COP27: fatti o solo buone intenzioni?

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La COP che si è aperta in Egitto è destinata a essere oscurata da una molteplicità di crisi. Le conseguenze del Covid e la guerra in Ucraina hanno innescato shock inflazionistici globali, preoccupazioni alimentari, scarsità di energia e deglobalizzazione. Le recenti impennate dei prezzi di gas e petrolio e la rinnovata attenzione al carbone stanno suscitando notevoli preoccupazioni per le ambizioni climatiche in tutte le regioni. Questa situazione ostacolerà impegni più ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni? Speriamo che non sia una domanda che rimane in sospeso visto che gli eventi recenti hanno dimostrato che gli obiettivi ambientali potrebbero e dovrebbero andare di pari passo con le ambizioni di sicurezza energetica.

Tuttavia, queste crisi non solo scatenano preoccupazioni per gli sforzi di riduzione delle emissioni, ma mettono a rischio anche i flussi di finanziamento per la transizione, altamente richiesti, e i requisiti di finanziamento per le perdite e i danni. Diamo un’occhiata più da vicino alla situazione dei finanziamenti per il clima:

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Una bolletta sempre più salata: è finalmente giunto il momento di colmare il gap di finanziamento della transizione?

Il cambiamento climatico sta diventando la preoccupazione numero uno in tutto il mondo e la  percezione del rischio climatico è sempre più negativa, come emerge chiaramente dal Global Risk Report del WEF e ora anche dal Future Risks Report 2022 di AXA. Inoltre, come hanno dimostrato gli ultimi anni, questo rischio è chiaramente interconnesso con altri grandi rischi. Il mondo è attualmente impreparato ad affrontare ciò che sta per accadere ma Il costo dell’immobilismo sarà estremamente elevato. Il Rapporto 2021 sul divario di adattamento mostra segni preoccupanti di aumento del divario, mentre i Paesi in via di sviluppo chiedono finanziamenti di transizione attesi da tempo. Qual è dunque la situazione attuale?

Sembra che la promessa di un finanziamento della transizione di 100 miliardi di dollari all’anno, dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, che avrebbe dovuto iniziare nel 2020, sia stata più una trovata di marketing che una vera e propria risoluzione. La carenza di finanziamenti permane, soprattutto se si considera che la stragrande maggioranza avviene sotto forma di prestiti costosi e non di sovvenzioni.

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A parte le lacune per la transizione, il finanziamento dei combustibili fossili è in agguato e si spera, ancora una volta, che si apra un dibattito. Considerato che le aziende del G20  hanno fornito circa 693 miliardi di dollari di finanziamenti per i combustibili fossili nel 2021 e che chi si era preso l’impegno di uscire dalla dipendenza dal carbone con il Patto di Glasgow la ha, al contrario, aumentata, le ambizioni della COP dello scorso anno sono già state disattese.

Oltre al finanziamento della transizione e all’attuale spesa per i combustibili fossili, anche la compensazione delle perdite e dei danni sarà probabilmente oggetto di un forte dibattito, poiché i Paesi più vulnerabili continuano ad essere significativamente più colpiti dagli effetti del riscaldamento globale. Secondo le stime dell’IPCC, da 3,3 a 3,6 miliardi di persone (quasi la metà della popolazione mondiale) vivono in contesti altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Purtroppo, queste aree sono anche quelle che registrano le più basse emissioni storiche di gas serra. In termini di compensazione però, non è stata ancora fatta alcuna promessa da parte degli emettitori “storici” e i Paesi dell’UE sono già rimasti più cauti, ribadendo “la disponibilità a impegnarsi in modo costruttivo con i Paesi partner”.

Innovazione, innovazione, innovazione

Un altro aspetto promettente è il fatto che le economie delle rinnovabili diventano più favorevoli di anno in anno; quindi, le ambizioni di sicurezza energetica e l’azione per il clima dovrebbero andare di pari passo in futuro.

Le ambizioni cleantech negli Stati Uniti, tra cui l’Inflation Reduction Act, e gli investimenti nelle energie rinnovabili in Europa tramite RePowerEU sono segnali di speranza per il futuro. Anche un ulteriore rafforzamento di iniziative come i veicoli a emissioni zero o il Global Methane Pledge sarebbero accolti positivamente. Inoltre, dobbiamo notare che la più recente regolamentazione dei finanziamenti e dei rischi climatici, compreso il legame con la stabilità finanziaria, è un’evoluzione promettente che si spera venga recepita dalle nazioni alla COP27.

Conclusione: attendere e valutare, ancora una volta

Tutto sommato, non vogliamo illuderci. Possiamo ancora una volta aspettarci alcuni annunci formali e informali. Se, per miracolo, la COP27 dovesse avere successo, ciò significherebbe:

  • che gli sforzi di riduzione delle emissioni saranno rafforzati tra i firmatari per colmare il divario di emissioni;
  • che il finanziamento della transizione climatica diretta ai Paesi in via di sviluppo raggiungerà (almeno) i 100 miliardi di dollari all’anno
  • che sarà raggiunto un accordo (o uno strumento di finanziamento) sul risarcimento delle perdite e dei danni.

A parte questo, attendiamo ulteriori annunci di prese di posizione sul clima da parte delle aziende che, peraltro, non aspettano di certo più la COP per fare dichiarazioni coraggiose. Considerando che gli ultimi anni hanno mostrato l’impatto dei cambiamenti di apportati alle promesse e gli impegni sottoscritti dai  governi, gli impegni delle aziende e le azioni tangibili durante l’anno sono spesso più promettenti e vale la pena concentrarsi su di essi per alimentare le nostre speranze.