Oltre le emissioni Scope 1, 2 e 3: perché le aziende dovrebbero considerare le emissioni Scope 4

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L’economia globale sta abbracciando la direzione comune dell’azzeramento delle emissioni nette. Il settore dei beni strumentali sta cominciando a individuare una soluzione a questa sfida, innovando e offrendo attrezzature e servizi a basse emissioni di carbonio per la gestione dell’energia all’industria manifatturiera. I beni strumentali stanno emergendo come “facilitatori” della transizione ecologica.

Le aziende più avanzate stanno iniziando a quantificare l’impatto dei propri prodotti calcolando le emissioni “Scope 4”, ovvero, le emissioni risparmiate e/o evitate dai loro clienti grazie alle performance dei loro prodotti.

Lo Scope 4 non è una categoria ufficiale del protocollo GHG e non conta come una riduzione   delle   emissioni   Scope   1, 2 e 3 di una società. Lo Scope 4 è invece un calcolo teorico che consente di considerare il potenziale di “decarbonizzazione” dei prodotti e la qualità dell’innovazione di un’azienda. I prodotti che offrono risparmi di emissioni Scope 4 non riducono le emissioni nell’atmosfera, ma offrono solo soluzioni più efficienti rispetto a uno scenario usuale. Motori efficienti, turbine, motori elettrici (IE4/ IE5), convertitori di frequenza e soluzioni di automazione sono tutti esempi di prodotti che possono risparmiare o evitare le emissioni. L’automazione, unita all’Internet industriale delle cose (IIoT), è diventata un’offerta strategica chiave.

Lo Scope 4 non solo ha senso dal punto di vista della sostenibilità, ma anche da quello finanziario, in quanto evidenzia il valore aggiunto dei prodotti per i clienti consentendo la riduzione della loro impronta carbonica. La rendicontazione e gli obiettivi dello Scope 4 sono in fase nascente, con una manciata di attori che stanno aprendo la strada.

Nel settore dei beni strumentali player come Schneider Electric e Legrand meritano particolare attenzione.

Schneider Electric, compagnia specialista nella gestione dell’energia e automazione, fornisce un esempio concreto di calcolo delle emissioni di CO2 risparmiate ed evitate attraverso l’utilizzo dei suoi avviatori a velocità variabile (VSD) che consentono di risparmiare sull’elettricità consumata dai motori attraverso la regolazione della loro velocità e della forza di rotazione. La metodologia di Schneider rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del suo approccio. Rispetto ai suoi prodotti, la società distingue chiaramente tra emissioni risparmiate ed evitate legate ad efficientamento o a nuove installazioni dei suoi prodotti e utilizza un mix energetico lungimirante nel suo calcolo. La suddivisione delle vendite per paese consente a Schneider di adeguarsi alle fonti nazionali di produzione di elettricità e tener conto delle diverse medie delle emissioni per l’elettricità acquistata per paese e per anno. Queste differenze evidenziano l’approccio conservativo di Schneider.

Legrand, leader globale nei componenti elettrici a bassa tensione, dal 2014 rende note le emissioni evitate. Nella sua prima campagna, dal 2014 al 2021, che copre due roadmap di CSR (2014-2018 e 2019-2021), la società ha adottato un approccio bottom-up cumulativo per misurare lo Scope 4. Ha quindi aggiornato e migliorato la propria metodologia, soprattutto adottando la rendicontazione annuale anziché il metodo cumulativo precedente. Nell’ambito della roadmap CSR per il 2022-2024 di Legrand, l’obiettivo è far evitare ai suoi clienti 12 milioni di tonnellate di emissioni cumulative di CO2 attraverso la linea di prodotti a efficienza energetica, che nel 2021 rappresentava circa il 21% dei ricavi.

Data la fase ancora iniziale del calcolo delle Scope 4, oltre a una limitata divulgazione delle metodologie, la sfida più importante è la mancanza di standard di settore che le aziende possono seguire sia nel calcolo sia nella rendicontazione delle emissioni risparmiate/evitate.

Riteniamo che le emissioni risparmiate/evitate non debbano essere sottratte dalle emissioni reali, in quanto ciò combinerebbe cifre “reali” e teoriche efornirebbe una visione fuorviante dell’impronta di carbonio di una società. Incoraggiamo un approccio basato sul reporting, in cui l’azienda rende note tutte le emissioni Scope 1, 2 e 3 e le emissioni evitate.

Nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga, ci aspettiamo che i leader ESG che operano nell’ambito dei beni strumentali sostengano la standardizzazione e la divulgazione delle emissioni Scope 4. Ci aspettiamo che la misurazione delle Scope 4 dimostrerà il valore aggiunto dei beni strumentali nella riduzione end-to-end delle emissioni di gas serra. Infine, i vantaggi reali di questi prodotti intermedi diventeranno sempre più rilevanti nell’ambito della tassonomia europea. Ladomanda di prodotti efficienti dal punto di vista energetico, soprattutto nell’attuale contesto geopolitico, unitamente alle normative, giocherà un ruolo cruciale nello stimolare il calcolo e la divulgazione delle emissioni risparmiate ed evitate.