“Liberi di respirare insieme”. Il progetto di REair, con il patrocinio di Green Building Council Italia e Fondazione Politecnico di Milano

Annachiara De Rubeis -

NASCE L’ALLEANZA PER CREARE ENTRO IL 2030 LA PIÙ GRANDE “FORESTA INVISIBILE” MAI REALIZZATA AL MONDO: ASSORBIRÀ SMOG COME UN’AREA VERDE PARI A 1430 CAMPI DA CALCIO

— di Annachiara De Rubeis

L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’aria attraverso la creazione di un’enorme “foresta invisibile” di ben 10 km², in grado di disgregare più di 2.000 tonnellate di principali inquinanti al pari di 4,3 milioni di alberi, grazie all’applicazione delle tecnologie fotocatalitiche.

Questo è solo uno degli obiettivi proposti dall’evento Liberi di respirare insieme promosso a Milano da REair, con il patrocinio di Green Building Council Italia e della Fondazione Politecnico di Milano e con il supporto dei partner Acrobatica, AXA IM Alts, Monte Rosa 91 e Acone Associati che ha messo a confronto, attorno allo stesso tavolo, istituzioni, imprese, mondo accademico e comunità scientifica, tutti uniti in un’alleanza strategica per uno sviluppo sostenibile nei pieni criteri dell’Agenda ONU 2030.

“Puntiamo ad affermare una nuova visione urbanistica e architettonica nella quale facciate e spazi interni degli edifici diventino parte attiva nel promuovere benessere e salute”, dichiara Raffaella Moro, CEO di REair

La soluzione portata da REair

Rivestire le skyline delle metropoli italiane e non solo, migliorando la salubrità dell’aria e il benessere delle persone. Lasciare che rivestimenti trasparenti applicabili su ogni superficie e in qualsiasi ambiente, sia interno che esterno, come le superfici outdoor di condomini, scuole e grattacieli catturino gli agenti inquinanti convertendoli in residui non nocivi, riducendo l’impatto ambientale e garantendo anche spazi indoor più salubri e a zero costi energetici. È questa la mission di Reair. Una rinnovata visione urbanistica e architettonica nella quale facciate di palazzi, monumenti, abitazioni e spazi interni diventano parte attiva nel promuovere il benessere e la salute delle persone, trasformando le città in ecosistemi viventi e sostenibili. Ma non è tutto perché quest’area mangia smog, oltre agli ossidi di azoto, è in grado anche di decomporre proattivamente composti organici volatili (VOC), polveri PM organiche e altri agenti patogeni nocivi. La reazione consente di disgregare i principali inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sottoprodotti innocui come sali, anidride carbonica e acqua.

Il convegno “Liberi di respirare insieme” si è aperto con i saluti delle autorità istituzionali rappresentate da Claudia Maria Terzi, assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche di Regione Lombardia ed Elena Eva Maria Grandi, assessore all’Ambiente e al verde del Comune di Milano. A seguire il Prof. Walter Ricciardi.

Walter Ricciardi, professore ordinario del Dipartimento di Scienze della vita e sanità pubblica presso l’Università Cattolica di Roma, ha analizzato quelli che sono i rischi per la salute umana derivanti dagli impatti provocati dalla crisi climatica e le possibili azioni e politiche da implementare a livello globale.

“Non ci può essere salute umana se non c’è salute animale e ambientale” sostiene in apertura del suo discorso il Prof. Walter Ricciardi.

Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici

L’accordo di Parigi è un trattato internazionale che vincola giuridicamente tutti i Paesi dell’UE, affinché agiscano per combattere i cambiamenti climatici. Nel 2015, per la prima volta, i governi hanno convenuto di comune accordo di compiere un importante sforzo collettivo per limitare il riscaldamento globale e affrontarne gli effetti.

-Mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C

-Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici

L’accordo è entrato in vigore il 4 novembre 2016, dopo l’adempimento della condizione di una sua ratifica da parte di almeno 55 paesi che rappresentassero almeno il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra. I suoi elementi principali sono: limitare l’aumento della temperatura globale ad un massimo di 1,5°C entro la fine del secolo;  presentare piani d’azione in materia di clima al fine di ridurre le proprie emissioni, ogni cinque anni rinnovati con obiettivi più ambiziosi; trasparenza nella comunicazione tra i paesi stessi e il pubblico nei risultati raggiunti; aiutare con i finanziamenti per il clima anche i paesi vulnerabili sia a ridurre le emissioni, sia a diventare più resilienti ai cambiamenti climatici.

Facendo riferimento alla prima clausola dell’accordo di Parigi, il Prof. Walter Ricciardi ha mostrato come soltanto in questi 5 anni, tutto il secolo scorso sia stato consumato. Il 2023 è stato l’anno in cui abbiamo raggiunto quei 1,5°C e superato i 2.

Le previsioni degli scienziati in caso di superamento della temperatura di 2 gradi centigradi

-necessità di abbandonare le isole Maldive, Marshalls e Tuvalu che verranno sommerse così come una miriade di altre piccole isole;

-perdita della quasi totalità delle barriere coralline;

-scioglimento di gran parte del ghiaccio artico;

-grande aumento degli eventi climatici estremi e della diffusione di malattie infettive;

-grande aumento della mortalità, in particolare quella da ondate di calore;

-importante aumento delle alluvioni e sommersione di molte aree costiere;

-significativo impatto sulla pesca;

-diminuzione dei raccolti e della produttività agricola, soprattutto a livello tropicale e subtropicale.

Per quanto riguarda la situazione della penisola, le aree a rischio desertificazione sono: Sicilia (70%), Puglia (57%), Molise (58%), Basilicata (55%), Sardegna, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Campania (30-50%).

Secondo il Prof. Ricciardi, non è ancora sufficientemente sentita la velocità della crisi climatica, l’accelerazione di eventi estremi naturali che si verificano nel mondo (basti pensare all’alluvione a Valencia il 29 ottobre 2024) e la non abitabilità dei territori.

Tragicamente, non stiamo riuscendo a evitare gravi impatti e ora possiamo solo sperare di limitare l’entità del danno.

Nel corso della prima sessione tematica, che ha avuto come focus principale quello della progettazione di edifici sostenibili, sono intervenuti Massimo Roj, CEO e founding partner di Progetto CMR, Fabrizio Capaccioli, presidente di Green Building Council Italia, che ha parlato dell’importanza della democratizzazione dell’approccio alla sostenibilità degli edifici a garanzia di uno sviluppo equo e certificato. Oltre a Stefano Capolongo, architetto, PhD, professore ordinario di Hospital Design e Urban Health presso il Politecnico di Milano il quale ha spiegato come “in una visione moderna dell’architettura e della progettazione urbana, la centralità dell’uomo e dei suoi bisogni è imprescindibile”.

Fino a 50 anni fa il riscaldamento globale è stato correttamente previsto, prima ancora che fosse osservato. Gli scienziati hanno lanciato allarmi che per molto tempo sono rimasti scritti solo su carta. Molti utilizzavano la sostenibilità solo come un’etichetta, invece oggi stiamo assistendo ad una convergenza dei pensieri sulla sostenibilità e si stanno tracciando delle linee guida per il futuro. L’esempio fatto dal Prof. Stefano Capolongo è la sostenibilità come la pallina da ping pong, in cui la palla viene passata da un lato all’altro del tavolo. Ma è necessario che questo tema sia trattato anche con una certa sistematicità grazie all’unione dei settori economico, medico, chimico, architettonico e di tutte le forze possibili.

Per quanto riguarda l’architettura, quello che più stupisce è che quando viene pensata una struttura, lo si fa avendo in mente chi già sta bene, ma il Prof. Stefano Capolongo ha spiegato che “la qualità della vita, il benessere e la salute delle persone devono essere il fulcro della progettazione di spazi abitativi, di lavoro e di cura, trasformando il modo in cui concepiamo e costruiamo il nostro ambiente”. Gli edifici devono essere adattati tenendo conto del tessuto sociale, fatto non solo di costruzioni, ma di qualità della vita, territorio, benessere, condizioni di vita delle stesse persone che abitano quel posto.

Per rispondere a questa sfida, il Politecnico ha dato vita al progetto JRP (Joint Research Project), un’iniziativa che si propone di ripensare l’architettura ospedaliera e l’organizzazione degli spazi sanitari, con un’attenzione particolare alla salubrità e all’efficienza degli ambienti. “Il progetto JRP rappresenta un importante sforzo collaborativo, in cui la scienza incontra le realtà produttive e le aziende del settore sanitario, unendo competenze per creare soluzioni innovative e sostenibili.

Protagoniste della seconda sessione, tutta al femminile, intitolata Sostenibilità ESG, miglioramento ambienti di vita e lavoro” sono state Stefania Carraro, senior lecturer of Sustainability presso SDA Bocconi School of Management, Rosa Draisci, già direttore del Centro nazionale delle sostanze chimiche, prodotti cosmetici e protezione del consumatore presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Raffaella Moro, CEO e founder di REair.

In conclusione, secondo una stima realizzata da REair trattando, entro il 2030, con i prodotti fotocatalitici una superficie totale di 10 km², calcolata sulla base della densità degli edifici presenti all’interno delle aree urbane delle principali metropoli italiane, si otterrebbe un abbattimento di emissioni di NOx (ossidi di azoto) pari a 2.000 tonnellate l’anno, l’equivalente di 1.430 campi da calcio, quasi 3 Central Park di New York (3,4 km²) o più dell’intero centro storico di Milano (9,7 km²).