Il prossimo meeting potrebbe diventare un test per la BCE

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In un momento in cui le dimissioni del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, un critico implacabile della politica monetaria ultra-accomodante della BCE, trova eco sui giornali, il prossimo meeting della Banca Centrale potrebbe essere decisivo per un altro motivo.

Nelle ultime settimane, i rendimenti delle obbligazioni sovrane in Europa e negli Stati Uniti si sono mossi nettamente al rialzo, riflettendo le aspettative dei mercati di banche centrali sempre più “falco” su entrambe le sponde dell’Atlantico. In Europa, i mercati obbligazionari indicano l’inizio del ciclo di rialzo dei tassi di interesse già a fine 2022, in netto contrasto con la nuova forward guidance della BCE, le cui condizioni non saranno soddisfatte a questo punto.  In altre parole, nella sua prossima riunione, la BCE dovrà difendere la credibilità dei suoi stessi impegni.

È probabilmente corretto assumere che la BCE cercherà di prevenire un brusco deterioramento delle condizioni finanziarie nella regione nei prossimi mesi, e certamente subito dopo la fine del programma di acquisto di emergenza pandemico della BCE (PEPP), attualmente prevista a marzo 2022. Uno scenario realistico per la BCE per raggiungere questo obiettivo sarebbe quello di sostituire il PEPP con un programma più limitato e temporaneo “post-pandemia”. In questo scenario, la transizione per i mercati dei tassi dal PEPP al vecchio programma di acquisto di asset (APP) sarebbe molto più agevole. Allo stesso tempo, un nuovo programma temporaneo darebbe alla BCE più flessibilità rispetto all’APP per raggiungere i suoi obiettivi. La BCE ha anche suggerito molte volte che in termini di sequenza, intende prima di tutto fermare i suoi programmi di acquisto di obbligazioni, e solo successivamente inizierà ad aumentare i tassi. Anche questo percorso di sequenziamento sembra essere messo in dubbio dai prezzi di mercato.

Per queste ragioni, la prossima riunione potrebbe essere importante. La BCE potrebbe non solo ribadire la sua forward guidance, ma anche offrire maggiori informazioni sulle prospettive di acquisto di obbligazioni in Europa, prima dell’incontro chiave di dicembre.

Pertanto gli investitori obbligazionari si trovano di fronte a un dilemma di breve termine. Un’ulteriore prudenza sui mercati dei tassi è certamente giustificata, perché il ciclo dell’inflazione potrebbe essere ancora sottovalutato, soprattutto negli Stati Uniti, il che porterebbe a una posizione di politica monetaria più aggressiva. Allo stesso tempo, alla prossima riunione la BCE potrebbe decidere di assumere una posizione più accomodante, indicando di essere in linea con l’attuale percorso di rialzo dei tassi, ma rimandando l’avvio del rialzo almeno fino all’inizio del 2023. Questo probabilmente spingerebbe di nuovo i rendimenti delle obbligazioni europee più in basso, almeno temporaneamente.