GDPR: la risposta della Scuola Internazionale di Etica & Sicurezza

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Il GDPR avrà conseguenze importanti su tutte le organizzazione che acquisiscono, trattano ed elaborano i dati personali. Non solo si devono soddisfare tutti i requisiti, ma occorre anche essere in grado di produrre documenti che dimostrino la compliance in modo da giustificare le scelte intraprese (principio dell’accountability).

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Un tema molto caldo soprattutto se si considera che la cybersecurity italiana vale un miliardo di euro e che la gestione dei dati determina il futuro economico delle organizzazioni.

Ma conosciamo davvero il tema del Data Protection? Questo tema in Italia è ancora materia da addetti ai lavori, si pensa che la data protection sia una norma da aggiungere alle altre, un costo da sostenere e non una straordinaria opportunità di crescita e di rilancio per un’azienda e il suo patrimonio di informazioni.

Il GDPR introduce un approccio di data protection viva, in continuo movimento, condivisa tra le unità organizzative e spostata verso i diritti fondamentali degli individui: dal diritto di accesso a quello di rettifica, dal diritto alla cancellazione/oblio a quello di limitare il trattamento, dal diritto alla portabilità dei dati a quello di opposizione. Stavolta il legislatore vuole una vera svolta, viste anche le sanzioni previste che possono arrivare anche al 4% del fatturato annuo mondiale.

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Secondo l’ultima ricerca veicolata dall’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano in oltre un’impresa italiana su due (il 51%), è in corso un progetto strutturato di adeguamento alla nuova regolamentazione Ue in materia di trattamento dei dati personali che diventerà pienamente applicabile a partire dal 25 maggio 2018 (erano appena il 9% un anno fa) e un altro 34% sta analizzando nel dettaglio requisiti e piani di attuazione. Contemporaneamente, cresce al 58% (rispetto al 15% di un anno fa) la percentuale di aziende che hanno già un budget dedicato all’adeguamento al Gdpr.

Uno dei principali elementi di novità è dato dalla figura del Data Protection Officer: il DPO (figura interna o esterna all’azienda) avrà un compito determinante, sarà un supervisore indipendente che avrà una posizione molto simile a quella dell’Organismo di Vigilanza (ex d.lgs. 231/01) con la finalità di garantire che l’organizzazione sia conforme al GDPR.

Come scegliere dunque il DPO considerando le competenze giuridiche, normative, organizzative, gestionali e tecnologiche che deve avere?
Viene in aiuto la norma UNI 11697:2017 che delinea le qualifiche e i requisiti di studio e professionali che i profili devono possedere. Alla norma UNI si aggiunge il tema della certificazione volontaria che è indubbiamente un elemento aggiuntivo in termini di garanzia, tanto per il singolo professionista quanto per l’Organizzazione.

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Cosa faranno le aziende? “Possiamo testimoniare che le Organizzazioni sensibili al tema e più mature, in termini di conoscenza della materia, ci chiedono un percorso formativo finalizzato alla certificazione e, allo stesso modo, i professionisti che desiderano intraprendere la professione di DPO” commenta Paola Guerra, direttrice della Scuola Internazionale Etica & Sicurezza. “Dalle aziende che abbiamo interpellato direttamente attraverso la nostra survey qualitativa (abbiamo lavorato sulle risposte raccolte, il 20% del campione interpellato fatto di referenti di aziende di grandi dimensioni, nazionali e multinazionali) ci risulta che: i settori su cui si ritiene che il GDPR impatterà di più sono TLC (telecomunicazioni) e Sanità; la metà delle aziende ha iniziato il processo di adeguamento alla norma; un quarto non era a conoscenza della norma UNI 11697:2017; un quinto ritiene che la nuova norma non è utile”.

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