato.

I Bitcoin di nuovo nel mirino dei criptocriminali

Dopo un calo del 50% del valore delle criptovalute rubate nel 2023 rispetto al 2022, quest’anno si è assistito a una ripresa dell’attività di hacking. Il valore cumulativo rubato nell’anno 2024 ha già raggiunto 1,58 miliardi di dollari, circa l’84,4% in più rispetto al valore rubato nello stesso periodo dell’anno scorso. È interessante notare che il numero di incidenti di hacking nel 2024 ha superato solo marginalmente quello del 2023, aumentando solo del 2,76% su base annua. Gran parte della variazione del valore compromesso, quindi, è attribuibile all’aumento dei prezzi degli asset, in particolare del Bitcoin, che ha rappresentato il 40% del volume di transazioni associate al movimento post-hack dei fondi rubati. Ciò suggerisce anche che i ladri di criptovalute stiano “tornando alle origini”, prendendo di mira con maggiore frequenza le borse centralizzate piuttosto che privilegiare i protocolli DeFi, che sono veicoli meno popolari per lo scambio di Bitcoin. Gli aggressori, compresi quelli legati alla Corea del Nord, stanno sfruttando tattiche di ingegneria sociale sempre più sofisticate – tra cui la richiesta di posti di lavoro nel settore informatico – per rubare criptovalute infiltrandosi nelle borse centralizzate.

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