Debito emergente tra volatilità e inflazione dei mercati globali

Jonathan Mann -

In ottobre si è verificata un’ondata significativa di vendite sui mercati azionari, che ha portato alla peggiore performance mensile dell’S&P500 dal 2011 (-6,95%). Le valutazioni ritenute più economiche di altri mercati azionari non hanno contribuito ad attutire la loro performance: l’Euro Stoxx (-5,9%), il Nikkei (-9,1%), il FTSE100 (-5,1%) e l’MSCI-EM (-8,78%) hanno sofferto allo stesso modo.

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Le ragioni più probabili per la correzione dell’azionario includono: l’effetto dell’aumento dei tassi d’interesse, in particolare i tassi reali (il rendimento a 10 anni dei TIPS statunitensi è salito di 35 punti base in 2 mesi); una correzione delle valutazioni per le azioni tecnologiche (il NASDAQ è sceso del 9,20%); l’aumento delle probabilità di recessione nei prossimi trimestri; e, naturalmente, i soliti sospetti sulle strategie di trading basate su algoritmi.

Lo sviluppo dei mercati emergenti e delle esportazioni dovrebbe continuare a beneficiare della debole ma stabile crescita dei mercati sviluppati e dall’espansione dei volumi degli scambi commerciali, anche se ci aspettiamo che ad un certo punto l’economia statunitense potrebbe rallentare il ritmo di crescita a causa della stretta monetaria. La crescita della valuta sottostante e del credito inferiore alle attese che si è registrata in molti mercati emergenti significa che le pressioni inflazionistiche derivanti dalle recenti svalutazioni della moneta dovrebbero essere temporanee, e la maggior parte delle banche centrali può permettersi di lasciare ampia libertà di movimento alla valuta, che funziona come meccanismo di ribilanciamento. Molti stati con un deficit delle partite correnti hanno adottato politiche monetarie restrittive, che potrebbero, nel tempo, aiutare la stabilizzazione delle riserve straniere.

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Le sanzioni contro l’Iran dovrebbero sostenere il prezzo del petrolio grezzo e sembrerebbe che l’“OPEC+” non sia in grado di coprire interamente il calo dell’offerta derivante dalle sanzioni, sostenendo così i prezzi dell’energia. In Cina, la politica di “inasprimento normativo” è stata sostituita da un “allentamento monetario” più aggressivo e da misure fiscali per stimolare i consumi e sostenere le imprese private che si trovano in difficoltà a seguito dell’impatto della guerra commerciale. Gli investimenti infrastrutturali sono ancora deboli.

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Il bilancio della Fed si sta riducendo di oltre 30 miliardi di dollari al mese e il programma di QE della Banca Centrale Europea cesserà entro la fine dell’anno. Ciò sosterrà la pressione su quei paesi che dipendono maggiormente dai flussi di capitale globale per finanziare i disavanzi esteri e fiscali. Tuttavia, i tassi di riferimento delle Banche Centrali rimangono molto bassi in termini reali, sostenendo la ricerca di rendimento, e quindi il debito dei mercati emergenti da un punto di vista tecnico. In futuro, un’ulteriore ripresa della volatilità dei mercati globali e/o un rallentamento degli Stati Uniti potrebbero portare a un’inclinazione più accomodante della Fed, che sarebbe di supporto per gli asset dei mercati emergenti. L’emissione sovrana di debito emergente ha già raggiunto i 132 miliardi di dollari da inizio anno, per cui per la maggior parte dei Paesi il fabbisogno di finanziamento è stato soddisfatto. I flussi dei fondi obbligazionari emergenti sono stabili e riteniamo che gli investitori globali rimangano strutturalmente sotto-allocati nel credito emergente. Dopo il recente allargamento dello spread nel segmento ad alto rendimento, il dato dell’indice J.P. Morgan EMBI Diversified – 360 punti base – è ampio rispetto alla media post-Lehman, per cui le valutazioni sono interessanti.

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Notiamo tre principali rischi per il panorama futuro. Livelli superiori alle attese per quanto riguarda l’inflazione dei prezzi o dei salari negli USA potrebbero accelerare gli aumenti dei tassi dalla Fed, spingendo al rialzo il dollaro e portando a un periodo di volatilità per i mercati obbligazionari e azionari. Infine, sebbene il nostro scenario di base sia diverso, l’evidenza di un’ulteriore debolezza dell’economia cinese e un più debole Renminbi, potrebbe colpire i prezzi delle materie prime globali creando un effetto domino in Asia e il America Latina.


Jonathan Mann – Managing Director, Head of Emerging Market Debt – BMO Global Asset Management

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

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