L’assenteismo degli Italiani alle urne è un fenomeno grave: occorrono proposte costruttive e un profondo rispetto per le istituzioni
— Trendiest Media Agenzia di stampa —
L’assenteismo è un fenomeno grave: speriamo che in Italia a destra e a sinistra (e soprattutto al centro) escano nuovi personaggi politici che possano motivare i cittadini, ormai delusi dalle polemiche elettorali.
Il fenomeno dell’assenteismo
L’assenteismo è effettivamente un fenomeno complesso, che riflette non solo la disillusione nei confronti della politica, ma anche la percezione di una scarsa efficacia delle istituzioni nel rispondere ai bisogni dei cittadini. La necessità di una nuova generazione di leader politici, capaci di ispirare fiducia e rinnovare il senso di partecipazione civica, è un tema cruciale per il futuro dell’Italia. Per motivare i cittadini e coinvolgerli attivamente, sarebbe importante vedere politiche innovative, trasparenza, e un maggiore focus sui problemi concreti del Paese. L’uscita da logiche di polemica costante e una maggiore collaborazione tra schieramenti politici potrebbero contribuire a ricostruire un dialogo positivo con la società civile.
Al di là delle idee politiche di ciascuno, o alle polemiche scatenate in passato su alcuni aspetti del loro operato, richiamare figure come Bettino Craxi, Enrico Berlinguer, Aldo Moro e Alcide De Gasperi è significativo: rappresentano leader che, pur con visioni politiche diverse, hanno lasciato un segno profondo nella storia d’Italia. Erano politici che sapevano interpretare le sfide del loro tempo e incarnare un ideale, stimolando un forte senso di appartenenza e partecipazione nei cittadini. Craxi, per esempio, ha cercato di modernizzare il Partito Socialista e di dare all’Italia un ruolo internazionale più incisivo. Berlinguer ha rappresentato l’etica e l’idealismo del comunismo italiano, puntando su concetti come la “questione morale”. Berlinguer era stato il primo a parlare di “compromesso storico” in un articolo su Rinascita nel 1973, dopo il colpo di Stato in Cile che aveva deposto il presidente socialista Salvador Allende: per questo maturava in lui la convinzione che, per evitare derive autoritarie, fosse necessario un accordo tra le principali forze democratiche italiane. Aldo Moro ha lavorato per costruire ponti tra fazioni opposte, condividendo con Berlinguer la sua strategia del compromesso storico: la Democrazia Cristiana, sebbene dominante, stava affrontando una crisi di legittimità dovuta a scandali e all’incapacità di gestire le crisi sociali. Del resto Berlinguer stava cercando una “via italiana al socialismo”, che differiva dal modello sovietico e poneva maggiore enfasi sulla democrazia e le libertà individuali. De Gasperi ha guidato la ricostruzione del dopoguerra con una visione europeista e moderata, stabilendo le basi della Repubblica democratica. De Gasperi, primo Presidente del Consiglio dei governi repubblicani dal 1945 al 1953, incarna una figura centrale nella transizione dell’Italia verso la democrazia e nella sua collocazione geopolitica.
Giovanni Malagodi è un altro esempio di statista che merita di essere ricordato. Leader del Partito Liberale Italiano (PLI) dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, rappresentava un punto di riferimento per il liberalismo in Italia, e difendeva con fermezza valori come la libertà individuale, il mercato, e il primato della responsabilità personale. Malagodi incarnava un’idea di politica fondata sul rigore intellettuale e sull’etica del servizio pubblico, con uno stile pacato, ma deciso. Anche se il PLI era un partito di dimensioni più ridotte rispetto ai grandi blocchi democristiani e comunisti, la sua visione era spesso incentrata su proposte costruttive e su un profondo rispetto per le istituzioni.
La capacità di dialogo
Questi statisti erano accomunati da una capacità di dialogo e da un profondo senso di responsabilità verso l’interesse nazionale. La politica italiana di oggi sembra mancare di figure con una visione così chiara e una dedizione comparabile al bene comune. Che cosa potrebbe ispirare la nascita di nuovi leader con simili caratteristiche? Più formazione politica? Un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni? Alla base c’è una speranza per una politica che torni a essere guidata da visioni ideali e strategiche, piuttosto che da tatticismi di breve termine o divisioni faziose.
Ci saranno oggi giovani politici o movimenti in grado di riprendere questa eredità e aggiornarla al contesto contemporaneo? In Italia, ci sono alcuni politici e figure emergenti che, per competenza o capacità di dialogo, vengono considerati promettenti, anche se nessuno ancora sembra aver raggiunto la statura degli statisti del passato. Un profilo completamente nuovo potrebbe essere ciò di cui l’Italia ha bisogno: una figura capace di rompere con le dinamiche di potere tradizionali e di incarnare una visione unificante e proiettata verso il futuro. Un leader del genere dovrebbe probabilmente possedere alcune caratteristiche fondamentali.
Competenza tecnica e visione strategica non solo esperienza politica, ma una preparazione approfondita su temi come economia, tecnologia, ambiente e geopolitica. Carisma e capacità comunicativa in grado di ispirare fiducia e mobilitare il consenso al di là delle barriere ideologiche. Empatia e autenticità: un approccio più umano, vicino alle persone, capace di ascoltare e di agire con pragmatismo. Trasparenza e integrità morale, qualità indispensabili per riaccendere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Mentalità internazionale in grado di dialogare con il mondo, valorizzando l’Italia nel contesto globale.
La società civile potrebbe essere un bacino interessante per trovare un profilo così: imprenditori, accademici, o attivisti con una visione innovativa. Oppure, si potrebbe guardare ai giovani amministratori locali che stanno lavorando bene lontano dai riflettori nazionali. Un giovane emergente potrebbe davvero portare una ventata di freschezza e innovazione, soprattutto se dotato di idee nuove e una visione concreta per il futuro del Paese.
Guardando al contesto italiano, ci sono alcune caratteristiche che potrebbero contraddistinguere questo tipo di leader ideale, la prima di esse è un approccio post-ideologico, capace di superare le contrapposizioni tradizionali. Ma forse, come pare più probabile, la figura ideale potrebbe essere qualcuno ancora distante dai palazzi della politica, magari un giovane imprenditore, accademico, o leader civico con visioni concrete per riformare il sistema. Un giovane emergente, appunto.
Che cosa direbbe Walter Tobagi, se fosse ancora vivo, dell’assenteismo degli Italiani alle urne?
Walter Tobagi, giornalista e intellettuale impegnato, mio compagno negli anni del liceo, con il quale era bello parlare di politica da ragazzi, un caro amico scomparso troppo presto sotto i colpi della Brigata XXVIII marzo (il gruppetto di Marco Barbone), avrebbe probabilmente offerto un’analisi lucida e articolata sull’assenteismo degli italiani alle urne, basandosi sulla sua profonda conoscenza del contesto politico e sociale italiano. Walter Tobagi era noto per il suo approccio critico ma equilibrato, e avrebbe cercato di interpretare il fenomeno andando oltre le spiegazioni superficiali. Riassumo alcune riflessioni che potrebbero nascere da un immaginario colloquio con lui, oggi.
Disaffezione verso la politica
Tobagi potrebbe attribuire l’astensionismo a una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni e della classe dirigente. Avrebbe sottolineato come, nel tempo, scandali, corruzione e promesse non mantenute abbiano alimentato un senso di distacco nei cittadini.
Crisi della partecipazione democratica
Probabilmente avrebbe messo in evidenza come l’astensione rifletta una crisi più profonda della democrazia rappresentativa, dove i cittadini non si sentono realmente rappresentati dai partiti tradizionali.
Ruolo dei media e della cultura politica
Essendo un giornalista, Tobagi avrebbe analizzato il ruolo dei media, interrogandosi su come il dibattito pubblico possa aver contribuito a polarizzare le opinioni o a svuotare di contenuto il confronto politico, allontanando ulteriormente gli elettori.
Responsabilità collettiva e individuale
Con il suo stile equilibrato, Tobagi avrebbe probabilmente invitato a una riflessione collettiva: l’astensione è una forma di protesta o di resa? Avrebbe sottolineato la necessità di ritrovare un senso di responsabilità civica, ricordando che l’esercizio del voto è un diritto ma anche un dovere.
La memoria storica
Infine, Tobagi avrebbe probabilmente richiamato alla memoria storica: l’importanza del voto come conquista democratica e come pilastro della partecipazione attiva nella società, esortando gli Italiani a non lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione.