Perché investire ancora in azioni?

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Da quando le banche centrali hanno alzato i tassi d’interesse, le obbligazioni sono diventate molto più allettanti. Già scegliendo titoli sicuri con scadenza a breve termine si possono ottenere rendimenti superiori al 3%: alcuni investitori potrebbero quindi chiedersi se in futuro valga ancora la pena di correre il (presunto) rischio di un investimento in azioni.

Ultimamente i titoli a reddito fisso sono diventati più interessanti e l’incremento dei rendimenti obbligazionari sta mettendo sotto pressione le valutazioni azionarie. Un ulteriore aumento dei tassi d’interesse non implica necessariamente un calo dei prezzi delle azioni nel medio-lungo termine, almeno non per le società di qualità accuratamente selezionate, i cui utili crescono in modo sostenibile compensando ampiamente un moderato calo delle valutazioni. Al contempo, infatti, stiamo assistendo a un periodo prolungato di fiammate inflazionistiche, che potrebbe far lievitare i fatturati e gli utili aziendali – per lo meno in termini nominali – consentendo di ottenere rendimenti reali soddisfacenti. Di conseguenza, è proprio quando l’inflazione si dimostra ostinata o continua ad aumentare che le partecipazioni azionarie – a differenza delle obbligazioni – rappresentano un’ottima occasione per archiviare rendimenti reali interessanti, che nel lungo periodo dovrebbero superare quelli delle obbligazioni.

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L’elevata qualità delle aziende è una delle principali linee guida dei nostri investimenti. Per noi le imprese di qualità sono quelle che hanno maggiore probabilità di generare buoni rendimenti anche in futuro. Questo perché, nel lungo periodo, i prezzi delle azioni seguono gli utili delle relative società, per quanto sia impossibile sottrarsi a eventuali flessioni nel breve termine. E soprattutto quando il sentiment sul mercato è negativo, è importante poter contare sulla qualità del modello di business.

Per trovare aziende di qualità non basta semplicemente confrontare indicatori e cifre. Ecco perché, quando dobbiamo selezionare le società in cui investire, ne osserviamo attentamente i modelli di business, cerchiamo di capirne i fattori di successo e ci serviamo di analisi di scenario per ipotizzarne l’andamento futuro. Ci concentriamo sulle aziende che a nostro avviso hanno una maggiore probabilità di generare rendimenti interessanti in futuro, privilegiando quelle che propongono prodotti o servizi che, dal punto di vista del cliente, non solo offrono un grande valore aggiunto, ma hanno anche una selling proposition unica e quindi non sono facilmente sostituibili.

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In generale, troviamo aziende di qualità in tutto il mondo e in quasi tutti i settori, almeno dove esistono segmenti di nicchia che offrono una crescita promettente e sostenibile. Tuttavia, poiché privilegiamo le aziende “artefici del loro destino” e il cui successo non è troppo legato all’andamento del mercato, nei nostri portafogli possediamo poche aziende di settori particolarmente ciclici.

Alcuni investitori, invece, speculano deliberatamente sul fatto che segmenti diversi beneficiano in misura altrettanto diversa degli sviluppi economici nel corso del ciclo – il che si riflette anche nei mercati finanziari. In vista di una ripresa, questi investitori si buttano sui settori prociclici, destinati a beneficiare della congiuntura favorevole. Poi, quando il boom sta per finire e le prospettive per i titoli prociclici iniziano a offuscarsi, si spostano verso i settori anticiclici che non dipendono dalla congiuntura.

Il problema è che il successo di questa strategia richiede previsioni accurate. In realtà, però, è estremamente difficile stabilire in anticipo quando inizierà una nuova fase di mercato. È pressoché impossibile fare previsioni puntuali, soprattutto su un orizzonte temporale breve. Solo in un’ottica di lungo periodo si può sperare di prevedere con un certo grado di probabilità gli sviluppi del mercato. La nostra strategia consiste invece nel partecipare al successo a lungo termine delle aziende. Noi selezioniamo le società in base a criteri fondamentali, concentrandoci anche sulla capacità dei loro team dirigenziali di affrontare le crisi.

Nei periodi difficili ci viene spesso chiesto perché non sostituiamo quasi mai le azioni in portafoglio. Noi siamo convinti che scegliere realtà con un team manageriale integerrimo e un modello di business sostenibile e di successo sia il modo migliore per gestire il rischio. Ci aspettiamo che nelle società di alta qualità, i dirigenti reagiscano alle sfide del mercato difendendo gli interessi della propria azienda.

Ne sono un esempio alcune note società tecnologiche che abbiamo da tempo in portafoglio e che si contraddistinguono per l’elevata crescita strutturale e la posizione negoziale vantaggiosa di cui godono presso clienti e fornitori proprio perché i loro prodotti sono spesso difficili da sostituire. Durante la crisi del coronavirus, il settore tecnologico ha suscitato grandi aspettative vista la rapida diffusione della digitalizzazione. In quel periodo, quindi, i prezzi di molte azioni tecnologiche sono schizzati alle stelle. Poiché sembrava che si prospettasse un forte incremento della domanda, alcune società informatiche hanno notevolmente aumentato le proprie capacità. Ma le cose sono andate diversamente. La presunta impennata della domanda di servizi digitali non si è concretizzata (almeno non nella misura prevista).

Queste aziende però hanno reagito prontamente all’errore di valutazione iniziale, tornando a ridimensionare le proprie capacità. Allo stesso tempo, il settore ha risentito in misura nettamente inferiore dell’impennata generalizzata dei costi indotta dall’inflazione, cosicché i margini sono comunque riusciti a risalire in concomitanza con una domanda ancora in crescita e minori costi da sostenere. Ci saranno sempre esercizi finanziari in cui anche le azioni di qualità accuratamente selezionate ottengono risultati inferiori a quelli del mercato nel suo complesso. E capiterà anche che i prezzi delle azioni crollino nel breve periodo, perché in un’ottica di breve termine gli sviluppi del mercato sono spesso condizionati dal sentiment degli operatori.

La pazienza è quindi d’obbligo per gli investitori. Ma nel lungo periodo, ciò che conta sono i fatti economici e con aziende di qualità accuratamente selezionate in portafoglio, gli investitori possono guardare al futuro con fiducia.