Mercati: la pandemia come catalizzatore

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Non serve certo la sfera di cristallo per capire che il 2020 entrerà nei libri di storia come un anno senza precedenti: l’anno del coronavirus. E non solo da una prospettiva sociopolitica o medica: anche dal punto di vista degli investitori, il crollo dei prezzi di marzo e la successiva, altrettanto potente ripresa, resteranno ben impresse nella memoria. Un vero imprenditore, però, non si sofferma sul passato, motivo per cui nemmeno noi dovremmo guardare troppo indietro, ma concentrarci piuttosto sul futuro.

A prescindere dalle tempistiche in cui tutti coloro che lo desiderano potranno sottoporsi a un vaccino, il Covid-19 sta agendo come un potente acceleratore di tendenze già in atto, una sorta di “turbocompressore”. Ad esempio per la digitalizzazione. Negli ultimi mesi, il mondo virtuale ha acquistato un’enorme popolarità: dallo shopping online, alle videoconferenze, alla didattica a distanza. Una parte di questa tendenza, probabilmente nemmeno tanto piccola, proseguirà anche quando le nostre vite saranno finalmente tornate alla normalità.

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Il debito aumenta, i tassi d’interesse no

Altrettanto importante per gli investitori è un altro aspetto: quello dell’indebitamento. I mesi scorsi, i governi di tutto il mondo hanno messo a disposizione ingenti somme sotto forma di aiuti d’emergenza contro il coronavirus, per cercare quanto meno di alleviare le difficoltà economiche della popolazione – e le misure continuano. La conseguenza è un incremento sempre più rapido del debito pubblico, che si potrà ripagare nel lungo termine solo con il sostegno delle grandi banche centrali, che dovranno mantenere i tassi d’interesse a livelli molto bassi. Chi credeva o sperava in un’imminente inversione di tendenza su questo fronte ha dovuto ricredersi. Proprio a causa del Covid-19, infatti, non ci sarà nessun incremento dei tassi, almeno non finché l’attuale sistema monetario resterà in piedi.

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Nessuna alternativa all’azionario

La domanda è: alla luce di questa nuova consapevolezza, cosa dovrebbero fare gli investitori a partire dal prossimo anno e oltre? Avranno bisogno di asset liquidi, ossia azioni di società di ottima qualità. Questa raccomandazione è tutt’altro che nuova. Sono anni che lo consigliamo, ma ora ne siamo più convinti che mai.

La politica fiscale e delle banche centrali sta alimentando una crescente pressione inflazionistica, che potrebbe “scoppiare” nel prossimo futuro, trasformandosi non tanto in iperinflazione (non abbiamo mai amato agli scenari estremi), quanto in un aumento dei prezzi di beni e servizi di gran lunga più marcato rispetto agli ultimi anni.

E a quel punto non ci si potrà aspettare che le banche centrali reagiscano alzando drasticamente i tassi d’interesse. La Federal Reserve statunitense ha già annunciato che in futuro considererà il suo target d’inflazione come un valore medio, ossia tollererà un superamento del famoso 2% dopo che negli ultimi anni i tassi d’inflazione sono rimasti ben al di sotto di tale soglia prefissata. La BCE sembra intenzionata a seguirne l’esempio, il che non fa ben sperare per i valori nominali.

La qualità vince sempre

Resta comunque da capire quali azioni includere in portafoglio: quelle che stanno chiaramente beneficiando della situazione e hanno già riportato un notevole aumento delle quotazioni? O meglio i titoli ciclici, che negli ultimi tempi sono stati poco apprezzati e sembrano quindi offrire un forte potenziale di recupero?

Noi ci concentriamo come sempre sulla qualità, cioè su aziende che hanno un modello di business comprovato, che crescono in maniera sostenibile e vantano un bilancio ben finanziato, una presenza globale e un management di alto profilo. Sono titoli di qualità, che sopravvivono indenni anche alle grandi crisi, uscendone addirittura rafforzati.

E per quanto la qualità abbia il suo prezzo, anche quello ha dei limiti. Se infatti una valutazione sembra aver già raggiunto il livello massimo, un’ottima azienda resta comunque un’ottima azienda, ma probabilmente non è un ottimo investimento.