La Turchia aumenta i tassi di interesse più del previsto e punta all’inflazione

La Turchia aumenta il tasso di interesse al 25%. La mossa a sorpresa segnala un continuo allontanamento dalla politica precedente, incentrata sul mantenimento dei tassi di interesse bassi. Secondo alcuni commentatori la mossa è gradita agli investitori che ritengono che Ankara debba allontanarsi dalle politiche del passato. Negli ultimi anni la lira turca si è indebolita considerevolmente rispetto al dollaro e alle altre valute, a fronte delle difficoltà dell’economia turca. L’aumento di 7,5 punti percentuali segue un aumento al 17,5% dal 15% del mese scorso.

La maggior parte degli economisti si aspettava che giovedì la banca aumentasse il tasso ufficiale a non più del 20%. “Gli indicatori recenti indicano un continuo aumento della tendenza di fondo dell’inflazione”, ha affermato la banca centrale. “La stretta monetaria sarà ulteriormente rafforzata quanto necessario in modo tempestivo e graduale fino a quando non si otterrà un miglioramento significativo delle prospettive di inflazione”.

La lira turca ha guadagnato l’1,5% rispetto al dollaro dopo il chiaro segnale della banca di intensificare la lotta contro l’inflazione e i tentativi di sostenere la valuta in difficoltà. L’analista di Capital Economics Liam Peach ha affermato che l’aumento dei tassi è stato “molto più ampio del previsto” e “sarà molto utile per rassicurare gli investitori che il ritorno all’ortodossia politica è sulla buona strada”.

Molti economisti non erano d’accordo con la precedente politica monetaria del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, considerata non ortodossa. Tuttavia, Erdogan ha dato al suo governo indirizzi favorevoli al mercato dopo aver vinto le difficili elezioni di maggio, nel pieno di una delle crisi economiche più pesanti della Turchia. L’inflazione lo scorso ottobre aveva raggiunto il picco annuo dell’85% ed era in aumento.

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La decisione ha consentito alla lira di iniziare a deprezzarsi rispetto al dollaro nel tentativo di allentare la pressione sulle casse statali ormai esauste. Inoltre una serie di misure più tecniche volte a bilanciare l’economia e ripristinare la fiducia sia dei consumatori sia degli investitori stranieri dovrebbe rendere il compito della banca centrale più gestibile nell’immediato futuro.

Erdogan aveva spinto l’istituzione nominalmente indipendente a tagliare i costi di finanziamento basandosi sulla convinzione che gli alti tassi di interesse causano, piuttosto che curare, l’inflazione. Ma Erkan e il ministro delle Finanze Mehmet Simsek, ex vice primo ministro tornato al governo a giugno, negli ultimi due mesi avevano sostenuto un approccio più lento che cercasse di ripristinare la fiducia del mercato senza causare troppe sofferenze a breve termine.

La situazione sembrava cambiare quando il tasso di inflazione annuale di luglio è tornato al 47,8% grazie ai miliardi di dollari di spesa sociale che Erdogan ha distribuito durante la sua campagna elettorale. La banca centrale prevede che il tasso di inflazione annuale raggiunga il 60% tra aprile e giugno del prossimo anno. “Permane un ampio divario tra il tasso ufficiale e l’inflazione attuale e attesa”, ha avvertito il capo economista della banca ING Muhammet Mercan.

Alcuni analisti sospettavano che Erkan e Simsek temessero una reazione negativa da parte di Erdogan se avessero spinto troppo forte le loro riforme. Erdogan ha licenziato un banchiere centrale dopo quattro mesi dai suoi tentativi di aumentare i tassi di interesse tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. In precedenza ne aveva licenziati altri due per aver contestato il suo approccio.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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