La società del rischio (climatico). La felice intuizione del Ministro Musumeci

Marco Rosichini -

La società del rischio — di Marco Rosichini — 

Il sociologo Ulrick Beck, tra i massimi esponenti della sociologia contemporanea, richiamava nel lontano 1986 come la cifra fondante della società moderna fosse il rischio. Un rischio non tanto collegabile alle capacità dei singoli individui e delle imprese di concorrere sul mercato, bensì un rischio di natura sistemica derivante dal potenziale distruttivo delle catastrofi naturali.

Il cambiamento climatico

Nulla di più attuale: il cambiamento climatico rappresenta una seria minaccia per l’uomo, per la sua stessa condizione esistenziale, come tristemente si legge nelle cronache quotidiane. Alluvioni, innalzamento delle temperature e delle acque, terremoti; queste sono solo le manifestazioni istantanee di un fenomeno che, a livello globale, inciderà sulle generazioni future. Di qui l’importanza di mettere in sicurezza il territorio, specie in un contesto come quello italiano, fecondo di criticità derivanti dalla conformazione ricca di insidie ambientali.

Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

A tal proposito, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici individua, sulla base di tre differenti indici (Indice di Rischio Climatico; Indice Climatico Attuariale; Indice di Resilienza ai Disastri), cinque settori chiave esposti al rischio del cambiamento climatico:

  1. Rischio geo-idrologico: innalzamento delle temperature, fenomeni di precipitazione localizzati nello spazio e fattori antropici (consumo di suolo e impermeabilizzazione, occupazione delle aree fluviali) aggravano il rischio da dissesto geo-idrologico su tutto il territorio nazionale;
  2. Rischio per le risorse idriche: prolungati periodi di siccità e cambiamenti nel regime delle precipitazioni, specie nei mesi estivi e nelle zone semi-aride, presentano rischi per la qualità e per la disponibilità delle risorse idriche;
  3. Rischio per il settore agricolo: anche le produzioni animali e vegetali risentiranno dell’incremento delle temperature medie attraverso la variazione della durata della stagione di crescita, la precocità della manifestazione delle fasi fenologiche, il potenziale spostamento degli areali di coltivazione verso maggiori latitudini e quote in cui si possono creare migliori condizioni di crescita e sviluppo;
  4. Rischio incendi boschivi: i cambiamenti socioeconomici e quelli relativi all’uso del suolo derivanti dagli effetti climatici estremi aumenteranno il rischio di incendi, con impatti negativi su persone, beni ed ecosistemi;
  5. Rischio in città: le ondate di calore e i fenomeni di precipitazione intensa impatteranno notevolmente sulle aree urbanizzate, banalmente più esposte rispetto alle aree rurali, le cui conseguenze peggiori verranno pagate in termini di salute dalle fasce più fragili della popolazione (anziani, bambini e disabili).

Le misure della politica

Il Ministro Nello Musumeci, nel suo intervento all’Italy Discovery, convegno tenutosi recentemente presso Villa Cavenago di Trezzo D’Adda, allo scopo di valorizzare i territori minori italiani, quando dal tavolo dei relatori prende la parola, forse non intenzionalmente parte proprio da quello che sembrerebbe un richiamo al celebre sociologo tedesco, e dal conseguente assioma di fondo.

Intervistato poi ai nostri microfoni, (nella foto con l’organizzatrice del convegno, Loubna El Bhara), il Ministro della Protezione Civile, cui va riconosciuta una rara capacità di centrare il punto, ha affermato come “Un territorio sicuro è un territorio attrattivo e la sicurezza passa attraverso una seria campagna di prevenzione, perché un territorio è esposto a vari rischi e per poterli affrontare occorre essere preparati. Per essere preparati occorre seguire le norme preventive verso le quali in generale gli italiani non sono propensi. Il mio compito da Ministro per la protezione civile è quello di promuovere il valore e la cultura del rischio, una cultura dalla quale siamo ancora lontani nonostante le esperienze difficili che abbiamo dovuto registrare negli ultimi anni”.

La parola chiave è dunque prevenzione. Prevenzione che significa principalmente impedire la costruzione di edifici in zone altamente sismiche o, ad esempio, in prossimità di un vulcano, dinamiche di cui il Ministro Musumeci, a lungo amministratore provinciale e regionale della Sicilia, ha certamente una notevole esperienza pregressa.

La società del rischio. La minaccia idrogeologica

L’Italia convive con la minaccia idrogeologica e con la sofferenza idrica, nonostante non difetti delle condizioni naturali per mantenere l’equilibrio tra la domanda e la disponibilità idrica. La piovosità in Italia è abbondante: su scala nazionale registra 301 miliardi di m3 di pioggia in media, ma solo l’11% delle precipitazioni è captata.

La ricerca pubblicata pochi mesi fa da Proger SpA, realtà internazionale che offre il meglio dell’expertise italiano nell’ambito del management, dell’ingegneria e della sicurezza, torna quindi ad essere di grande attualità.

Infatti, il Rapporto Water Economy presentato il marzo scorso a Roma, presso il Palazzo del Senato, è il primo studio a fornire un quadro completo e dettagliato delle risorse idriche del Paese, esaminate in funzione del necessario adattamento al cambiamento climatico. Un quadro completo e dettagliato: quantità, prelievi, utilizzi, infrastrutture e fabbisogni. Un completo ed articolato spunto di riflessione sull’assoluta priorità della salvaguardia delle acque nelle scelte strategiche del Paese.
Qui il link al nostro articolo dettagliato sulla ricerca pubblicata da Proger SpA.

La prevenzione in Lombardia

Citiamo anche un altro passo interessante della breve intervista rilasciataci durante il convegno “Italy Discovery” da Federico Romani, presidente del Consiglio Regionale della Lombardia. Alla domanda “Gli invasi possono ridurre o addirittura eliminare i rischi di alluvione: è previsto anche da noi in Lombardia?” riferita proprio ai risultati della ricerca di Proger SpA e all’importanza della realizzazione di nuovi invasi per ridurre la minaccia idrogeologica e la sofferenza idrica, Federico Romani dichiara: “Sì certo, ad esempio sulla bacinizzazione del Po è prevista una serie di barriere che consentano l’attraversamento sia commerciale che lavorativo, turistico e di ogni tipo; che permetta di avere meno piene, i livelli di acque più gestibili come anche l’istituzione di filtraggio migliore per il drenaggio delle acque in caso di eventi calamitosi”.