Europa: Col vento in poppa

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Il periodo dall’inizio del 2020 si è rivelato difficile per tutta l’Europa, con molteplici ondate di Covid, duri lockdown che hanno provocato una doppia recessione e un inizio a rilento della campagna di vaccinazione. Ma la maggior parte dei fattori avversi si sta ora invertendo, tanto che nei prossimi trimestri ci si può aspettare una crescita insolitamente forte.

La carenza di dosi che stava frenando la diffusione delle vaccinazioni è stata risolta nel 2° trimestre, consentendo di accelerare notevolmente il ritmo e rendendo raggiungibile l’obiettivo del 70% della popolazione dell’Unione europea (UE) vaccinata con almeno una dose entro fine estate.

Con la pandemia sempre più sotto controllo sono in corso le riaperture dell’economia, compresi i viaggi transfrontalieri. Secondo le nostre previsioni, l’area dell’euro si avvicinerà al suo livello di produzione pre-Covid intorno alla fine di quest’anno.

Inoltre, accanto agli acquisti di emergenza della Banca centrale europea (BCE) che continueranno fino (almeno) all’inizio del 2022, si sta per concretizzare un cambiamento di paradigma sul fronte fiscale. Nonostante alcuni timori, il processo per rendere operativo il Recovery Fund ha ampiamente seguito la tempistica originale, con tutti i paesi che hanno ora approvato la Direttiva sulle risorse proprie e la Commissione europea che a giugno ha iniziato a raccogliere il debito necessario. Come menzionato in precedenza, il Recovery Fund fornirà un sostegno sostanziale negli anni a venire, in particolare alle economie dell’Europa meridionale duramente colpite dalla pandemia. Fondamentalmente, esso apre una nuova frontiera stabilendo una capacità fiscale centrale dell’UE per affrontare efficacemente uno shock macroeconomico.

Inoltre, sebbene la politica sia spesso una fonte di rischio per l’area euro, il quadro di breve termine sembra piuttosto positivo. L’astro nascente in Germania è il Partito verde pro-europeo, favorevole a una politica fiscale più espansiva. Guidare un governo potrebbe essere ancora fuori dalla portata dei Verdi, ma almeno dovrebbero entrare a far parte della prossima coalizione, influenzando così sia il dibattito pubblico sia la politica. La prospettiva, per ora remota, di istituire il Recovery Fund come elemento permanente sarebbe uno sviluppo notevole.

In Italia, il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi ha certamente preso molto sul serio le riforme a cui sono subordinati gli aiuti del Recovery Fund. Nonostante il forte sostegno di cui gode attualmente, la vita di questo governo è però limitata, il che significa che i rischi di attuazione probabilmente aumenteranno quando giungerà al termine: al più tardi nel 2023, o eventualmente con le elezioni presidenziali del prossimo anno.

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