Mercati emergenti: vincitori e vinti dal possibile impatto della politica USA

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Il contesto di mercato è passato dall’incertezza elettorale negli USA all’incertezza su quali saranno le prossime politiche. L’ampiezza e la sequenza delle azioni che verranno messe in atto – fra cui il sostegno ai driver di crescita negli Stati Uniti, come la deregolamentazione rispetto a politiche che potrebbero frenarla,  e come quelle in materia di immigrazione e commercio – avranno impatti diversi sui mercati emergenti.

È troppo presto per valutare quale sarà la loro incidenza, ma è probabile che ci saranno vincitori e vinti tra i mercati emergenti. Alcuni Paesi potranno trarne beneficio, se la Cina inizierà a importare beni interrompendo le forniture dagli USA, come nel caso delle importazioni agricole che potrebbero essere dirottate dagli Stati Uniti al Brasile. Altri Paesi inoltre potrebbero trarre vantaggio dalla diversificazione delle catene di approvvigionamento dalla Cina, anche se è probabile che l’amministrazione Trump vigilerà sul commercio indiretto per aggirare i dazi.

Potrebbero emergere alcuni vincitori nell’ambito delle relazioni bilaterali, tra cui Argentina e El Salvador, anche se l’impatto di questo vantaggio potrebbe essere parzialmente compensato da una crescita globale più lenta o dalla dipendenza dai mercati esteri.

Nel breve termine, prevediamo che l’incertezza politica peserà probabilmente più sul debito in valute locale che sul debito in valuta forte. Pertanto i nostri portafogli total return sono in gran parte concentrati sul debito denominato in dollari, con un’enfasi sugli emittenti idiosincratici high yield. Nei nostri portafogli in valuta locale, dov’è probabile che si assista a un prolungato periodo di elevata volatilità delle valute, individuiamo opportunità nelle economie con driver di tipo bottom-up in miglioramento e che sono meno influenzate dai cambiamenti della politica statunitense.

Più in generale, i mercati emergenti sono una classe d’investimento al cui interno ci sono oltre 70 Paesi, che offrono ampie opportunità di diversificazione. Il credito sovrano dei mercati emergenti, inoltre, dipende molto meno dall’Asia rispetto ai titoli azionari dei mercati emergenti, il che costituisce un cuscinetto. Tra i driver di crescita sul lungo termine si annoverano il de-risking delle catene di approvvigionamento e la conseguente regionalizzazione del commercio, la domanda strategica di metalli per alimentare la transizione climatica e la crescita dell’IA, nonché la crescita strutturale della classe media dei paesi emergenti, soprattutto alla luce delle sfide demografiche che il mondo sviluppato deve affrontare.

Le valutazioni appaiono interessanti, soprattutto nel contesto di una classe d’investimento all’inizio o a metà del ciclo: i rendimenti del comparto investment grade sono al novantesimo percentile rispetto all’andamento storico, e gli spread presentano una differenza di circa 40 punti base in rapporto al segmento investment grade statunitense. Inoltre, gli spread dei titoli sovrani high yield dei mercati emergenti sono di circa 300 punti base rispetto ai titoli sovrani high yield statunitensi.