Mediobanca. I fattori di competitività delle medie imprese: il ruolo dei ‘capitali’ strategici

Marco Rosichini -

Mediobanca — 

L’Area Studi di Mediobanca, assieme al Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, hanno presentato il report I fattori di competitività delle medie imprese: il ruolo dei “capitali” strategici. In un momento di estrema vulnerabilità per l’economia italiana, afflitta dall’inflazione e da alti tassi di disoccupazione tra i giovani, il ruolo dei capitali strategici nelle medie imprese risulta un fattore trainante per favorire la crescita economica e la produttività dell’intero sistema economico nazionale.

Ma cosa sono i capitali strategici? I capitali strategici si riferiscono ai mezzi finanziari, alle risorse o agli asset che una società o un’organizzazione possiede e che sono considerati essenziali per il raggiungimento degli obiettivi strategici di lungo termine. La tassonomia tradizionale include tipicamente una combinazione di risorse finanziarie, risorse umane, proprietà intellettuale, relazioni commerciali, reputazione aziendale e di altri fattori in grado di conferire un vantaggio competitivo distintivo.

La rilevanza dei capitali strategici

Nell’intervento introduttivo Gabriele Barbaresco, Direttore dell’Area Studi di Mediobanca, ha affermato come i molti shock del post Lehman hanno fatto emergere la rilevanza dei capitali strategici, e di quello Umano in particolare, come fattori chiave che consentono di cogliere le opportunità offerte da un contesto rischioso e incerto. Il Capitale Umano premia le imprese che lo sanno reperire, trattenere e coltivare, massimizzandone la soddisfazione e quindi il rendimento. Investire difatti in fattori intangibili, segnatamente nel capitale umano e in quello organizzativo, consente un vistoso effetto moltiplicativo. Il capitale umano, d’altra parte, si riferisce alla conoscenza, alle competenze, all’esperienza e alla creatività dei lavoratori di un’organizzazione. È il valore che i dipendenti apportano all’azienda attraverso il loro contributo intellettuale e il loro coinvolgimento nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. Tra i capitali strategici per lo sviluppo futuro è quello che ottiene il punteggio più alto (4,6), seguito dal capitale tecnico (4), da quello finanziario (3,8), da quello conoscitivo (3,6) e dal capitale organizzativo (3,5).

La rilevanza del capitale umano è stata avvalorata dalla tavola rotonda dove si sono confrontati Sebastiano Cao – CEO Cao 1915 s.r.l.; Mario Roncaglia – Presidente NovaBell S.p.A.; Giuseppe Russello – Presidente e CEO O.ME.R. S.p.A.; Sergio Salice – Presidente Arturo Salice S.p.A.; Federico Visentin – Presidente e CEO Mevis S.p.A. Nel corso del dibattito, difatti, è emersa la necessità di strutturare l’organizzazione aziendale sulla base del capitale umano, focalizzando l’attenzione sulla capacità d’ascolto delle persone e sulla formazione dell’HR come leva strategica per rafforzare la competitività aprendo l’impresa all’internazionalizzazione. Da questo punto di vista il PNRR rappresenta una direttrice strategica fondamentale per sostenere i propri investimenti. Tuttavia, oltre la metà delle imprese, ha rinunciato alle opportunità del Piano per le barriere, di natura economia e burocratica, incontrate.