Le crisi sociali e geopolitiche possono dare slancio alla sostenibilità

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Sempre più spesso, i rischi geopolitici e socioeconomici si intrecciano con i temi e i trend della sostenibilità, che vanno oltre i confini. Recentemente Olivia Albrecht, Global Head of ESG di TCW, ha avuto la possibilità di intervistare Tina Fordham, Geopolitical Strategist, fondatrice della società di advisory Fordham Global Foresight e già partner e Head of Global Political Strategy presso l’advisory firm londinese Avonhurst, la quale ha fornito numerosi spunti per inquadrare i trend del prossimo futuro e le conseguenze sulle scelte d’investimento

Il rischio “vox populi” e il disordinato rimbalzo post-pandemia

Il rischio vox populi ha posto maggiormente il focus sui leader, sui partiti, sui sistemi elettorali e sulla geopolitica. La governance e la politica sono diventate più faziose, in parte a causa dell’ascesa dei social media, che portano le persone che la pensano allo stesso modo a rimanere nelle proprie camere d’eco.

La pandemia di COVID-19, prima pandemia mondiale in 100 anni, ha spinto i governi e le Banche Centrali a iniettare un enorme sostegno fiscale e monetario nel sistema finanziario e nell’economia reale per evitare la catastrofe economica. Ciò potrebbe avere implicazioni sulle prospettive di investimento a lungo termine, in quanto è probabile che si traduca in un incremento della spesa pubblica, tasse più alte, maggiori deficit fiscali e forse un’inflazione più alta, potenzialmente controbilanciata da una minore disuguaglianza di reddito e una maggiore mobilità sociale.

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Per quanto la ripresa possa avanzare, un’altra battuta d’arresto a causa della pandemia potrebbe far precipitare tutto di nuovo, anche se non con la stessa gravità di prima.

Disordini sociali, cambiamento climatico e uguaglianza

All’indomani della crisi finanziaria globale, ci sono state proteste di massa e l’emergere di più partiti fuori dal mainstream rispetto al passato. Campagne recenti sui diritti civili sembrano godere di un sostegno pubblico relativamente più forte (come le vaste proteste durante il 2020). Altre aree da tenere d’occhio includono gli sforzi per migliorare il sistema sanitario pubblico americano all’indomani della crisi pandemica. La pandemia ha effettivamente evidenziato la combinazione di questioni di diritti civili e problemi di salute pubblica, poiché COVID-19 ha colpito diversi sottogruppi in modi notevolmente diversi, con la chiara evidenza che i gruppi più emarginati hanno sofferto in modo sproporzionato a causa del virus.

Alla luce delle grandi manifestazioni nei vari Paesi e degli impegni presi dai governi, la mitigazione del cambiamento climatico può essere un tema che può superare le differenze geopolitiche. Abbiamo visto un forte sostegno pubblico in gran parte del mondo e in ampie fasce dello spettro politico per combattere il cambiamento climatico. Le generazioni più giovani, i Millennial e la Gen Z sono particolarmente concentrati sull’azione per il clima. C’è motivo di essere fiduciosi per il futuro, dato che i politici di domani verranno da questi gruppi.

Ma l’azione per il clima richiede più dei cambiamenti legali e normativi: ha anche bisogno del sostegno finanziario e della creatività del settore privato. La mitigazione del cambiamento climatico va ben oltre le istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. In alcuni Paesi come gli Stati Uniti, il sostegno politico all’azione per il clima è tiepido e molto parziale, il che significa che il settore privato deve assolutamente guidarla, diventando una parte fondamentale della soluzione. Gli investitori devono concentrarsi su tutte le forme di rischio di uguaglianza (razziale, di genere, di reddito e regionale) perché sono fattori materiali che influenzano le decisioni di business e di investimento. Ma gli investitori non possono considerare solo la dimensione del rischio; devono anche considerare la resilienza delle nazioni e delle aziende che sono più inclusive e meno inclusive.

L’ascesa del capitalismo multi-stakeholder rappresenta un importante cambiamento nel modo di pensare delle aziende, che prima si concentravano solo sui profitti. Un punto debole per gli investitori che mirano a un processo decisionale più inclusivo e lungimirante è la limitatezza dei dati resi disponibili da Paesi e aziende che storicamente hanno preferito de-enfatizzare alcuni dei rischi e dei costi sociali delle loro attività. La comunità degli analisti deve esigere dati il più possibile completi e ponderati (la cornice della vox populi). L’evidenza suggerisce che i Paesi, le aziende e le comunità con il più alto livello di fiducia superano quelli che lottano con poca fiducia.

Guardando al futuro, i rischi geopolitici aumenteranno

Nell’ultimo decennio, gli investitori sono stati in un certo senso anestetizzati dalle politiche monetarie accomodanti delle banche centrali globali. I tassi d’interesse ai minimi storici degli ultimi anni hanno permesso agli investitori di minimizzare le conseguenze delle numerose crisi geopolitiche che sono emerse. In futuro, quando le principali Banche Centrali del mondo ritireranno il loro sostegno ai mercati, è probabile che si presterà maggiore attenzione alle tensioni geopolitiche. La crisi Russia-Ucraina può rappresentare il primo capitolo di questa nuova fase, e sarà importante vedere come le Banche Centrali navigheranno in questo nuovo scenario.

Inoltre, la guerra russo-ucraina evidenzia l’importanza critica dell’indipendenza energetica, soprattutto per i Paesi dell’Unione Europea. Questi Paesi sono diventati dipendenti dal petrolio e dal gas russo, e la Russia è stata in grado di utilizzare la dipendenza dell’UE dai suoi idrocarburi come un’arma efficace per contrastare una risposta ancora più forte alle sue azioni aggressive. Riteniamo che il conflitto Russia-Ucraina reiteri l’importanza dell’indipendenza energetica, e che aumenterà il ritmo della spinta dell’Unione Europea verso ulteriori investimenti nella propria infrastruttura energetica, compresa l’energia nucleare.

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