Il ruolo dell’analista in mercati finanziari sempre più digitalizzati
Pochi giorni fa Wall Street Italia ha chiesto a Pietro Poletto, presidente dell’AIAF Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria, come è mutato il ruolo dell’analista in mercati finanziari sempre più digitalizzati. “L’analista finanziario è una figura professionale trasversale” ha risposto Poletto “in continua evoluzione che deve governare i cambiamenti in atto, sia di natura normativa sia di natura tecnologica applicata allo sviluppo dei mercati. In questo ambito l’analista deve avere un approccio propositivo, cercando di anticipare i nuovi trend e mantenendo al contempo un elevato standard qualitativo nella promozione e divulgazione della cultura finanziaria. Uno dei temi principali al momento è come cambierà il suo ruolo con l’avvento dell’intelligenza artificiale”.
In effetti la figura dell’analista finanziario ha subito un’evoluzione significativa nel corso degli anni, influenzata da vari fattori, tra cui l’avanzamento tecnologico, la globalizzazione dei mercati e l’aumento della complessità delle dinamiche finanziarie. Non a caso l’AIAF ha creato il Centro per la Ricerca sugli Algoritmi per fornire in anticipo valutazioni di rischi e opportunità delle nuove tecnologie.
L’evoluzione storica
Negli anni ’80 e ’90, l’epoca dell’analisi tradizionale, l’analista finanziario era principalmente focalizzato sull’analisi fondamentale, che coinvolgeva l’analisi dei bilanci aziendali, dei rapporti finanziari e dell’ambiente economico generale. Gli strumenti tecnologici erano limitati e gran parte del lavoro era manuale, basato su fogli di calcolo, ricerche di mercato ed esperienza personale.
Con la rivoluzione tecnologica del terzo millennio e con l’avvento di internet e dei software finanziari avanzati, gli analisti hanno iniziato a fare uso di database complessi, modelli quantitativi e tecniche di data mining. Questo ha permesso un’analisi più dettagliata e tempestiva, oltre che un miglioramento dell’efficienza e dell’accuratezza delle previsioni.
L’ultimo decennio però ha visto l’affermarsi di un fenomeno che ha sovvertito gli equilibri precedenti: l’avvento dei big data e dell’IA. L’integrazione dei big data e dell’intelligenza artificiale ha trasformato ulteriormente il ruolo dell’analista finanziario. Gli algoritmi di machine learning sono utilizzati per identificare pattern nascosti e prevedere i trend di mercato con maggiore precisione. L’analista moderno deve quindi possedere competenze non solo in finanza, ma anche in tecnologia e analisi dei dati.
Futuri cambiamenti
L’IA continuerà a rivoluzionare la professione, automatizzando molte delle attività ripetitive e lasciando agli analisti il compito di interpretare i dati e prendere decisioni strategiche. La capacità di comprendere e lavorare con strumenti di IA sarà essenziale.
Sostenibilità e finanza ESG: la crescente importanza dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) sta cambiando il modo in cui le aziende vengono valutate. Gli analisti finanziari devono ora considerare anche questi fattori, oltre a quelli puramente economici, nella loro valutazione delle imprese. Inoltre, con l’espansione dei mercati emergenti e la globalizzazione dell’economia, gli analisti dovranno essere più flessibili e avere una conoscenza approfondita delle dinamiche internazionali.
Nuove competenze e ruoli
Il ruolo dell’analista finanziario continuerà a diversificarsi. Saranno richieste competenze in campi come la gestione del rischio, la sicurezza informatica e la gestione delle crisi. In futuro, potremmo vedere l’emergere di specializzazioni sempre più definite all’interno della professione. L’analista finanziario si sta trasformando da un ruolo focalizzato esclusivamente sulla finanza tradizionale a una figura ibrida, capace di combinare competenze finanziarie, tecnologiche e strategiche per navigare in un contesto economico in continua evoluzione.
“L’introduzione della normativa CSRD Corporate Sustainability Reporting Directive” ribadisce a Wall Street Italia Pietro Poletto “incrementerà il numero di aziende obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità. Si stima di passare dalle attuali 200 imprese ad oltre 5.000 nei prossimi anni. La rendicontazione dovrà attenersi ai regolamenti europei, in particolare agli standard EsSRS (European Sustainability Reporting Standards), redatti da Efrag (l’organismo di Advisory della Commissione Europea nel campo del reporting aziendale) che renderanno obbligatorio sottoporre il bilancio di sostenibilità a revisione”.