Azionario, ancora giù su timori legati a scenario di tassi più alti più a lungo

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I mercati azionari hanno proseguito il calo iniziato durante l’estate sui timori scatenati dal rialzo dei tassi d’interesse e dall’intensificarsi dei rischi macroeconomici in Cina. Sotto l’effetto dei messaggi lanciati dalle banche centrali circa la scelta di contenere l’inflazione (tenendo alti i tassi), nonostante il moltiplicarsi dei segnali di rallentamento dell’economia, gli investitori hanno visibilmente cominciato ad adottare uno scenario di tassi più alti per un periodo più lungo di quanto inizialmente previsto.

La crescita dei prezzi del petrolio ha riportato le pressioni inflazionistiche al centro dell’attenzione, in un contesto di indebolimento per l’economia dell’Eurozona. Infatti, se negli Stati Uniti l’economia, anche se lentamente, continua a crescere, l’Europa si trova in una fase di debolezza ciclica. E mentre le previsioni sul Pil statunitense sono migliorate, quelle per l’Eurozona sono in ribasso, con il Pil stimato a + 0,5%.

Salgono energia e commodity, mentre le mid cap soffrono di più

I segnali di deterioramento dell’attività economica in Europa si sono moltiplicati e i tassi più alti hanno aumentato la pressione sui governi nel processo di definizione delle loro leggi finanziarie, sollevando ancora una volta crescenti timori sulla sostenibilità del debito italiano e sulla coesione della zona euro.

A settembre, l’indice DJ Eurostoxx dividendi reinvestiti ha perso il 3,12%. Nonostante questo contesto sfavorevole, i prezzi del petrolio sono aumentati a causa della riduzione nella produzione decisa da Russia e Arabia Saudita. I settori dell’energia e delle materie prime sono quindi sfuggiti al movimento ribassista che ha colpito gli altri settori. Similmente, i titoli bancari hanno potuto beneficiare del rialzo dei tassi d’interesse. Al contrario, i settori a lunga duration, come tecnologia, consumi durevoli, lusso e utilities hanno sofferto a causa di questo contesto di domanda in calo e tensioni sul mercato obbligazionario.

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Il calo più significativo è stato quello riportato dalle società a media capitalizzazione, rispetto a quelle a grande capitalizzazione.

Ci aspettiamo ancora poca visibilità

Nonostante i multipli di valutazione leggermente inferiori alle medie a lungo termine, difficilmente possiamo prevedere una forte ripresa dei mercati azionari. La prospettiva di tassi più alti per un periodo più lungo rende difficile espandere significativamente il multiplo di valutazione nel breve termine, mentre le prossime pubblicazioni trimestrali non dovrebbero lasciare molto spazio per una revisione al rialzo delle prospettive sugli utili, considerato il rallentamento economico in corso.

Le banche centrali oggi parlano di tassi alti più a lungo. E non possiamo escludere che salgano ancora, con un’inflazione che resta ben oltre il target del 2% fissato dai banchieri centrali.

Riteniamo ancora che in questa fase la visibilità rimanga bassa. In questo contesto, quindi, restiamo fedeli alla nostra strategia di diversificazione e continuiamo a privilegiare le aziende che uniscono capacità di aggiustamento dei prezzi, buona visibilità sulle loro prospettive di crescita grazie all’esposizione a temi pluriennali promettenti e una solida struttura finanziaria.

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