La lotta all’evasione fiscale per lo sviluppo di una società civile giusta e costruttiva. Il duro intervento di Maurizio Leo

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Quali sono i punti focali su cui, terminata l’infinita fase della propaganda pre-elettorale, ci potremmo concentrare nel 2024? Anche, e soprattutto, nell’intento di trovare quei denari indispensabili per realizzare i programmi di cui l’Italia ha urgente bisogno?

Gli ovvi vantaggi della lotta all’evasione fiscale

Equità fiscale: L’evasione fiscale porta a un aumento del carico fiscale per coloro che rispettano le leggi, riducendo così l’equità fiscale. Chi evade le tasse elude il suo dovere civico di contribuire al finanziamento dei servizi pubblici e sociali, mettendo un peso maggiore sulle spalle di coloro che pagano regolarmente le tasse.
Sostenibilità finanziaria: L’evasione fiscale priva lo Stato delle risorse necessarie per finanziare servizi essenziali come istruzione, sanità, infrastrutture e sicurezza sociale. Questo può ostacolare lo sviluppo socio-economico e minare la stabilità economica del paese nel lungo periodo.
Crescita economica: Riducendo l’evasione fiscale, si aumenta il gettito fiscale disponibile per investimenti pubblici che favoriscono la crescita economica, come infrastrutture, ricerca e sviluppo, e istruzione. Ciò può creare un ambiente più favorevole agli affari e stimolare l’innovazione e la creazione di posti di lavoro.
Legittimità istituzionale: Un sistema fiscale equo e trasparente contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche e nel governo. La percezione di un’applicazione uniforme delle leggi fiscali promuove la legittimità delle autorità e riduce il rischio di instabilità sociale e politica.
Riduzione della disuguaglianza: La lotta all’evasione fiscale può contribuire a ridurre le disuguaglianze di reddito e di ricchezza all’interno della società, consentendo una migliore distribuzione delle risorse pubbliche e garantendo che coloro che possono permetterselo contribuiscano in modo proporzionale alle loro capacità.

La situazione italiana

In definitiva, combattere l’evasione fiscale non è solo una questione di conformità legale, ma è cruciale per promuovere valori di giustizia, equità e solidarietà nella società e per favorire uno sviluppo economico sostenibile e inclusivo. Così parrebbe sostenere in questi giorni anche il viceministro alle Finanze Maurizio Leo (nella foto) anche se non tutti, perfino nella compagine di governo, sono d’accordo con lui. O per lo meno con il suo modo di riaprire questo scottante tema in Parlamento e l’uso di un temine molto pesante come “terrorismo” come metafora in qualche modo di “evasione fiscale”.

Così commenta l’accaduto Paolo Mazzanti, storico direttore dell’agenzia AskaNews e oggi direttore responsabile della testata InPiù: “Al povero (si fa per dire, visto che è un noto fiscalista nonché uno dei parlamentari più ricchi) viceministro alle Finanze Maurizio Leo (Fdi) deve essere scivolata la frizione quando la settimana scorsa in commissione alla Camera ha osato paragonare l’evasione fiscale al terrorismo. Paragone invero ardito, se non per il fatto che anche l’evasione, come il terrorismo, mina le basi dello Stato. Apriti cielo. Le opposizioni hanno sottolineato la contraddizione tra le dichiarazioni di Leo e quelle di Meloni, che in campagna elettorale aveva definito la lotta ai piccoli evasori “un pizzo di Stato”, dimenticando che da noi l’evasione è di massa e riguarda i piccoli forse più dei grandi.”

Oggi all’Accademia della Guardia di Finanza

Oggi, forse nel tentativo di riaggiustare il tiro e di essere sostenuto un po’ di più da una platea allargata di persone perbene, all’inaugurazione del nuovo anno di studi dell’Accademia della Guardia di Finanza, Maurizio Leo si è concentrato sul principale obiettivo della riforma fiscale: diminuire il numero di aliquote e arrivare alla “tassa piatta”. E ha ribadito alcuni princìpi irrinunciabili: “La riforma si fonda sulla certezza del diritto e sulla semplificazione finalizzata alla creazione di un rapporto di collaborazione e di fiducia tra l’amministrazione finanziaria e il contribuente” E ha aggiunto: “Abbiamo ritenuto di procedere fondando questa riforma su quattro pilastri: i principi, le imposte, i procedimenti ed infine, i materiali per costruire una legislazione più confidente ed accessibile attraverso testi unici in grado di compendiare tutta la materia. L’obiettivo è quello di creare un codice tributario strutturato in due parti: una prima parte che riguarderà i principi generali e poi una seconda parte che tratterà i singoli tributi”.

Quanto alle contumelie che Maurizio Leo si è preso i giorni scorsi, a partire dalla Lega e da numerosi giornali, Paolo Mazzanti evidenzia che “c’è chi sostiene che l’uscita del viceministro si inquadri nella guerriglia pre-elettorale tra FdI “garante della legalità”, anche fiscale, e Lega “protettrice” degli evasori. Ma la spiegazione è probabilmente più semplice: Leo si sta rendendo conto che la sua riforma fiscale, a partire dalle due aliquote fino alla mitica flat tax, rischia di arenarsi per mancanza di risorse, tanto più che deve essere a costo zero per lo Stato, dunque deve autofinanziarsi. La riduzione delle agevolazioni fiscali è molto complicata perché colpisce lobby agguerrite. Quindi non resta che ridurre l’evasione, come accaduto l’anno scorso (oltre 24 miliardi di incassi, il 20% in più del 2022) dando la caccia senza pietà ai nuovi “terroristi”.