Rischio fiscale: imprese sempre più organizzate

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Più collaborazione con i contribuenti, meno conflitti: le Autorità Fiscali di molti Paesi hanno ormai da qualche anno maturato la consapevolezza che è questa la strada per diffondere la cultura della trasparenza, premessa essenziale per costruire sistemi fiscali efficaci ed efficienti. Di qui l’avvio dei programmi adempimento collaborativo (co-operative compliance) che in Italia è stato introdotto nel 2015.

A che punto siamo in Italia? Molte imprese di medio-grandi dimensioni stanno sviluppando sistemi di rilevazione, misurazione, monitoraggio e gestione del rischio fiscale (Tax Control Framework, TCF), integrato nei sistemi di governo aziendale e controllo interno, premessa per aderire su base volontaria al regime di adempimento collaborativo.

Protiviti e l’Associazione Fiscalisti d’Impresa (AFI) hanno coinvolto una cinquantina delle principali società italiane per capire come funzionano i sistemi di rilevazione, misurazione, monitoraggio e gestione del rischio fiscale, analizzandone gli elementi caratterizzanti e rilevando il livello di adesione all’adempimento collaborativo.

Ecco alcune evidenze. C’è, intanto, un forte interesse verso i modelli di gestione e controllo del rischio fiscale: l’80% delle imprese interpellate ha adottato un Tax Control Framework, è prossima a farlo o intende adottarlo nel prossimo futuro. E chi non se n’è ancora dotato, non vede ostacoli.

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Il 92% delle imprese sta andando in tale direzione per rafforzare il sistema dei controlli interni rispetto ai propri rischi fiscali.

Il Tax Control Framework non è ancora ben integrato con gli altri modelli di compliance e gestione dei rischi (il 50% delle imprese intervistate giudica l’integrazione “media”): c’è, quindi, del lavoro da fare in quest’area.

E’ alto l’interesse per l’adesione al regime di Adempimento Collaborativo: il 28% del campione dichiara di aver già aderito, mentre il 40% è intenzionato ad aderire (quasi la metà entro l’anno).

Infine, lo stato dei sistemi informativi di supporto. Sebbene il 90% delle imprese ritenga necessaria una maggiore digitalizzazione del sistema di gestione del rischio fiscale, solo il 47% tra le imprese che hanno adottato un TCF ha sviluppato sistemi informatici di supporto.

“Le società italiane dimostrano buoni propositi: l’interesse verso una gestione del rischio fiscale trasparente e allineata alle best practice è ormai un dato di fatto, come chiaramente confermato dallo studio condotto con AFI”, afferma Emma Marcandalli, Managing Director di Protiviti.

“Dopo i primi momenti di scetticismo verso il regime di Cooperative Compliance, negli ultimi tempi la consapevolezza riguardo al valore generato da simili sistemi è cresciuta in modo esponenziale. C’è, tuttavia, ancora della strada da fare. Segnalo due aree sulle quali lavorare: il rafforzamento dell’informatizzazione dei processi e dei controlli fiscali; il coordinamento e integrazione dei Tax Control Framework con i sistemi di compliance esistenti in azienda, tra  i quali i modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001 che, a partire da quest’anno, dovranno indirizzare anche alcune fattispecie di reati tributari. Saranno queste le principali sfide da affrontare nel prossimo futuro per rendere davvero efficace la gestione del rischio fiscale”.

“L’esito della ricerca non mi sorprende e conferma in modo inequivocabile l’interesse delle imprese italiane a controllare e gestire il rischio fiscale”, afferma Massimo Ferrari, Direttore Affari Fiscali di Pirelli e Presidente AFI. “Il controllo e la gestione del rischio fiscale negli ultimi anni è diventato una priorità e un valore assoluto anche in Italia, confermando un trend internazionale ormai consolidato. In aggiunta, la survey ha dimostrato il grande interesse delle imprese a ridurre il rischio fiscale anche mediante un rapporto trasparente e preventivo con l’Amministrazione Fiscale: si tratta di una importante e nuova sfida sia per le imprese sia per l’Agenzia delle Entrate che richiede un nuovo “mindset” da entrambe le parti. Sicuramente il nuovo istituto della Cooperative Compliance presenta margini di miglioramento ma, e il sondaggio lo ha confermato, è uno strumento fondamentale per realizzare un rapporto nuovo Fisco-contribuente basato sulla reciproca fiducia e sulla trasparenza”.

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