L’obbligazionario è tornato

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L’inflazione ai massimi livelli rispetto alle ultime decadi ha costretto le banche centrali ad aumentare rapidamente i tassi di interesse, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari su tutta la linea. Ciò non ha aiutato coloro che cercavano una diversificazione dalle azioni poiché entrambe le asset class hanno sofferto contemporaneamente. Tuttavia, ora ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo di rialzi dei tassi poiché i timori sulla crescita catalizzano sempre più l’attenzione dei decisori politici. Riteniamo che ciò possa fornire un interessante punto di ingresso per gli investimenti in obbligazioni.

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La falsa credenza di un atterraggio morbido

Ora che la domanda non è più se l’inflazione rallenterà, ma quanto velocemente succederà e a che livelli si stabilizzerà alla fine, gli investitori si stanno chiedendo se la recessione sia una certezza o se ci sia ancora la possibilità di un atterraggio morbido.

In genere, le economie impiegano tra i 12 ei 24 mesi per metabolizzare un aumento o un taglio dei tassi, a seconda di quanto è indebitata l’economia. Se la storia ci insegna qualcosa, una transizione pulita da un’inflazione elevata a un’inflazione normalizzata mantenendo una crescita costante è estremamente improbabile. Le banche centrali tendono ad adottare politiche eccessivamente rigide in queste condizioni a causa dei ritardi lunghi e variabili della politica monetaria. Entriamo nel 2023 con una politica già fortemente restrittiva, con gran parte della stretta ancora da digerire e ulteriori aumenti in arrivo in molti mercati. A nostro avviso, ciò stimolerà una brusca flessione della crescita che è stata rilevata in una certa misura dai recenti dati del Purchasing Managers Index (PMI).

Un corollario naturale della recessione sarà un forte calo dell’inflazione. L’analisi mostra che negli ultimi 100 anni l’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti è diminuito in media del 7% durante le recessioni.

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I prezzi delle abitazioni sono la chiave

Un indicatore che stiamo osservando da vicino è l’edilizia abitativa in quanto è un settore altamente indebitato. Un calo di questo mercato dovrebbe avere un effetto a cascata sulla ricchezza delle famiglie, già erosa dal ribasso di quasi tutti i prezzi degli asset quest’anno.

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I prezzi delle case influenzano anche i modelli di spesa e, in ultima analisi, influiscono sulla salute dell’economia nel suo complesso. L’aumento dei tassi ipotecari ha drasticamente ridotto l’accessibilità economica, in particolare negli Stati Uniti. I prezzi sono in calo nel Regno Unito, Hong Kong, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. Anche il mercato immobiliare cinese sta attraversando un momento difficile, che naturalmente influisce sulla crescita economica globale.

Infine, anche i mercati immobiliari sono importanti per l’inflazione. La voce “Shelter” rappresenta circa un terzo del CPI statunitense. Negli ultimi mesi il CPI degli alloggi ha recuperato terreno rispetto all’aumento parabolico dei prezzi delle case registrato negli ultimi anni.

Lavoro e crescita

Guardando all’economia statunitense, molti analisti hanno sottolineato la resilienza del mercato del lavoro negli ultimi trimestri. Osservando gli indicatori anticipatori, stiamo già assistendo a una serie di licenziamenti o blocchi delle assunzioni annunciati dalle principali società del Paese, in particolare nel settore tecnologico. Questo trend, nel tempo, verrà confermato da dati chiave come i numeri degli stipendi e le richieste iniziali di disoccupazione.

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Nel complesso, il contesto di crescita dovrebbe indurre le banche centrali a sospendere e poi invertire alcune delle azioni politiche del 2022. Queste potrebbero includere l’interruzione della stretta quantitativa (vendita di obbligazioni) o l’inizio del taglio dei tassi, o una combinazione delle due. Riteniamo probabile che la Federal Reserve  possa sospendere i rialzi dei tassi nella prima metà del 2023 per poi passare a un ciclo di allentamento nel corso dell’anno. Questo determinerebbe un ambiente fertile per rendimenti obbligazionari molto solidi.

La storia mostra che generalmente la Fed fa una pausa di quattro/sei mesi prima di allentare i tassi, ma un taglio potrebbe essere accelerato se la disoccupazione aumentasse o altri indicatori economici si deteriorassero in modo particolarmente violento. Il mantenimento della stabilità dei prezzi è un obiettivo economico chiave insieme alla “massima occupazione”.

Incidenti finanziari, rischi geopolitici

Le banche centrali saranno inoltre attente ai segnali di rischio per la stabilità finanziaria che emergono dalla leva finanziaria nascosta o sottovalutata che si è accumulata in alcune parti del mercato durante anni di politica monetaria accomodante. In passato, un forte rialzo del dollaro USA, un aumento dei prezzi del petrolio o tassi di interesse a più lunga data che raggiungevano determinate soglie hanno aumentato il rischio di incidenti finanziari. Nel 2022, abbiamo assistito a tutti e tre questi fattori. Pertanto, consideriamo i prossimi 12 mesi come un “momento critico” per i mercati finanziari e rimaniamo attenti ai primi segnali di ulteriore instabilità.

Implicazioni sugli investimenti

Dato il contesto in evoluzione dell’inflazione e della crescita, riteniamo che i titoli di Stato negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda siano molto interessanti nel medio-lungo termine. Per quanto riguarda il posizionamento, le valutazioni in parti del settore delle obbligazioni societarie ad alto rendimento e investment grade dei mercati sviluppati sembrano convincenti. Tuttavia, la selezione del credito è importante in questo contesto poiché i tassi di insolvenza sono destinati a salire nei prossimi anni. Pertanto, preferiamo i settori difensivi e obbligazioni garantite in aree come le telecomunicazioni e operatori via cavo, ad esempio. Riteniamo inoltre che il dollaro USA sia in procinto di raggiungere il suo massimo mentre ci avviciniamo al pivot della Fed. Il cambio di politica monetaria, quando verrà implementato, andrà anche a vantaggio del debito dei mercati emergenti, in particolare quelli ricchi di materie prime come il Brasile e di alcune valute dei mercati emergenti. Per il momento la nostra esposizione ai mercati emergenti rimane contenuta, ma rappresenta certamente un’area di attenzione per potenziali opportunità future.

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