Enel, svolta green e investimenti

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Presentato il piano strategico al 2019, al via l’integrazione con Egp, che dirà addio al listino. Ma il mercato accoglie male le novità

Un’accelerazione del piano di risparmi e dimissioni, e una svolta verso le energie rinnovabili, con l’integrazione di Enel Green Power. Sono le novità annunciate oggi dai Cda di Enel e di Egp, che non hanno però avuto una accoglienza favorevole da parte degli investitori, visto che i titoli, a metà mattina sono in ribasso di circa tre punti percentuali sul listino di piazza Affari.

Il progetto di scissione parziale non proporzionale di Egp in favore di Enel prevede che le attività italiane e quelle straniere di Egp saranno inglobate in Enel e il titolo verrà delistato. Il concambio prevede che gli attuali azionisti di Egp riceveranno azioni di Enel di nuova emissione, con un rapporto di 0,486 azioni Enel per ciascuna azione Egp portata in concambio. Al termine dell’operazione, l’unico azionista con una partecipazione superiore al 2% del capitale di Enel sarà il Tesoro, con una quota però ridotta dall’attuale 25,54% al 23,569%. L’11 gennaio 2016 si svolgeranno le assemblee straordinarie delle due società per definire l’operazione. Per Egp è previsto l’addio alla quotazione.

Ma la svolta “green” di Enel non si limita alla fusione con Enel Green Power. Il piano strategico di Enel al 2019 prevede un nuovo impulso agli investimenti nelle energie rinnovabili. “A fronte delle consistenti opportunità di mercato e in linea con la crescente focalizzazione del Gruppo sulla generazione da rinnovabili, nel prossimo arco di piano (2016-2019) è previsto un aumento degli investimenti destinati allo sviluppo nelle energie rinnovabili, che saranno superiori al 50% dei nuovi investimenti per la crescita del Gruppo e che fanno di Enel Green Power il motore dello sviluppo di Enel”, spiega la società.

Nel complesso gli investimenti, nel triennio, saliranno da 2,7 miliardi a 17 miliardi, mentre i risparmi saranno pari a 1,8 miliardi (1 miliardo di riduzione dei costi operativi e 800 milioni in meno per la manutenzione), con un obiettivo di crescita dell’Ebitda da 6,7 a 7,2 miliardi (più 4% annuo). E saranno prepensionati, entro il 2019, 9.200 dipendenti, 6mila dei quali in Italia.

Importante anche il capitolo dismissioni, il cui valore sale da 5 a 6 miliardi. 

Il piano strategico prevede inoltre un utile netto ordinario di circa 3 miliardi nel 2015, che salirà a 3,1 miliardi nel 2016 e a 3,4 miliardi nel 2017.

Confermata la politica dei dividendi, con un dividendo minimo per azione di 0,16 euro per il 2015 e di 0,18 euro per l’anno prossimo. Nel 2018 è previsto un payout del 65%.

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