En attendant Pivot: i tagli dei tassi prima o poi arriveranno

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Nella riunione della settimana scorsa la Federal Reserve non ha modificato il livello dei tassi dei fondi federali, rimasti nell’intervallo del 5,25-5,5%. La mossa era ampiamente attesa e non ha scalfito i mercati, l’appuntamento con il pivot della Federal Reserve è rimandato più avanti.

Nella conferenza stampa Powell ha attutito gli entusiasmi: ha riconosciuto che l’inflazione sta scendendo verso il fatidico 2%, ha esplicitamente ammesso l’ipotesi che nel prossimo futuro la politica monetaria viri all’allentamento, però è rimasto reticente sui tempi. Mentre Powell parlava, le probabilità di un taglio a marzo rimbalzavano al di sopra e al di sotto di 50, gli operatori scrutavano ogni parola cercando di decifrare tutte le sfumature del suo discorso la cui sostanza, in breve, è che la Fed ritiene sia troppo presto per tagliare.

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Questa volta gli esegeti non hanno avuto il tempo di mettere a punto le interpretazioni e rimodulare le aspettative, i dati sull’occupazione pubblicati venerdì hanno spazzato via la possibilità di un taglio dei tassi di interesse a marzo. I nuovi posti di lavoro creati in gennaio sono stati 353.000, quasi il doppio delle previsioni. Anche al netto della stagionalità, sono numeri che meritano attenzione, sono stati rivisti al rialzo anche i dati di dicembre e di novembre, la retribuzione oraria media è cresciuta di oltre il 4,5%.

La reazione dei mercati è stata immediata, il titolo a dieci anni è tornato sopra il 4%, la scadenza a due anni, più sensibile alle aspettative sui tassi, è salita oltre il 4,3%. Venerdì scorso lo S&P 500 ha messo a segno un incremento di oltre un punto percentuale, la delusione per il cambio di aspettative sui tassi è stata ampiamente compensata dai risultati delle società della tecnologia.

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Dodici mesi fa eravamo alle prese con una sorpresa simile. I posti di lavoro creati nel gennaio 2023 furono 517.000 contro un’attesa di 185.000. Fu un primo segnale di come la recessione più attesa della storia non fosse dietro l’angolo. Eppure, quel dato sorprendente non cambiò la narrazione dei mercati, nel corso dell’anno l’inflazione ha continuato a diminuire e a metà anno, in luglio, la Federal Reserve dispose l’ultimo aumento dei tassi portandoli al livello attuale.

Non sappiamo se andrà come lo scorso anno, sappiamo però che nei prossimi mesi il mercato del lavoro e l’inflazione salariale saranno ancora determinanti.

Rispetto al 2023, inoltre, sono aumentati i focolai di tensione: Powell, come Lagarde e Bailey, ha ricordato la possibilità di rialzi dell’inflazione causati dalle interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso o da possibili sorprese dal lato della politica.

I banchieri centrali si stanno muovendo con estrema circospezione, sembrano riluttanti a dichiarare finita la lotta contro l’inflazione ed è probabile che l’ultimo miglio prima di vedere i prezzi muoversi alla velocità di circa il 2% annuo potrebbe essere più faticoso e accidentato.

Se a favore di un allentamento della Fed gioca il ciclo elettorale, sull’altro piatto della bilancia c’è la questione della reputazione, gli errori del passato consigliano un atteggiamento di attesa, meglio aspettare che essere costretti a rivedere le proprie decisioni.

La parte piena del bicchiere sono gli utili societari che sembrano segnare il superamento della “recessione degli utili”. Il bel tempo nei listini riguarda principalmente la tecnologia ma gli altri settori, ancora indietro, sono favoriti dalle probabilità dell’atterraggio morbido, dal raffreddamento dell’inflazione e dalla prospettiva del cambio della politica monetaria.

A differenza del Godot di Beckett, i tagli dei tassi arriveranno ma l’imprevedibilità delle dinamiche dell’economia, dell’inflazione e delle azioni delle banche centrali suggerisce atteggiamenti sorvegliati.

Una strategia che attenua il rischio della direzionalità dei tassi è quella delle obbligazioni assicurative, i “Catastrophe Bond” (“Cat Bond”). La loro remunerazione non è agganciata al movimento dei tassi ma al rischio assicurativo, catastrofi ed eventi naturali estremi, che le compagnie di assicurazione o ri-assicurazione riversano sul mercato dei capitali. I Cat bond presentano bassa correlazione con la gran parte delle altre asset class, al momento hanno spread elevati rispetto agli standard storici e si ritiene che rimarranno elevati anche nel prossimo futuro.

Capita che anche nei mercati finanziari vada in scena il teatro dell’assurdo ma questa volta, nella nostra commedia, i tagli dei tassi arriveranno, è solo questione di tempo.