La crescita dell’India ingrana la quinta

Team Azionario Asia-Pacifico di Robeco -

La traiettoria di crescita dell’India si sta spostando su un nuovo e più elevato piano, e questo probabilmente stimolerà gli investimenti in azioni indiane. Il PIL dell’India è cresciuto fino a 3,75 mila miliardi di dollari nel 2023, rispetto ai 2.000 miliardi di dollari del 2014, e il Paese è ora la quinta economia mondiale, superando il Regno Unito nel 2022. Secondo le proiezioni del FMI, nel 2024 l’India sarà la grande economia in più rapida crescita, con una previsione di crescita del PIL del 6,3% rispetto al 4,5%, all’1,4% e all’1,1% rispettivamente di Cina, Eurozona e Stati Uniti. Le riforme in corso, compresi i massicci investimenti nelle infrastrutture, dovrebbero aumentare la produttività totale dei fattori e la quota del settore manifatturiero nel PIL dell’India. Inoltre, l’India sta vivendo una rapida digitalizzazione che sta democratizzando il credito nell’economia offrendo a una quota maggiore della popolazione l’accesso ai servizi finanziari, liberando lo spirito imprenditoriale latente dell’India. Alla base di questi due fattori c’è il vantaggio demografico dell’India. Entro il 2030 il 77% degli oltre 1,5 miliardi di abitanti dell’India sarà costituito da Millennial e Generazione Z adulti in età lavorativa.

Demografia e digitalizzazione guidano la crescita dei consumi

Secondo uno studio congiunto del World Economic Forum e di Bain Consulting, il consumo interno in India, che oggi alimenta circa il 60% del PIL, dovrebbe quadruplicare entro il 2030[1]. Questa crescita dei consumi sarà sostenuta da una popolazione giovane (nel 2030 l’età media del Paese sarà di 31 anni) e in crescita, che si urbanizzerà rapidamente. Sarà inoltre trainata dall’aumento dei redditi delle famiglie, il che trasformerà l’India in un’economia guidata dalla classe media.

Morgan Stanley prevede che la classe media con un reddito annuo compreso tra i 10.000 e i 35.000 dollari raddoppierà, fino a comprendere quasi la metà della popolazione entro il 2031, offrendo per la prima volta a centinaia di milioni di persone un reddito disponibile significativo. Tra le principali economie emergenti, l’India è anche il Paese meno urbanizzato: solo il 35% circa della popolazione vive in città. A nostro avviso, l’urbanizzazione è un forte motore di crescita economica, investimenti robusti e consumi. L’urbanizzazione richiede ingenti investimenti in capitale fisso per la costruzione di alloggi e collegamenti di trasporto e questa tendenza è in atto con una forte crescita degli investimenti.

Secondo il governo indiano, dal 2014 sono stati costruiti 54.000 km di autostrade, tra cui progetti di alto profilo come la nuova superstrada Delhi-Mumbai (in fase di completamento). L’elettrificazione della vasta rete ferroviaria del Paese è ora al 90%, mentre sono in costruzione due “Corridoi dedicati per il trasporto merci”, lungo le coste occidentali e orientali, progettati per aumentare la velocità e ridurre i costi per gli utenti del trasporto ferroviario. Nel 2023 il governo ha stanziato 122,3 miliardi di dollari, pari al 3,3% del PIL, il doppio del livello medio del decennio precedente.

La rapida digitalizzazione sta democratizzando l’economia

Secondo il World Economic Forum, l’accesso a Internet sarà esteso a circa 1,1 miliardi di utenti e il 90% degli indiani di età superiore ai 15 anni sarà online entro il 2030. La penetrazione della telefonia mobile in India sta recuperando terreno rispetto alla Cina e agli Stati Uniti: i dati di GSMA Intelligence mostrano che all’inizio del 2022 c’erano 1,14 miliardi di connessioni cellulari in India, pari a circa il 70% della popolazione, ma non tutte includevano piani dati. Questo salto di qualità nella connettività sta spingendo la vendita al dettaglio online: il mercato indiano dell’e-commerce, secondo le stime, aumenterà da 150 a 170 miliardi di dollari entro il 2027. Ciò implica una crescita annua del 25%-30% e un raddoppio della penetrazione del mercato al 10% nei prossimi cinque anni, mentre la base di acquirenti online in India passerà da 400 a 450 milioni entro il 2027[2].

“Finanziarizzazione” in corso

L’emergere di un’economia giovane e digitale sta avendo un profondo impatto sul settore finanziario indiano e riteniamo che questo sia un altro sviluppo chiave con implicazioni macroeconomiche positive, che rappresenta anche un’opportunità di investimento a lungo termine. L’India ha tradizionalmente conservato una parte della ricchezza in forme fisiche come i lingotti d’oro, ma riteniamo che la maggiore disponibilità di prodotti di investimento retail Fintech aumenterà la percentuale di investimenti azionari.

Le start-up Fintech saranno probabilmente la chiave per servire questo mercato e costituiranno nuove fonti di credito. Il rapporto tra credito e PIL dell’India, pari al 57%, è circa la metà del livello medio dei paesi del G20, con un debito delle famiglie pari al 35% del PIL. Il FMI ha suggerito che l’aumento dei redditi e dei risparmi in India probabilmente deprimerà i tassi di interesse a lungo termine e amplificherà l’impatto di un più facile accesso al credito.

L’industria manifatturiera beneficia del friend-shoring e del programma Production-Linked Incentive (PLI)

Le crescenti tensioni geopolitiche degli ultimi anni e l’aumento dei livelli salariali in Cina hanno incoraggiato alcune aziende globali a diversificare le proprie catene di fornitura e a costruire impianti in patria o in altri Paesi ritenuti idonei. Ne hanno beneficiato Paesi come Messico, Corea del Sud, Giappone, Vietnam e India. L’esempio più eclatante è stato quello del gigante tecnologico Apple, che nel 2020 ha iniziato a produrre smartphone attraverso partner a contratto in India, incoraggiata dagli incentivi governativi. Attualmente l’azienda si rifornisce in India per il 7% dei propri smartphone e, secondo analisti e fonti governative indiane, è atteso un aumento[3]. La quota indiana delle esportazioni globali di merci è ancora bassa, stimata all’1,8% dall’OMC nel 2021 rispetto al 15,1% della Cina, quindi c’è un potenziale di crescita significativo. Il governo è intervenuto in aiuto con il Production-Linked Incentive (PLI), un’iniziativa politica volta a promuovere la produzione domestica in settori chiave ad alto valore, tra cui le energie rinnovabili, i prodotti farmaceutici, l’elettronica, la produzione di automobili, il tessile e le telecomunicazioni. L’iniziativa aiuta sia i produttori locali già affermati sia le multinazionali che cercano di stabilirsi in India.

Boom di start-up

Il settore tecnologico, che ha il suo polo nelle città meridionali di Bangalore e Hyderabad, ha generato una fiorente cultura delle start-up, con molti imprenditori tecnologici indiani che ora scelgono di basarsi in India, piuttosto che trasferirsi negli Stati Uniti. Secondo il governo indiano, a maggio 2023, l’India ospitava 108 unicorni per una valutazione totale di 341 miliardi di dollari[4]. Il boom delle start-up abbraccia praticamente tutti i settori, tra cui FinTech, EdTech, Ecommerce, Social Network, Food-Tech, Logistica e Supply Chain, Media e Entertainment, D2C Brands, SaaS e HealthTech.

Conclusioni

I fondamentali economici dell’India sono cambiati in meglio negli ultimi anni, ma riteniamo che l’impatto delle riforme, degli investimenti nelle infrastrutture e di una politica industriale attiva come il PLI sia stato appena percepito. I diversi driver della crescita economica indiana sono posizionati positivamente per il prossimo decennio e si stanno coalizzando per aumentare la traiettoria di crescita a lungo termine del Paese, a tutto vantaggio del mercato azionario indiano.