COP27: gli 8 spunti principali

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La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 2022 (COP27) si è tenuta in un anno caratterizzato da pesanti impatti climatici e da una serie di sfide umanitarie, dalle guerre su diversi fronti e una ripresa economica non uniforme dopo una pandemia tuttora in corso, alle crescenti crisi alimentari, energetiche e dell’aumento del costo della vita. In questo contesto, il tempo a nostra disposizione per avviare un percorso verso un mondo sicuro dal punto di vista climatico sta rapidamente diminuendo, e si sta avvicinando quello che gli scienziati e il Segretario Generale delle Nazioni Unite definiscono il “decennio critico”. Dopo la COP26, le azioni per ridurre velocemente gli impatti del cambiamento climatico hanno raggiunto una fase di stallo.

Secondo il report Global Carbon Budget di quest’anno, se l’attuale tasso di emissioni di gas serra resta persistente, esiste il 50% di possibilità che il mondo superi la soglia dell’innalzamento delle temperature di 1,5°C in soli nove anni. Si prevede inoltre che le emissioni di CO2 aumentino dell’1% quest’anno, raggiungendo un nuovo picco e superando i livelli pre-pandemia. Ogni tonnellata di CO2 contribuisce ad aggravare il riscaldamento globale, sostiene l’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) delle Nazioni Unite nella sua ultima valutazione.

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È impossibile non considerare quanto sia urgente definire percorsi di transizione e roadmap credibili. Qui di seguito vengono evidenziati gli sviluppi principali in otto aree di interesse della COP27.

Mitigazione degli effetti del cambiamento climatico

Il Patto per il clima di Glasgow della COP26 ha chiesto ai Paesi di “rivedere e rafforzare” i loro Contributi Nazionali Determinati (NDC) entro il 2030. Gli NDC sono il fulcro dell’Accordo di Parigi e rappresentano gli sforzi di ciascun Paese per ridurre le emissioni a livello nazionale e adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. Tuttavia, quest’anno nessuna delle principali economie ha avanzato nuovi NDC o aggiornamenti.

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La Breakthrough Agenda è stata lanciata da una coalizione di 45 leader mondiali, che rappresentano complessivamente oltre il 70% del PIL globale, in occasione del vertice dei leader della COP26. Si tratta di un piano internazionale incentrato sulle tecnologie pulite, unico nel suo genere, volto a mantenere l’innalzamento delle temperature entro gli 1,5°C. Costituisce un quadro di riferimento per i Paesi e le imprese affinché collaborino e rafforzino le loro iniziative annuali nei settori con il maggior numero di emissioni, tramite una coalizione che riunisce le iniziative pubbliche, private e pubblico-private a livello globale. Le Prioritary Actions comprendono diversi accordi. Tra gli altri, lo sviluppo delle definizioni standard per l’acciaio a basse emissioni e a emissioni quasi zero, per l’idrogeno e per le batterie sostenibili, in modo da contribuire a indirizzare miliardi di sterline in investimenti, appalti e scambi commerciali. O ancora l’accelerazione per la realizzazione di progetti infrastrutturali, tra cui almeno 50 impianti industriali di grandi dimensioni che abbiano un impatto net-zero, almeno 100 valli dell’idrogeno e un pacchetto di grandi progetti infrastrutturali di grid di energia transfrontalieri. Tra gli accordi, la definzione di una data comune per la progressiva dismissione di auto e veicoli con motore a combustione interna, in linea con l’Accordo di Parigi. Durante il Solutions Day, paesi, imprese e città annunceranno un supporto significativo per gli obiettivi del 2040 a livello globale e del 2035 nei mercati più importanti. Per supportare le economie dei Paesi in via di sviluppo e i mercati emergenti, si è deciso di attivare una serie di nuove misure finanziarie con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza finanziaria e tecnologica, tra cui il primo grande programma di transizione industriale al mondo nell’ambito dei Climate Investment Funds. Infine,  promuovere gli investimenti in ricerca, sviluppo e dimostrazione (RD&D) nel settore agricolo per sviluppare soluzioni per affrontare le sfide legate all’insicurezza alimentare, al cambiamento climatico e al degrado ambientale.

Le catene del valore dei materiali, tra cui metalli e miniere, materiali da costruzione, plastica e imballaggi, sono responsabili di circa il 20% delle emissioni globali di gas serra (GHG). PepsiCo, Apple e Rio Tinto sono tra i nuovi membri di un club di corporate buyer che ha allocato 12 miliardi di dollari per acquistare acciaio, alluminio e altri prodotti a emissioni di carbonio vicine allo zero. I membri auspicano di sviluppare catene di approvvigionamento più ecologiche e di accelerare la produzione di tecnologie pulite. La First Movers Coalition sta crescendo anche grazie alle iniziative di aziende come la casa automobilistica General Motors e il provider svedese di energia Vattenfall, che si sono impegnate ad acquistare cemento e calcestruzzo “next-level-green” per almeno il 10% del loro consumo entro il 20301.

Adattamento al cambiamento climatico

Il concetto di adattamento ai cambiamenti climatici consiste nel modo in cui si affrontano gli impatti del clima. Per ogni frazione di grado di innalzamento delle temperature, le esigenze e i costi di adattamento lievitano velocemente.

Durante questi colloqui, i Paesi ricchi, il cui inquinamento ha contribuito in misura maggiore al cambiamento climatico, hanno accettato di esaminare la possibilità di creare un fondo per le perdite e i danni destinato ai Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, prima che venga presa una decisione ufficiale, è possibile che ci vogliano diversi anni. Il Pakistan è stato il Paese che si è espresso con maggior vigore durante il summit, viste le recenti inondazioni, e il Presidente Arif Alvi ha spinto i leader dei Paesi ricchi a “ripagare i danni”.

A partire dal 2021 i principali esperti mondiali di scienze naturali e sociali hanno presentato 10 insight chiave sui cambiamenti climatici. L’attenzione è focalizzata sui limiti della capacità del genere umano di adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico, che includono siccità, tempeste e inondazioni sempre più frequenti e violente. Dai risultati emerge che il potenziale di adattamento ai cambiamenti climatici non è infinito. L’innalzamento del livello del mare, che potrebbe sommergere le comunità costiere, e il caldo estremo, insostenibile per il corpo umano, sono esempi di limiti “hard” della nostra capacità di adattamento. Inoltre il report ha anche evidenziato che oltre 3 miliardi di persone vivranno in “punti di vulnerabilità”.

La Presidenza della COP27 ha lanciato il programma Food and Agriculture for Sustainable Transformation (FAST), per migliorare la quantità e la qualità dei contributi dei finanziamenti per il cambiamento per trasformare l’agricoltura e i sistemi alimentari entro il 2030, favorendo l’adattamento e il mantenimento di un percorso di innalzamento delle temperature entro gli 1,5°C, sostenendo al contempo la sicurezza alimentare ed economica. Questo programma di cooperazione multi-stakeholder offrirà risultati concreti per migliorare le capacità dei Paesi di accedere ai finanziamenti e agli investimenti per combattere il cambiamento climatico, aumentare le conoscenze e fornire supporto politico e possibilità di dialogo.

La US Development Finance Corporation ha dichiarato di voler sostenere le piccole e medie imprese che hanno in progetto di migliorare l’adattamento al cambiamento climatico in ambito agricolo, idrico, infrastrutturale e sanitario.

Perdite e danni

Per decenni i Paesi in prima linea nella lotta al cambiamento climatico, che hanno contribuito in misura minore alle emissioni globali, hanno esortato i Paesi sviluppati a fornire finanziamenti per le perdite permanenti in termini di vite umane, mezzi di sussistenza, terreni e ambiente. I Paesi in via di sviluppo e i piccoli Stati insulari hanno espresso l’esigenza di un chiaro rimando a nuovi strumenti di finanziamento che possano contribuire a coprire le perdite e i danni causati da eventi meteorologici sempre più estremi.

I negoziatori hanno stabilito di istituire un fondo per le perdite e i danni, che prevede che le nazioni ricche risarciscano i Paesi più poveri per i danni e le perdite economiche causate dal cambiamento climatico. La struttura dovrà essere definita entro il prossimo summit del 2023. Nell’ accordo non sono ancora indicati i Paesi che dovranno versare i contributi al fondo, né sono specificate le tempistiche per il rispetto degli impegni.

La finanza per il clima

Si stima che entro il 2030 i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di finanziamenti per combattere il cambiamento climatico, per eliminare i combustibili fossili e far fronte agli impatti climatici estremi. Le stime, che coprirebbero il fabbisogno di tutte le economie in via di sviluppo a livello mondiale ad eccezione della Cina, sono di gran lunga superiori a tutti i finanziamenti per il clima finora stanziati per aiutare i Paesi più poveri.

I membri della COP non hanno ancora rispettato l’impegno assunto nel 2009 di sostenere i Paesi in via di sviluppo con finanziamenti a favore del clima per un valore di 100 miliardi di dollari. Le Nazioni Unite stimano che entro il 2050 saranno necessari 125.000 miliardi di dollari di investimenti per raggiungere il net zero. La finanza privata svolgerà un ruolo fondamentale nella raccolta di questi capitali indispensabili.

McKinsey  stima che la spesa in conto capitale cumulativa in beni fisici (tecnologia, infrastrutture e risorse naturali) per la transizione net zero, dovrebbe passare dall’attuale media annuale di 5,7 trilioni di dollari a 9,2 trilioni di dollari da qui al 2050.

Circa la metà dei finanziamenti necessari può ragionevolmente essere ottenuta da fonti locali, rafforzando la finanza pubblica nazionale e i mercati dei capitali nazionali, attingendo anche agli ampi bacini di finanziamenti locali che le banche di sviluppo nazionali riescono a mobilitare. Tuttavia, anche i finanziamenti esterni, così come quelli della Banca Mondiale e di altre banche multilaterali per lo sviluppo, devono rivestire un ruolo fondamentale.

Energia

Circa il 70% delle emissioni globali di gas serra è legato all’energia utilizzata per la produzione di elettricità, riscaldamento e trasporti. Per raggiungere gli obiettivi climatici globali è essenziale smettere di consumare direttamente combustibili fossili nelle abitazioni, per i veicoli e nel settore industriale, mentre si continua il processo di decarbonizzazione delle reti elettriche.

Un’analisi del New Carbon Action Tracker ha evidenziato che i consistenti piani di espansione del gas – determinati dalla corsa al gas naturale a seguito della guerra in Ucraina – minacciano la soglia di innalzamento delle temperature globali entro gli 1,5°C. Le piattaforme gassifere oggi in costruzione, insieme ai piani di espansione, potrebbero aumentare le emissioni di oltre 1,9 gigatonnellate di CO2 equivalente ogni anno entro il 2030. Secondo un nuovo report di Climate Action Tracker, un think tank sul clima, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sono state annunciate 26 docking facility nell’UE.

Un nuovo Global Registry of Fossil Fuels (Registro globale dei combustibili fossili) è in fase di sviluppo e offrirà dati standardizzati, completi sulle riserve di combustibili fossili, che sono controllati dai governi e accessibili al pubblico. Questo significa che i Paesi sapranno quali riserve possiedono le altre nazioni, fattore che consentirà di portare avanti i negoziati sulla riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili. Inoltre, permetterà ai Paesi di essere chiamati a rispondere degli impegni assunti in materia di riduzione dei combustibili fossili. Attualmente i dati pubblici su queste riserve sono molto limitati. Il trattato, tuttavia, si scontra con i commenti che molti Paesi africani hanno espresso durante la COP27, in cui si chiedeva di adottare le stesse modalità di sfruttamento dei combustibili fossili per lo sviluppo economico di cui godono i paesi avanzati.

Una partnership tra Stati Uniti e Giappone offrirà all’Indonesia 15 miliardi di dollari per accelerare la graduale dismissione del carbone. Il Just Energy Transition Partnership (JETP), stipulato tra Giappone, Stati Uniti e altri Paesi dopo circa un anno di negoziati, consentirà all’Indonesia di accelerare gli sforzi per arrestare l’eccesso di capacità di produzione di combustibili fossili e di limitare i progetti di produzione di energia elettrica mediante carbone. Il modello JETP è stato sperimentato l’anno scorso per il Sudafrica, in occasione della COP26 di Glasgow.  Anche il Vietnam si appresta ad abbandonare il carbone, con un pacchetto di finanziamenti per il cambiamento climatico di almeno 11 miliardi di dollari.

Durante la COP27 è stata anche lanciata la Africa Just and Affordable Energy Transition Initiative (AJAETI). I tre obiettivi principali sono: offrire, entro il 2027, un supporto tecnico e politico per facilitare l’accesso all’energia a prezzi accessibili per almeno 300 milioni di persone in Africa; fornire l’accesso a combustibili e tecnologie pulite per la preparazione degli alimenti; aumentare la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili del 25%.

È stata annunciata anche la Planning for Climate Commission, una nuova iniziativa globale, che mira ad accelerare la pianificazione e le approvazioni per la massiccia diffusione delle energie rinnovabili e dell’idrogeno verde, indispensabili per affrontare i cambiamenti climatici e la sicurezza energetica. La Commissione è un’iniziativa congiunta della Green Hydrogen Organisation, dell’International Hydropower Association, del Global Wind Energy Council e del Global Solar Council.

L’RMI e Lion’s Head Global Partners si sono alleati per lanciare il Project Preparation Facility da 15 milioni di dollari e il Caribbean Climate Smart Fund da 75 milioni di dollari per finanziare progetti energetici in tutta l’area dei Caraibi. Questi progetti sosterranno la resilienza climatica per far fronte all’intensificarsi delle tempeste, stabilizzeranno i prezzi dell’elettricità e aumenteranno la sicurezza energetica, consentendo al contempo di risparmiare decine di milioni di dollari all’anno sulle importazioni di combustibili fossili.

Le organizzazioni che rappresentano i settori dell’energia eolica, solare, idroelettrica, dell’idrogeno verde, dell’accumulo di energia a lunga durata e dell’energia geotermica hanno annunciato la volontà di collaborare ufficialmente in una Global Renewables Alliance senza precedenti: riunisce tutte le tecnologie necessarie per la transizione energetica, per assicurare che avvenga rapidamente. Oltre a garantire il raggiungimento degli obiettivi, l’alleanza si propone anche di posizionare le energie rinnovabili come la colonna portante dello sviluppo sostenibile e della crescita economica.

Una nuova analisi dell’Africa Green Hydrogen Alliance (AGHA) e di McKinsey afferma che l’idrogeno verde potrebbe industrializzare da un punto di vista sostenibile il continente africano e aumentare il PIL dal 6% al 12% in sei Paesi strategici. Secondo il report, entro il 2050 l’idrogeno verde potrebbe far registrare un aumento del PIL pari a 126 miliardi di dollari in Egitto, Kenya, Mauritania, Marocco, Namibia e Sudafrica, equivalente al 12% dell’attuale PIL di questi Paesi. L’AGHA, con il sostegno degli UN Climate Change High-Level Champions, della Green Hydrogen Organisation e della African Development Bank, invita a una maggiore cooperazione tra i governi e il settore privato per stimolare gli investimenti necessari.

Belgio, Colombia, Germania, Irlanda, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti hanno aderito alla Global Offshore Wind Alliance (GOWA), che mira a promuovere a livello mondiale l’adozione dell’eolico offshore, coinvolgendo governi, organizzazioni internazionali e il settore privato per ridurre il gap di emissioni e migliorare la sicurezza energetica.

I partecipanti ai negoziati non sono riusciti a trovare un accordo sulle misure per accelerare la riduzione delle emissioni, dato che solo pochi Paesi hanno presentato nuovi piani. La riduzione graduale di tutti i combustibili fossili non è stata inserita nell’accordo finale, nonostante le pressioni di decine di Paesi. Al contrario, l’accordo definitivo menziona “gli sforzi per la riduzione graduale dell’energia a carbone ancora utilizzata e l’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili”.

Iniziative per il metano

Il metano rilasciato dalle attività umane è responsabile di circa il 25% dei cambiamenti climatici di origine antropica. Alla COP27 si sono registrati diversi sviluppi in questo senso.

L’impegno della COP26 a ridurre del 30% le emissioni di uno dei gas serra maggiormente inquinanti entro la fine del decennio ha raccolto più di 150 firme. Cina e India sono i grandi assenti della lista. Sono ancora in corso trattative per convincere gli altri principali responsabili delle emissioni di metano, come l’Algeria, l’Azerbaigian e il Turkmenistan, a firmare.

La Cina ha anche annunciato di aver stilato una bozza di strategia nazionale per il metano, che riguarderà le tre principali fonti di emissioni: energia, agricoltura e rifiuti. Gli obiettivi preliminari saranno fissati in un’area in cui la Cina è attualmente considerata debole dal punto di vista statistico.

L’ONU ha annunciato l’intenzione di introdurre un database pubblico delle perdite globali di metano rilevate dai satelliti spaziali. Il Methane Alert and Response System (MARS) è una nuova iniziativa volta a potenziare gli sforzi globali per individuare e agire sulle principali fonti di emissione in maniera trasparente e accelerare la realizzazione del Global Methane Pledge. MARS segnalerà ai governi, alle aziende e agli operatori la presenza di grandi fonti di metano per promuovere una rapida azione di mitigazione di questo pericoloso gas. Così facendo, le aziende e gli operatori del settore Oil&Gas saranno sottoposti a controlli più stringenti per limitare le emissioni di metano.

Mercati del carbonio

Quest’anno i partecipanti alla COP27 sono stati chiamati a stabilire linee guida precise per garantire che i crediti utilizzati nel mercato globale del carbonio rappresentino una reale riduzione delle emissioni. Il prezzo del carbonio comprende attualmente il 30% delle emissioni globali, con un prezzo medio di 6 dollari/tCO2.

L’inviato statunitense per il clima John Kerry ha proposto un nuovo piano per espandere la vendita di crediti di carbonio al fine di incentivare i progetti rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo. Il progetto, denominato “Energy Transition Accelerator”, è stato criticato da alcuni esperti del mercato del carbonio e da alcuni ambientalisti che hanno affermato che il progetto rispecchia il fallimento di un sistema di compensazione creato decenni fa, ovvero il Clean Development Mechanism delle Nazioni Unite.

Un gruppo di Paesi africani, tra cui Kenya, Malawi, Gabon, Nigeria e Togo, insieme a Standard Chartered, hanno annunciato l’intenzione di voler sostenere una nuova iniziativa volta a espandere l’uso delle compensazioni di carbonio nel continente. Tale iniziativa mira a produrre 300 milioni di crediti all’anno entro il 2030 e 1,5 miliardi entro il 2050.

Un report del gruppo di esperti di alto profilo delle Nazioni Unite dedicato agli impegni a emissioni net zero degli enti non statali ha evidenziato l’importanza dei crediti di carbonio. In base ai risultati, i crediti di carbonio ad alta integrità nei mercati volontari dovrebbero essere utilizzati per mitigare le emissioni anche al di là della catena del valore, ma non possono essere computati nelle riduzioni intermedie delle emissioni richieste da un ente non statale nel proprio percorso di azzeramento delle emissioni.

Il framework High-Quality Blue Carbon Principles and Guidance è stato presentato di recente per guidare lo sviluppo e la sottoscrizione di progetti e crediti blue carbon di alta qualità. Si stima che il mercato dei crediti di carbonio raggiungerà i 50 miliardi di dollari nel 2030 e il blue carbon è molto richiesto. Gli ecosistemi costieri di blue carbon sono valutati oltre 190 miliardi di dollari ogni anno e si prevede che possano ridurre i costi associati a impatti ambientali quali le inondazioni per oltre 65 miliardi di dollari l’anno.

Acqua

La Presidenza della COP 27 ha lanciato l’iniziativa Action on Water Adaptation and Resilience (AWARe) che mira a far sì che le risorse idriche siano al centro dell’azione in materia di adattamento e resilienza, offrendo soluzioni di adattamento transitorie per il pianeta e la popolazione, a partire dalle comunità e dagli ecosistemi più vulnerabili del pianeta presenti in Africa. L’iniziativa si articola su tre obiettivi prioritari: ridurre le perdite d’acqua e migliorare l’approvvigionamento idrico a livello mondiale; proporre e sostenere l’attuazione di politiche e metodi concordati tra le parti per un’azione congiunta di adattamento alle risorse idriche e dei suoi co-benefici; promuovere la cooperazione e le sinergie tra gli interventi a favore delle risorse idriche e del clima per raggiungere il sesto Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite: acqua pulita e servizi igienici per tutti

L’African Cities Water Adaptation Fund (fondo ACWA) è un nuovo strumento di finanza mista incentrato sul continente africano che mira a sostenere lo sviluppo e l’attuazione di oltre 200 progetti in 100 città africane entro il 2032. Lanciato dal World Resource Institute (WRI) insieme a partner del settore pubblico e privato, banche di sviluppo, impact investor, enti statali e non statali ed esperti, sostiene i leader delle città a finanziare e portare su scala soluzioni di resilienza idrica ad alto impatto in tutta l’Africa, facendo leva sui finanziamenti privati e coordinando al meglio i fondi del settore pubblico insieme agli aiuti per combattere il cambiamento climatico e per lo sviluppo.

I firmatari della Dichiarazione di Glasgow per un’impronta idrica equa hanno esortato i governi dei Paesi sviluppati e in via di sviluppo, le imprese progressiste, i finanziatori e le ONG a aderire a questa iniziativa di leadership che pone il tema della resilienza climatica e della gestione equa delle risorse idriche al centro dell’economia globale entro il 2030. Perù, Malawi, Madagascar, Finlandia, Panama, Regno Unito, imprese, investitori e società civile hanno già avviato iniziative in tal senso.