L’inflazione ha raggiunto il suo picco?

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La gestione dell’inflazione elevata si sta rivelando una sfida difficile per i policymaker, impegnati a scongiurare una profonda recessione per l’economia globale. Si tratta di un equilibrio difficile. Sebbene l’inclinazione naturale delle banche centrali sia stata quella di allentare la stretta nei momenti di maggiore incertezza, la possibilità di guardare oltre l’instabilità dei prezzi è limitata dallo stimolo dell’inflazione generato dalla combinazione dell’uscita dell’economia globale dalla fase pandemica di ristrettezza della domanda e della mancata normalizzazione delle catene di approvvigionamento.

A causa di queste condizioni anomale di domanda e offerta, l’inflazione sta sconvolgendo le economie, i consumatori, le imprese e gli investitori. Le cause di un’inflazione ai massimi da decenni sono riconducibili ad una crisi (la guerra) che ha seguito una crisi (una pandemia globale che ha limitato le normali catene di approvvigionamento), creando una crisi di fiducia guidata da prezzi instabili e in crescita.

Perché l’inflazione dovrebbe diminuire?

Sebbene il contesto rimanga molto complesso e incerto, stiamo iniziando a vedere l’impatto degli aumenti dei prezzi sui consumi, sia effettivi che impliciti. Nonostante i bilanci dei consumatori siano solidi dopo due anni di pandemia e i livelli di occupazione rimangano elevati, ci sono chiari segnali che indicano che i consumatori stanno modificando le abitudini di spesa man mano che l’inflazione cresce. Questa riduzione della domanda fa parte del meccanismo per cui l’inflazione raggiungerà il suo picco e si attenuerà con il rallentamento dell’economia. Per quanto spiacevole, il picco e l’affievolimento dell’inflazione contribuiscono a ristabilire la fiducia degli investitori, soprattutto negli asset di crescita a più lunga durata che hanno attraversato un periodo di surriscaldamento.

Ci sono anche vari esempi di aziende che stanno modificando le politiche del personale in seguito all’indebolimento delle prospettive economiche. Uno dei fattori chiave di questo ciclo inflazionistico è stata la crescita dei salari, poiché la solidità dell’economia si è scontrata con la rigidità dei mercati del lavoro, provocando un’intensa concorrenza per i lavoratori. Con le aziende, da Amazon a Uber, che comunicano il cambiamento delle prospettive economiche e un maggiore controllo dei costi, la seconda metà del 2022 rivelerà una serie di dati chiave sulle aspettative di inflazione. Dalle aziende arrivano sempre più segnali verso prospettive meno rosee, altra causa di picco e affievolimento dell’inflazione.

In breve, pur non potendo prevedere l’esatta tempistica della svolta inflazionistica,sembra che siamo più vicini al picco inflattivo che alle fasi iniziali di un ciclo in crescita.  Allo stesso modo, è difficile stimare quanto l’attività economica si affievolisca di fronte all’impatto della stretta, dell’incertezza e dei prezzi alti. Tuttavia, la solidità dei bilanci, l’assenza di rischio sistematico e la convinzione che la Fed voglia evitare una profonda recessione ci spingono a non unirci a coloro che prevedono una crisi economica.

In ogni caso, le diffuse aspettative negative stanno creando opportunità in azioni che offrono un potenziale di crescita, con valutazioni che in alcuni casi possono essere definite estreme.

Le conseguenze per l’universo growth

Un aspetto positivo in un anno dominato da cattive notizie è che il mercato ha già prezzato una modesta recessione con un forte sell off dei titoli growth. Ciò ha posto delle sfide, ma riteniamo che gran parte del deflusso di capitali dai titoli growth sia ormai terminato e che si sia ripristinato l’interesse per la categoria, ma soprattutto per la selezione dei titoli al suo interno. Una volta raggiunto il picco dell’inflazione, questo sarà un buon segnale per gli investitori e in particolare per le società che hanno la capacità di capitalizzare e far crescere gli utili nella prossima fase del ciclo.

Le prospettive per il resto dell’anno

Avviandoci verso l’ultima parte dell’anno, la solidità dei bilanci societari potrebbe rappresentare una leva per la restituzione del capitale da parte delle aziende.Con la ripresa dei mercati azionari, vale la pena ricordare l’importanza dell’analisi fondamentale. Non si tratta di fare una scelta tra growth o value, ma di comprendere l’attuale contesto dopo un periodo definito da una leadership di mercato molto ristretta.

La seconda metà del 2022 si prospetta quindi come una fase di battaglia tra coloro che ritengono che le cattive notizie abbiano già raggiunto il picco e coloro che credono in una profonda recessione. Noi ci schieriamo nel primo campo e sosteniamo che in un mondo caratterizzato da una crescita più bassa emergeranno potenziali occasioni di investimento. Crediamo fermamente che le intuizioni sul miglioramento dei rendimenti economici, a livello di azioni, siano una fonte preziosa di rendimento in tutto il ciclo di mercato, ma ancora di più in un mondo di crescita aggregata limitata. Questo è il contesto verso cui riteniamo di dirigerci e che finirà per differenziare le società in base al loro potenziale di guadagno, dopo un periodo straordinario di oscillazioni basate sui fattori da parte degli investitori azionari.

Gli utili societari continueranno a ricevere grande attenzione, dato il sostegno concreto che hanno dato ai titoli nell’ultimo decennio e nel periodo successivo alla pandemia globale. Le aziende in grado di assorbire le pressioni inflazionistiche, fornendo al contempo prodotti economicamente rilevanti a un gruppo di consumatori più in difficoltà, saranno meno numerose nella prossima fase del ciclo. Le aziende che migliorano il rendimento economico e quelle in grado di aumentare i rendimenti in contesti più difficili saranno apprezzate quando guarderemo al mondo di oggi tra 2-3 anni.

Senza dubbio, le prospettive rimangono incerte, ma una crescita modesta (che è diversa da una recessione globale) e un’inflazione che si attenua (che è diversa da un ciclo inflazionistico incontrollabile) sono ancora la nostra tesi centrale. Questo contesto è chiaramente diverso da quello dell’ultimo decennio, ma non così diverso da far sì che l’analisi fondamentale, una mentalità lungimirante e un processo decisionale “contrarian” siano stati scalzati come elementi per generare rendimenti.