Ancora cauti su azionari ed emergenti, preferiamo investire nel credito

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Ad oggi, la situazione sanitaria si è evoluta senza molte sorprese. Sebbene sia necessario essere prudenti sull’attuale stato dell’epidemia in Cina, sembra che l’Europa, e soprattutto Italia e Spagna, abbiano tratto le opportune conclusioni dalla situazione cinese. Gli Stati Uniti, ora, si stanno preparando adeguatamente per fronteggiare il picco dell’epidemia nelle prossime due settimane.

Quali saranno le conseguenze economiche di questa crisi sanitaria? 

Per gli economisti è tempo di valutare i costi della crisi, il suo impatto sui bilanci di banche e aziende, settore per settore, e ovviamente l’impatto sui deficit pubblici. Queste stime, così come l’impatto sulle famiglie misurato attraverso il tasso disoccupazione, devono essere adattate tenendo conto degli stimoli fiscali già annunciati, come anche degli ammortizzatori sociali, che variano molto da Paese a Paese. Gli scenari anticipano una recessione globale nel 2020, a dispetto di un vigoroso rimbalzo dell’economia  atteso con inizio tra aprile e luglio, a seconda della velocità con cui ciascun Paese toglierà le misure di lockdown. Le previsioni si attestano fra -2,7% e -4,5% per l’Eurozona, fra -2% e -6,4% per gli USA, fra + 1,5% e 0% per la Cina: questo scenario si tradurrebbe in una crescita globale negativa nel 2020 di circa il -2,5% in media.

Dal punto di vista politico, nell’Eurozona, la velocità con cui sono stati adottati provvedimenti fiscali è stata senza dubbio positiva, ma dispiace rilevare come ancora una volta l’Eurozona sembri aver perso l’ennesima chance per dimostrare una vera coesione. Prevediamo che i pacchetti di stimoli andranno oltre i recenti annunci e possiamo solo sperare in azioni coordinate su larga scala, che potrebbero segnare anche un punto di svolta in termini di coordinamento europeo.

L’intervento delle banche centrali

L’intervento delle banche centrali è stato efficace nell’evitare la completa paralisi dei mercati. Evidentemente essi restano fragili e la liquidità continua ad essere molto scarsa nella maggior parte delle asset class, da quelle tipicamente illiquide fino ad alcuni mercati del debito governativo, come quelli italiano o spagnolo, in cui le transazioni di pochi milioni di euro sono ancora difficili da eseguire.

Qual è il giusto posizionamento?

Dopo lo choc, il futuro richiederà che le valutazioni di ogni singola asset class siano modulate sulle conseguenze specifiche della crisi. Oggi ci sembra che il rimbalzo sui mercati azionari, che negli USA hanno superato di molto i minimi di dicembre 2018, sia eccessivo. Continuiamo inoltre ad essere prudenti sugli emergenti, che continueranno ad essere condizionati negativamente da molti fattori. Sul mercato del credito, preferiamo il mercato del debito subordinato finanziario, così come il segmento Investment Grade, su cui il mercato primario si sta riaprendo e offre opportunità concrete, come già a gennaio 2009 alla fine della crisi finanziaria.