La pandemia ha riacceso i riflettori sulla sicurezza idrica

Gianluca Dotti per Credit Suisse Asset Management -

La Covid-19 è stata un campanello d’allarme che ha mostrato, tra le altre cose, quanto sia importante prendersi cura della qualità dell’acqua potabile a livello globale. È questo il pensiero dei ricercatori delle università di Birmingham (nel Regno Unito) e della Northwestern (negli Stati Uniti), che a fine agosto hanno pubblicato un lungo editoriale in proposito sulla prestigiosa rivista Nature Sustainability.

Il tema riguarda anzitutto le zone del mondo più povere: circa il 40% della popolazione mondiale – stimano gli scienziati – non è in grado durante la pandemia di seguire le più basilari regole igieniche, come il lavaggio delle mani con acqua pulita. Ciò ha reso ancora più difficile il contenimento del virus Sars-Cov-2.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Oltre agli investimenti generali in infrastrutture e tecnologie, ad apparire più urgenti sono quelle soluzioni che permettono di trattare le acque e di semplificarne la distribuzione, insieme ai sistemi di depurazione dell’acqua piovana e di quella di scarico. Per di più, hanno sottolineato i ricercatori, le criticità dell’accesso all’acqua e della sua tutela sono destinate a diventare sempre più centrali nel tempo, perché la crescita demografica e il riscaldamento globale sono due trend che paiono inarrestabili e che indirizzano verso uno scenario sempre più difficoltoso. La mancata sicurezza dell’acqua oggi minaccia la salute – fisica e mentale – di miliardi di persone, e i costi umani ed economici del non prendersene cura fin da ora sarebbero enormi. Per di più l’acqua in bottiglia, hanno scritto su Nature, non fa che accentuare indirettamente questo problema, perché il fatto di poter contare su risorse idriche di questo genere disincentiva gli investimenti in infrastrutture. In parallelo, gli scandali riguardanti forme di inquinamento dell’acqua non precocemente identificate hanno compromesso la fiducia dei cittadini nei confronti della salubrità degli acquedotti.

Anche dove la presenza di acqua pulita è garantita, poi, a rappresentare un problema di sanità pubblica nel contesto della pandemia sono le questioni culturali. La mancata abitudine di lavarsi regolarmente le mani, infatti, non riguarda solo chi all’acqua pulita non ha accesso, ma anche chi più semplicemente non ha una formazione adeguata a conoscere e mettere in pratica i corretti comportamenti di prevenzione. I migranti economici e climatici, ma anche le minoranze etniche, sembrano essere le prime vittime di questa situazione. Compromettendo la sicurezza non solo di sé stessi, ma di tutta la popolazione.

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