Recenti sviluppi nel campo degli investimenti sostenibili

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Nel primo trimestre dell’anno abbiamo assistito alla rapida evoluzione della sostenibilità e degli investimenti sostenibili. Vi sono da evidenziare, in particolare, tre ambiti di sviluppo. Il primo riguarda l’informativa sulla sostenibilità. L’International Sustainability Standards Board ha pubblicato la prima serie di norme che riguardano i rischi e le opportunità nel campo della sostenibilità e altri indicatori correlati in modo più specifico al clima. La speranza è che queste norme portino a una maggiore coerenza. Diverse giurisdizioni hanno già espresso la volontà di aderire a tali standard e di farvi riferimento per delineare le norme sull’informativa per la sostenibilità da fornire da parte delle aziende. È importante perché sappiamo che buona parte delle norme sulla finanza sostenibile ruota attorno all’informativa. Determina il modo in cui consideriamo i fattori ESG nelle decisioni di investimento, ma anche le modifiche nell’allocazione del capitale ai fini dell’azzeramento delle emissioni nette. Dunque, questa è una buona notizia. Resta da vedere la portata del processo di armonizzazione. In Europa il regime informativo è già leggermente più ampio. Vedremo se continueranno con una serie di norme più dettagliate. Il criterio della rilevanza è particolarmente importante. L’ISSB ha adottato il criterio della rilevanza finanziaria, invece sappiamo che le norme europee adottano un approccio duplice. Considerano infatti anche i fattori non finanziari e l’impatto sull’ambiente e sulla società civile. Sarà interessante vedere come si svilupperà la questione.

Il secondo ambito riguarda la stagione delle assemblee: quest’anno ci sono già state parecchie assemblee e delibere aziendali. Il clima è stato certamente un tema prevalente nelle delibere degli azionisti. Abbiamo visto che il sostegno degli azionisti è in lieve calo, ma è ancora troppo presto per dire se il motivo è che le delibere stesse stanno cambiando e diventano troppo rigide sui piani di transizione climatica. O forse dipende dal fatto che le norme hanno già reso obbligatoria la divulgazione di alcune informazioni che normalmente associavamo alle delibere aziendali. La diversità è aumentata nella maggior parte dei mercati, concentrata principalmente sulla diversità di genere, ma anche più in generale, soprattutto negli Stati Uniti. Sono aumentate anche le delibere cosiddette anti-ESG. Negli Stati Uniti sono state circa 40, spesso in linea con la formulazione tipica delle delibere degli azionisti, ma in molti casi richiedono un’analisi dei costi/benefici sull’informativa richiesta dalla maggior parte degli azionisti. I temi della natura e della biodiversità stanno iniziando a essere dibattuti in assemblea, ma siamo solo all’inizio, si sta passando da una prospettiva volontaria che incoraggia più trasparenza e più informazioni sull’operato degli asset manager, e si sta iniziando a votare su questi aspetti.

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Infine, per quanto riguarda il Regolamento sull’informativa sulla sostenibilità nei servizi finanziari e in generale il pacchetto UE sulla finanza sostenibile, ci sono stati diversi sviluppi. Sono state presentate quattro nuove aree della tassonomia. Le definizioni riguardano l’acqua, l’economia circolare, l’inquinamento, ecc., tematiche che poi troveremo nell’informativa aziendale. È stata inoltre chiarita la definizione di investimenti sostenibili, per quanto non fornisca ulteriori dettagli, e lascia ancora al mercato la responsabilità di definire in che termini gli investimenti sostenibili contribuiscono agli sviluppi ambientali e sociali, se seguono le buone prassi di governance e il principio del “non nuocere”. C’è stata inoltre la prima consultazione sullo standard tecnico SFDR sull’opportunità di ampliare gli indicatori sugli effetti negativi per la sostenibilità per includere altri indicatori sociali, oltre a qualche dettaglio in più sul clima. È un’area dove vengono forniti sempre più chiarimenti e linee guida.

Per quanto riguarda le previsioni per il resto dell’anno, è possibile concentrarsi su due aree. Una riguarda i piani di transizione climatica. Usciranno nuove linee guida, dunque nel Regno Unito la taskforce sulla transizione pubblicherà le sue raccomandazioni in autunno. Sarà molto utile, dato che si vota sempre più spesso sui piani di transizione climatica e in certe giurisdizioni come la Francia si sta valutando di rendere obbligatorio per le aziende il voto su un piano di transizione. Naturalmente è molto importante capire in che termini un piano di transizione può essere credibile, non solo per essere certi di centrare l’obiettivo net zero, ma anche per capire in che termini investitori e gestori si devono impegnare nel processo per l’azzeramento delle emissioni nette. Altre tematiche relative ai piani di transizione che stanno venendo alla luce riguardano le interdipendenze. Chiaramente la politica del governo è fondamentale per consentire la transizione da parte delle aziende. Si esamina inoltre la dipendenza con la natura, la giusta transizione e l’elemento sociale correlato ai piani net zero.

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Il secondo ambito riguarda la natura e la biodiversità. Abbiamo già accennato alla pubblicazione della TNFD, la taskforce sull’informativa finanziaria relativa alla natura. La versione finale uscirà a settembre. Si è già fatto molto a livello aziendale e degli investitori, in considerazione anche della taskforce sull’informativa finanziaria relativa al clima (TCFD) che dovrebbe iniziare a fornire un quadro normativo per la divulgazione di maggiori informazioni sulla biodiversità. L’interdipendenza e l’impatto della natura per net zero, ma anche il suo valore intrinseco, diventano sempre più rilevanti e più ovvi per gli investitori.