Ci sono le magnifiche 7… poi c’è tutto il resto del mercato

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Ci si abitua a tutto, è nella natura dell’essere umano, così i nuovi massimi registrati ogni giorno da molti mercati azionari non fanno quasi più notizia. L’S&P500 nelle ultime 13 settimane ne registra ben 12 positive e, a parte i primi giorni dell’anno caratterizzati da rotazioni settoriali che hanno favorito i difensivi, continua fino ad ora ad essere guidato dagli stessi settori e titoli sulla bocca di tutti (tech, AI e magnifici sette).

La salita dei mercati non è certo ingiustificata, a guidare gli indici abbiamo infatti avuto una serie di dati macro americani forti che hanno contribuito a fare ritornare in positivo il CITI economic surprise index Americano e a consolidare negli investitori lo scenario di economia che cresce senza generare inflazione e che dovrebbe portare presto le banche centrali a tagliare i tassi.

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Tra i dati macro che sono usciti al di sopra delle attese abbiamo avuto i PMI americani ed in particolare il dato sul GDP per il quarto trimestre del 2023 uscito al +3.3%, in rallentamento rispetto al 4.9% del mese precedente, ma superiore rispetto alle attese del 2%.

A dire il vero ci sono stati anche dei dati usciti al di sotto delle attese, in particolare le richieste di sussidi di disoccupazione uscite a 214K rispetto le attese di 200K, in salita rispetto al mese precedente, che anche questa volta è stato rivisto in peggioramento rispetto al dato già comunicato. Una dinamica diventata ormai consuetudine sui dati sul lavoro, che evidenzierebbero un mercato del lavoro meno forte dell’apparenza, come già ci stanno segnalando molte aziende. Le società americane dovrebbero registrare per questo trimestre un profit margin del 10.7%, il trimestre con margini più bassi degli ultimi 3 anni.

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E come starebbero reagendo le aziende ad un calo di margini? Nelle prime settimane di gennaio, 85 aziende tecnologiche hanno licenziato 24.000 dipendenti, tra cui Amazon, Google, eBay, Instagram, Microsoft ed anche Blackrock e Citigroup hanno annunciato importanti riduzioni di organico. Così come consistenti tagli sono stai annunciati anche in Europa, ad esempio da SAP cha ha annunciato 8000 tagli di personale. Questo ci dovrebbe portare a non stupirci di dati sul lavoro in possibile deterioramento. Nei dati macro lo vedremo tra qualche trimestre, ma l’analisi degli utili ce lo sta già evidenziando.

Questa settimana sarà ricca di eventi macro con la decisione sui tassi da parte della FED, l’annuncio trimestrale sulle emissioni di debito del tesoro americano, ed alcuni dati sul lavoro, in attesa del dato CPI di inflazione atteso per la prossima settimana. Inflazione che già la scorsa settimana ha tranquillizzato gli investitori, sul suo percorso di rientro. Abbiamo infatti avuto venerdì il PCE, la misura di inflazione preferita dalla FED dalla quale è emerso un dato core al 2.9% e che per la prima volta dal 2021 è sotto il 3%. A questo dato si aggiunge anche il dato sul GDP price uscito al 1.5%, decisamente sotto le attese, e già sotto al target del 2% delle banche centrali. Tutti dati che confermano il graduale rientro dell’inflazione

Non solo dati macro, ma è stata anche la settimana della BCE che come ampiamente previsto ha lasciato invariati i tassi di interesse, con la presidente Lagarde che ha confermato dopo averlo già comunicato a Davos, che “è prematuro discutere di tagli dei tassi”. D’altra parte, il mercato ha percepito un tono accomodante quando è stato dichiarato che l’evoluzione del trend dell’inflazione e alcuni rilevatori salariali indipendenti hanno consentito ai membri del comitato di acquisire maggiore fiducia nel fatto che l’attuale politica monetaria stia avendo l’effetto desiderato, aprendo di fatto la porta a un cambiamento di passo forse prima del previsto.

Come ultimo punto, sicuramente non in ordine di importanza, prosegue la reporting season americana che entrerà nel vivo questa settimana con il 40% delle società americane pronte a riportare, comprese tutte le big tech. Per il momento il 25% delle società americane ha riportato i risultati del quarto trimestre 2023, battendo nel 69% le stime, ma registrando utili aggregati del 5.3% sotto le attese.
Significativo il contributo atteso dalle magnifiche sette con utili stimati in rialzo del 54% per il quarto trimestre, contro il -11% atteso dalle altre 493 società. Le magnifiche sette stanno guidando le performance degli indici azionari e la narrativa di consenso si sta adeguando attribuendo proprio a loro molta della crescita attesa. Se allarghiamo questa analisi alla crescita degli utili attesi per il primo trimestre 2024, il consenso si aspetta una crescita utili per le “magnifiche 7” del 79% contro il resto del mercato atteso a crescita zero.

Per ora tra le big cap abbiamo avuto una buona reporting da parte di Netflix, Procter and Gamble, Verizon, ed in generale degli staples. Delusioni sono invece arrivate da Tesla, Intel, Visa confermando la regola che i rischi maggiori di disattendere si trovano nelle società in cui le aspettative erano salite maggiormente.

La filosofia del valore cerca invece un margine di sicurezza per investire, preferisce comprare dove le aspettative sono molto depresse, condizioni che non vediamo attualmente nei tech e che invece vediamo nei settori più semplici in assoluto da capire, ovvero nei difensivi, con alcuni farmaceutici ed in particolare staples e utilities, ma anche in alcuni titoli del settore del lusso europeo, con LVMH che ha rilasciato numeri molto buoni in settimana salendo del 12% il giorno successivo alla reporting.

Evidenziamo, infine, come la correlazione a sei mesi tra S&P 500 e tasso decennale americano abbia raggiunto il livello di +0.6, un livello che storicamente non ha mai superato lo 0.8 e che dobbiamo tornare agli anni 90 rivederlo sui livelli attuali.

Anche questo elemento supporta la nostra visione di valore che si è creato sulla duration in ambito obbligazionario. Dal grafico appare evidente come la correlazione tra tasso ed euity si trovi oggi vicino ad un estremo con il plausibile ritorno verso la media che porterebbe il tasso a tornare a decorrelare la componente azionaria, con effetti molto positivi per tutti gli investitori che hanno saputo allungare la duration nei loro portafogli.