Scandalo emissioni: dopo Volkswagen tocca a Renault

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Il titolo della casa automobilistica francese crolla a Parigi, con la peggior perdita degli ultimi 17 anni che manda in fumo 2 miliardi di euro di capitalizzazione

L’ombra lunga dello scandalo dieselgate sembra allungarsi anche sulla casa automobilistica francese Renault.

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Al momento non è ancora chiaro se vi siano delle evidenze di scorrettezze da parte del costruttore d’oltralpe, sta di fatto che giovedì scorso gli inquirenti della Direzione generale della lotta alle frodi si sono recati in tre siti del gruppo per procedere con perquisizioni legate all’inchiesta sui test sulle emissioni.

L’indagine sul produttore francese è eseguita dalla commissione tecnica istituita dal ministro dell’Ambiente, Ségolène Royal, in seguito allo scandalo Volkswagen.
La Dgccrf (direzione generale della concorrenza, dei consumi e della lotta alle frodi), ha precisato Renault, è stata al centro tecnico di Lardy, al Technocentre e nella sede di Boulogne-Billancourt.

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La notizia, arrivata sui mercati, è stata sufficiente a dar cadere il titolo alla Borsa di Parigi, dove Renault ha registrato la peggior perdita degli ultimi 17 anni che ha mandato in fumo 2 miliardi di euro di capitalizzazione.

Secondo Renault, “i test in corso permettono di anticipare delle soluzioni per il miglioramento dei veicoli che usciranno dalle fabbriche e per quelli in circolazione, che il gruppo ha deciso di presentare quanto prima sotto la forma di un piano delle emissioni. Il piano punterà a rafforzare la performance energetica dei nostri veicoli”.
Renault sottolinea che il ministero dell’Ambiente ritiene “che la procedura in corso non evidenzi la presenza di un software che manometta i dati delle emissioni sui veicoli Renault”.