Rapporto IPCC, Governi e imprese devono prendere decisioni più incisive

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Sono 234 gli scienziati provenienti da 60 paesi che si sono riuniti per firmare l’ultimo rapporto dell’IPCC delle Nazioni Unite, pubblicato lunedì 9 agosto. Le conclusioni contengono un giudizio inequivocabile: il cambiamento climatico è causato dall’uomo ed entro il 2040 la Terra raggiungerà un livello di riscaldamento di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Le conclusioni contengono altre osservazioni allarmanti, tra cui la previsione che anche se venissero fatti ora dei tagli significativi alle emissioni, le temperature globali continuerebbero ad aumentare almeno fino al 2050.

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Mentre lo scenario più ottimista sul riscaldamento globale prevede 1,5 gradi di riscaldamento entro il 2040, lo scenario peggiore è considerevolmente più deleterio: 1,9 gradi di aumento entro il 2040, 3 gradi entro il 2060 e 5,7 gradi entro il 2100. Non rimarrebbe quasi nessun posto abitabile sul pianeta con un aumento di 6 gradi, sia in termini di temperatura sia di livello del mare. In questo grave scenario, il livello del mare aumenterebbe di 1 metro entro il 2100, ma se tutti i ghiacci marini si sciogliessero, il livello del mare aumenterebbe di 65 metri.

Tuttavia, come sottolinea il rapporto, anche un cambiamento di 1,5 gradi di riscaldamento avrà conseguenze per tutti noi. Il rapporto prevede un aumento di eventi meteorologici senza precedenti che porteranno a una maggiore frequenza di inondazioni, ondate di calore e fenomeni di accompagnamento come gli incendi selvaggi. Se osserviamo quanto sta accadendo ora, è chiaro che questo aumento è già presente, che si tratti di estati più umide in Germania, incendi selvaggi in Svezia, Australia, Europa meridionale, ondate di calore negli Stati Uniti e in Siberia o siccità in Sud Africa.

Ci sono però parti del rapporto che infondono speranza. Per esempio, con la crescente precisione dei modelli climatici, la maggior parte degli scenari dell’IPCC suggerisce che una volta che lo zero netto sarà raggiunto e mantenuto, il riscaldamento si stabilizzerà. Inoltre, la decarbonizzazione potrebbe essere accelerata dall’aumento di scala delle tecnologie, per esempio la cattura e lo stoccaggio del carbonio, anche se queste soluzioni richiedono ancora investimenti significativi per raggiungere la fattibilità commerciale.

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In breve, l’ultimo rapporto dell’IPCC dovrebbe metterci in allarme tutti. Fornisce un’importante punto di partenza per i leader che si riuniranno alla Cop 26 a Glasgow nel mese di novembre. La sfida rappresentata dal clima non è responsabilità esclusiva di un gruppo di stakeholder, ma riguarda tutti noi: governi, finanza, aziende e individui. Mentre la consapevolezza del cambiamento climatico causato dall’uomo e l’accettazione della necessità di combatterlo è cresciuta immensamente negli ultimi cinque anni, la grande maggioranza dei Paesi e delle imprese ha finora raggiunto solo soluzioni indolori per compensare le emissioni: si tratta di modi relativamente economici e semplici per chiedere la riduzione o l’azzeramento delle emissioni nette. È chiaro che per evitare queste previsioni particolarmente nefaste, in futuro dovranno essere fatte scelte più radicali e, forse, più dolorose.

Le persone sono libere di apportare aggiustamenti ai loro stili di vita; tuttavia, la più grande differenza che un individuo può fare è di norma all’interno dei portafogli di investimento. I fondi a impatto perseguono una rigorosa disciplina nel combinare la performance finanziaria con i benefici ambientali e sociali, attraverso l l’identificazione di risolutori delle sfide del mondo. Sostenendo la scienza e l’innovazione incarnata da queste aziende, il movimento degli investimenti impact può continuare a catalizzare il cambiamento su larga scala. Alla luce del rapporto dell’IPCC, la motivazione dietro la scelta degli investitori di aumentare la loro allocazione verso i fondi impact è, quindi, più potente che mai.

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